«Buon Natale, Frau Angela». Il cartello indirizzato alla cancelliera tedesca è appeso sulla vetrina di un negozio di Lisbona, in crisi come la maggior parte della attività commerciali in Portogallo. Le feste non hanno portato la ripresa che ci si augurava: nessuno ha soldi da spendere in futilità, anche perché di tredicesima, per questo 2011, non ne arriverà molta. Il 28 novembre il governo ha tagliato sia il sussidio di Natale che quello di ferragosto ai dipendenti pubblici e ai pensionati, a meno che non si sia così poveri da non arrivare ai 600 euro al mese: sotto a quella cifra il salario resterà intatto, sopra subirà la mannaia (graduale fino ai 1.100 euro, poi totale) di Vítor Gaspar, ministro delle Finanze.
Da giugno, quando si è insediato l’esecutivo conservatore di Pedro Passos Coelho soppiantando il socialista José Sócrates, di misure drastiche ne sono state prese molte, persino più di quelle che imponeva la troika (Bce, Fmi e Ue), assicurano i media. Lo conferma anche João Proença, segretario generale del sindacato Ugt-P. «Il governo ha modificato il concetto stesso di relazioni tra le parti: qui non si contratta più, si impone e basta». Eppure il Portogallo non solo non è uscito dalla crisi, ma annuncia una pesantissima recessione anche per il 2012. Se al primo trimestre del 2011 – prima dunque della “cura” Coelho – il Pil era sceso dello 0,6, al terzo trimestre è sotto dell’1,6 per cento. L’Istituto nazionale di statistica (Ine) ha lanciato l’allarme il 9 dicembre. «Sarà sempre peggio», ha scritto nel suo periodico rapporto. E Coelho non ha smentito: «Prepariamoci a un ribasso del 3 per cento il prossimo anno». Il Paese resta sull’abisso, e le Borse stanno lì a testimoniarlo: -26,91 per cento nel 2011, nonostante l’ondata di privatizzazioni che avrebbe dovuto iniettare nuova linfa nell’economia di Lisbona. Invece niente. Così il Portogallo è all’asta, e i compratori si affollano intorno al cadavere caldo. Arrivano i cinesi, i brasiliani, arrivano gli ex colonizzati dell’Angola, che tra soldi veri e quelli da riciclare rapidamente si prendono la rivincita sull’antico “padrone”. Arrivano, ironia della sorte, anche i tedeschi della E.On e si comprano più del 20 per cento di Edp, la compagnia elettrica portoghese. La società di Dusseldorf è in crisi e annuncia 11mila licenziamenti a livello globale (6mila in Germania), ma l’occasione del mercato iberico è troppo conveniente per farsela sfuggire. Dei beni comuni non c’è nulla che sia stato risparmiato dalla furia liquidatrice del governo: energia, acqua, trasporti, tutto messo in vendita per fare cassa. A che pro, si chiedono gli 11 milioni di portoghesi, se poi non cambia nulla? L’Europa è in crisi, e poco alla volta lo scoprono i singoli Paesi, caduti come birilli al bowling delle Borse. Le contestazioni infiammano le strade delle capitali dell’Unione: Budapest, Atene, Dublino, Roma, Sofia, Parigi, Londra, Madrid, ovunque si contestano le misure imposte dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale. Anche a Lisbona. Il 24 novembre le rappresentanze dei lavoratori hanno dichiarato di nuovo lo sciopero generale, nel tentativo di esercitare una pressione sul governo in vista dell’approvazione, il 30 novembre, del Bilancio 2012. Una misura eccezionale per i sindacati, che dal ritorno della democrazia nel 1974 solo cinque volte avevano decretato l’astensione totale dal lavoro. Ma nonostante le centinaia di migliaia di persone in piazza hanno ottenuto ben poco: di significativo c’è stata solo la modifica alla riduzione delle tredicesime, mentre il governo ha conservato i tagli ai settori pubblico e privato, le privatizzazioni selvagge, l’aumento dell’età pensionabile, i minori stanziamenti per il welfare. Ci sono poi misure come l’aumento dell’Iva per la ristorazione, che passa dal 13 al 23 per cento, nonostante l’associazione di categoria abbia ipotizzato una perdita di 47mila posti di lavoro e la chiusura di 21mila locali pubblici. A questo si aggiunge la norma approvata il 7 dicembre, che prevede l’aumento di 30 minuti di lavoro al giorno per i privati. Come ha ironicamente spiegato in televisione Marcelo Rebelo de Sousa, ex leader del Psd, «ci sono due modi di tagliare il costo del lavoro: uno è ridurre lo stipendio, l’altro aumentare le ore a parità di salario». Coelho ha scelto la seconda strada, che apparentemente sembra fare meno male, ma dolore lo porta lo stesso. Sopratutto se si considera che la disoccupazione è ormai al 13,4 per cento, e tra i giovani supera il 30. «Il problema non è solo la mezz’ora in più, è la volontà di toccare la conquista delle 40 ore», aggiunge Proença. «Questa misura non servirà a molto, solo ad aumentare la disoccupazione e a togliere garanzie ai lavoratori. E a rendere tutti più poveri». Il potere di acquisto dei portoghesi, al di là delle statistiche, è diminuito nei fatti. Secondo la