Nella geografia del Pd il giovane Matteo Orfini è collocato tra i giovani turchi. Sarà per il suo tratto somatico vagamente mediorientale o perché è un infedele che ha invaso i territori dell’impero dei maggiorenti del Pd. Il responsabile della cultura del Partito democratico, cresciuto alla scuola di D’Alema, è oggi uno dei più convinti sostenitori dell’anima di sinistra della politica riformista. Insieme a Fassina in questi giorni è entrato nel mirino dei liberal del Pd. E Orfini risponde con l’ironia sottile di chi fa politica da sempre.

Lo scontro nel Pd è sulle soluzioni economiche alla crisi?
C’è una parte del Pd che ritiene di utilizzare la fiducia al governo Monti come fosse un voto congressuale per cambiare la linea del partito e pensionare la leadership di Bersani. Follini ha detto che abbiamo fatto un congresso senza spendere i soldi. Ecco non è così. Intanto perché quello che dicono loro non è quello che dice Monti e di questo debbono farsene una ragione. Poi perché dicono cose che in tutto il mondo dicono solo loro e qualche ultraconservatore di destra. Ieri Obama ha fatto una violenta aggressione alla Bce e alla Merkel. Quando l’abbiamo fatta io e Fassina siamo stati accusati di essere dei trinariciuti. Oggi lo dice Obama, l’avevano detto persino Ratzinger e Bagnasco, l’aveva detto in diversi editoriali il New York Times: un certo impianto economico e politico era parte del problema e non la sua soluzione, perché assumere i vincoli di bilancio come unico obiettivo delle politiche economiche ci sta mandando in recessione: si cresce meno e non si abbatte il debito. La speculazione non la fermi così, c’è bisogno di una banca che faccia il prestatore di ultima istanza. Prima era eversivo dirlo, adesso lo dicono tutti gli economisti. Bisogna spiegarlo a Morando, a Veltroni, a Letta, a De Bortoli. Ma adesso a poco a poco aggiornando la bibliografia scopriranno delle cose affascinanti.

Stanno cercando di spostare la barra del Pd perché temono che quello spazio possa essere occupato dai centristi del Terzo Polo?
Questo ragionamento ha un senso quando uno guarda alla politica come a un Risiko. Ma questa crisi sta cambiando e cambierà ancora la società italiana.L’elettorato moderato oggi non chiede Ichino, ma tutele e protezione.Chiede sinistra,non lo spostamento a destra. Quando Bagnasco dice basta col predominio del capitale sul lavoro,o vogliamo iscrivere pure lui ai giovani turchi del Pd, oppure c’è qualcosa di più profondo. Perché è su questo terreno che si ricostruisce un patto sociale maggioritario nel Paese,non continuando a ridurre i diritti e comprimere i salari come asset competitivo del Paese.Guardi quello che ha fatto Passera con Termini Imerese: ha chiamato le parti e risolto il problema. Anche dolorosamente,ma facendo l’opposto di quello che gli veniva consigliato di fare da quelli lì, che hanno considerato Marchionne l’aedo della modernità.

Molti nel Pd ripetevano che il problema della Fiat fosse il lavoro, no?
Il fatto che si possa pensare che il problema della competitività della Fiat si risolva facendo fare 5 minuti di pausa in meno agli operai è ridicola. Era ridicolo che lo dicesse Marchionne, è ridicolo che qualcuno ci abbia creduto. Il problema è che bisognava fare quello che ha fatto un governo che
adesso esiste. Si chiamava la Fiat e si dice: bene,noi vogliamo che tu resti in Italia. Sappiamo che il mondo è complicato e le grandi multinazionali (e la Fiat lo è) vanno dove i governi ci mettono le politiche industriali e le risorse. Di cosa hai bisogno per rimanere qui? Però in cambio gli si dice: questa famosa Fabbrica Italia che prevedeva 20 miliardi di investimenti, dove è finita? Marchionne in un’intervista disse che considerava offensivo che qualcuno gli chiedesse di mostrare il suo piano industriale. Adesso forse considererà un po’ meno offensivo chiederglielo.

L’elettorato moderato chiede sinistra, dice. Di quali significati riempie questa parola?
Vuol dire sbloccare un Paese. Cioè garantire protezione tutela e diritti a chi non ne ha. Chi ha 40 anni ha una precarietà non tanto del contratto, ma dell’esistenza: non puoi fare un figlio, non puoi affittare casa, non ti danno un mutuo. Poi c’è bisogno di sbloccare un sistema in cui le rendite di posizione rendono insopportabilmente paralizzante tutto. Questo significa fare cose che dovrebbero piacere anche ai liberali: le liberalizzazioni delle professioni, aprire i mercati alla concorrenza.L’idea che il pubblico è sempre il problema e il privato la soluzione deve finire. Significa anche cambiare l’agenda delle priorità del Paese.E’ di sinistra dire che noi dobbiamo investire in sapere, ricerca e cultura. Perché si compete su quello e non sulla riduzione dei posti di lavoro.

Ma per la sinistra il punto nodale non erano innanzitutto l’ingiustizia sociale, le disuguaglianze?
E’ chiaro che per noi il punto da cui partire è la riduzione delle disuguaglianze. è il problema dell’Italia oggi, dell’Occidente. I redditi da lavoro sono cresciuti del 4% quelli da capitale del 44%.Basta questo dato per capire il senso di ingiustizia sociale che tiene insieme la rabbia che c’è oggi in tutto il mondo, che siano quelli che occupano Wall Street o quelli che si ribellano nel Mediterraneo o i nostri precari. O la politica dà una risposta a quello o non serviamo a nulla. Poi viene tutto il resto e lo fai cambiando profondamente il Paese. Ma serve anche un elemento di discontinuità politica. Intanto dei volti: non possiamo pensare di presentarci alla sfida del governo con la stessa squadra del ’96. Ma non per ragioni anagrafiche: Letta è coetaneo di Fassina. Ma perché non ci sarebbe discontinuità. Il punto è politico: dobbiamo scardinare il patto di sindacato tra i leader del centrosinistra.Se ci ripresentiamo con gli stessi perdiamo,perché non parlano più al complesso del Paese.

Se anche vincete non innovate nulla.
Su alcune cose perfino il governo Monti è più coraggioso di quello che avremmo fatto noi. Rossi Doria, il maestro di strada, noi non l’avremmo messo a fare il sottosegretario all’Istruzione. Perché saremmo entrati in un dibattito interno paralizzante.Quel patto di sindacato non consente per sua stessa natura coraggio e innovazione.Ma nemmeno azzerando tutto parli al Paese, perché alcuni sono grandissime personalità che hanno fatto bene. C’è bisogno di costruire qualcosa
in cui sia più visibile l’innovazione e il coraggio di chi è meno paralizzato dai patti con l’establishment. Che sono stati il tratto distintivo dei governi di centrosinistra.

Ma avete riflettuto sul fatto che per l’elettorato del Pd potrebbe essere difficile digerire i tecnici di Monti?
I sondaggi dicono di no. Io non sono innamorato dei sondaggi, però quelli più recenti parlano di un 80% di consensi dall’elettorato del Pd.

La vulgata dice che vi affidate a un governo tecnico per fare la macelleria sociale che non avreste il coraggio di fare…
Questo lo dice il Corriere della Sera, che per fortuna non è la vulgata del Paese.