Sociedade interbancária de serviços (Sibs), nel periodo tra il 28 novembre e il 4 dicembre ci sono stati 18 milioni di euro in meno prelevati dai bancomat rispetto allo stesso periodo del 2010, anche se il numero di acquisti fatti con carta di credito è rimasto invariato. Dunque non si rinuncia a comprare, però si spendono cifre più modeste, compatibili con il bilancio familiare. Un bilancio che deve fare i conti anche con l’aumento dei prezzi degli affitti, che nel 2011 si è incrementato come non mai. Mentre il costo delle case in vendita scende per la mancanza di richiesta – le banche sono restie a concedere mutui senza adeguate garanzie, e di questi tempi pochi possono darle – quello delle locazioni cresce come diretta conseguenza. Non potendosi permettere una casa, la si affitta, dunque la domanda sale e trascina con sé il prezzo. Semplice quanto insostenibile, l’equazione ha messo sulla strada centinaia di famiglie, o le ha costrette a coabitazioni forzate, tra parenti o amici quando va bene, con inquilini occasionali quando non c’è più alcuna alternativa. Il governo tira dritto per la sua strada. Coelho l’ha detto nel suo discorso di investitura: «Gli accordi con Fmi, Banca centrale europea e Unione europea sono prioritari rispetto a qualsiasi altra esigenza ». Però nonostante il rigore l’obiettivo di ridurre il deficit al 5,9 per cento ha rischiato di sfuggirgli. L’Ine aveva calcolato un deficit al 7,7 per cento a novembre, così il governo ha trovato un accordo con 4 delle principali banche per trasferire i fondi pensione dei dipendenti degli istituti di credito alla Sicurezza sociale. «Non è normale, ma è una misura che contestiamo solo nel caso non vengano rispettate le garanzie per i lavoratori. Di per sé trasferire le pensioni allo Stato non implica perdita dei diritti. Però chiediamo trasparenza in una procedura che resta inusuale», dice Proença. Strategia forse scorretta, che però ha dato esiti migliori del previsto, con due miliardi di liquidità imprevista. L’allievo quindi si è comportato bene, ma la punizione dei mercati c’è stata lo stesso. Nello stesso giorno in cui Coelho presentava la sua manovra, le agenzie di rating declassavano un’altra volta il Portogallo, da BBB a BB+. Certo, Lisbona sta meglio di Atene, che ormai è a un rating di CC+ e non è riuscita ancora a rendersi “credibile” agli occhi della troika. Ma per avere i suoi 78 milioni di euro, Lisbona deve stringere ancora di molto la cinghia. Fino a quando? «Queste misure e le loro conseguenze», scrivono questa settimana 24 intellettuali in un appello pubblico, «sono il risultato di una politica che sta trascinando il Paese a una crescente dipendenza, aumentando le ingiustizie e le ineguaglianze, mettendo una ipoteca sulle nostre possibilità di sviluppo, strangolando il presente e compromettendo il futuro delle giovani generazioni ». L’appello, firmato tra gli altri da scrittori come Alice Veira o Manuel Gusmão, chiede che il Portogallo torni ad «affermarsi come nazione sovrana». Nel Paese che ha dato il nome al Trattato che istituisce la stessa Unione, non è una critica da poco. Del resto, il “canto” ufficiale della Ue è l’Inno alla gioia di Beethoven: quanto di più distante dal sentimento dei suoi cittadini, che di felicità ne vedranno ben poca nei prossimi anni.
2 commenti
Vincenzo Alias Il Contadino says:
dic 21, 2011
Per non ringraziare anche Napolitano?
Il mantello bucato del Quirinale,mentre il sudore di una vita infradicia il povero.
Non riesco a capire Napolitano, quando rilascia dichiarazione di negare la sospensione della Democrazia non facendoci votare,ma l’Art.1 della carta è parte integrante con la bandiera, lingua e confini. Ignorare che la crisi è mondiale tanto che gli States, guardiano del mondo intero ha dovuto a malincuore vedere fallire colossi bancari di cui nessuno sospettava, ma nello stesso tempo oggi è di moda la Svizzera, Montecarlo e magari San Marino favoriti nell’export di capitali?Negare vedere una certa ingenuità di tagliare le pensioni di Cipputi$Son e persino quelle avuto con Fondi Privati di cui 350.000 lavoratori hanno dovuto pagare milioni per mantenerlo a galla di cui Berlusconi ha dovuto chiuderlo sborsando 1500mld£: condannati quei cialtroni d’Amministratori? Come accettare una pensione Sociale da morto di fame e il taglio di salari e pensioni appena sopra le 1400€: ingenuità a ciucci e non dell’università Bocconi, alzare l’Iva e l’Irpef quando gli ordini delle imprese sono in caduta libera e crisi colpisce anche l’export del -3,2% solo ad ottobre? Che cosa dire che Fitch&Mody’s taglia il Rating a Unicredit e mette sotto sorveglianza negativa altre sette banche non pensare che lieviteranno i costi di produzione come pure la gabella Imu che penalizzerà gli affitti e vendita immobili? Due aspetti macabri del passato del mattone costruzioni a ruota libera ed ora mercati fermi?
http://vincenzoaliasilcontadino.ilcannocchiale.it/post/2710703.html
http://vincenzoaliasilcontadino.splinder.com/post/25804324/napolitano-il-governo-berlusconi-era-al-limite-italia-lunita
http://vincenzoaliasilcontadino.wordpress.com/2011/12/21/il-mantello-bucato-del-quirinalementre-il-sudore-di-una-vita-infradicia-il-povero-il-mantello-del-quirinale-il-sole-24-ore/
http://vincenzoaliasilcontadino.blogspot.com/2011/12/il-mantello-bucato-del-quirinalementre.html
Vincenzo Alias Il Contadino says:
dic 16, 2011
Napolitano “Sacrifici per tutti”Senti chi parla!
Caro Presidente con tutto il mio Marx rispetto, è Lei che non sa quali sono i sacrifici e quali dolori ha sopportato mio zio Michele con le schegge di bombe in quella gamba andata in cancrena, quando con mio nonno Nicola saltarono in aria a Caporetto, senza un ritorno di una pensione, poiché considerati anche fuggitivi! Sfido visto che la tenda da campo saltò in aria, come pure quella all’ospedale di Cormons ed in seguito bombardato il padiglione di Niguarda, mentre Lei nel fare Politica aderì al Guf, poi al Pci, peccato che Lei e il suo Pci era anti-Democratici per combatteva per la Libertà: bollati come “ Ribelli come contro-rivoluzionari ”solo per sostenere l’Urss contro i rivoluzionari Ungheresi ignorando i rischi che quei patrioti correvano di fronte ai carri armati o quando questi, avevano puntato alla testa degli Italiani ed Europei quei missili nucleari. Dunque, se oggi siamo a quasi nel baratro, ma non dobbiamo ringraziare Lei e Prodi e tutti quelli ignoranti Politici nell’accettare il Trattato di Maastricht ed un euro squilibrato sopravalutato a £1936,27, superiore al pil. Così abbiamo vissuto, altre tipi di guerra come gli “ Anni di Piombo ” periodo buio, ove mie amici furono, chi trucidati (Walter Tobagi), gambizzato (Mercanzin) a dispregio di alte autorità o quando “ Tangentopoli ” usava gli schiavetti a gogò e né Lei, né i suoi di ieri e di oggi alzarono un dito per un grande Statista l’On. Bettino Craxi che a differenza di terroristi assassini eletti o rimpatriati per curarsi, invece eravamo in full immersion del Giustizialismo che, Lei ancora non alzò un dito e, per questo che la Magistratura da Lei Presieduta, è diventata ” Casta Politicante Intoccabile ”, ove chi tocca alcuni interessi muore nella macchina gioiosa del fango, tanto da fare dimettere il Premier Berlusconi e non applicato l’Art. 1 per darci l’occasione di risponderle col voto, visto che, questo Paese, è Repubblica Parlamentare, altro dire “Per interessi dell’Italia verso l’Europa”. La verità è scritta col sangue sul cavalletto e su statuetta che, alla faccia Politica disastrosa dell’Aventino, il suo Partito che l’ha eletto, ha permesso di trovarci nudi senza Riforma di una Carta obsoleta, che richiede rinfresco e non certo l’Art.1, che Lei ci ha sottratto negandoci il voto, ove Democraticamente poteva chiederci “ Volete i sacrifici? ” Infine, non pensa che con l’elezione diretta delle alte cariche dello Stato, Lei “ George ” non sarebbe stato eletto e, noi trovarci in queste condizioni? http://vincenzoaliasilcontadino.wordpress.com/2011/12/16/napolitano-sacrifici-per-tuttisenti-chi-parla-necessari-sacrifici-anche-per-i-meno-abbienti-corriere-della-sera/
http://vincenzoaliasilcontadino.blogspot.com/2011/12/necessari-sacrifici-anche-per-i-meno.html
http://vincenzoaliasilcontadino.ilcannocchiale.it/post/2709118.html
http://www.splinder.com/myblog/edit/view/659606
http://www.corriere.it/politica/11_dicembre_16/napolitano-sacrifici-manovra_9d98ae2c-27c1-11e1-a7fa-64ae577a90ab.shtml?login=ok