La Primavera russa non è ancora cominciata ma tutti sono già in cerca di un posto al sole. Identikit dei leader dell’opposizione

Può ancora succedere di tutto. Il 18 gennaio in Russia scade il termine per presentarsi alle presidenziali, ma ancora non è chiaro chi sarà il candidato dell’opposizione. Sono tanti, infatti, quelli che vogliono sfidare Putin, anche se le possibilità di sconfiggerlo sono quasi nulle. Hanno provenienze diverse, professano ideologie opposte e sono spinti da motivazioni divergenti, ma dichiarano tutti di voler mandare via l’uomo forte del Cremlino. Solo che qualcuno mente.

Quelli che… contro Putin (ma non troppo)

Ci sono gli sfidanti tradizionali, quelli che si sono sempre presentati contro Putin e che lui ha sempre più o meno tollerato perché vestissero i panni di un’opposizione compiacente. Sono il comunista Zjuganov, il liberalnazionalista Zhirinovsky e il fantoccio Mironov. E poi ci sono le new entry che provengono direttamente dal campo putiniano, come Mikhail Prokhorov, il miliardario che ha annunciato la sua candidatura dopo le manifestazioni di dicembre. Fino a quest’estate era a capo di Giusta causa – un partito finto creato dal Cremlino – poi se ne è andato perché non si sentiva «gratificato» ed era entrato in rotta con Vladislav Surkov, il braccio destro di Putin. Oggi Surkov è stato silurato, quasi a voler contentare chi chiedeva un cambiamento. Ma contemporaneamente il Cremlino ha attuato un rimpasto dei vertici che mira a restringere la cerchia del potere tra i soli fedelissimi. Cadono in disgrazia i putiniani liberali, che cercano di approfittare delle proteste per rifarsi una verginità, e magari tornare più puliti all’ovile e dare una verniciata di rispettabilità al regime. Tra questi Alexey Kudrin, amico di Prokhorov («Lo vedrei bene come mio primo ministro», ha dichiarato il miliardario), che il 24 dicembre è salito sul palco a tuonare contro Putin. Eppure fino a settembre è stato il suo ministro delle Finanze, carica che conservava da 11 anni.

Quelli che… il liberalismo ci salverà (e gli Usa)

Kudrin e Prokhorov non sono i preferiti dei manifestanti. Secondo un sondaggo fatto tra chi protestava in piazza Balotnaia il 24 dicembre, il partito che riceve più preferenze (24 per cento) è Yabloko – una formazione liberale che non è stata autorizzata a presentarsi alle elezioni della Duma – mentre il nuovo partito fondato da Prokhorov riscuote solo l’8 per cento dei consensi. Il leader di Yabloko è Grigoriy Yavlinskiy, oppositore di lungo corso che si è già registrato per sfidare Putin alle presidenziali di marzo. Nel suo lungo curriculum non si registrano collusioni col Cremlino – è stato tra i sostenitori del libero mercato alla fine degli anni 80, critico delle privatizzazioni selvagge negli anni 90, alfiere del dissenso all’inizio di questo secolo. Ma fuori dall’habitat di piazza Balotnaia (secondo le stime più ottimiste i manifestanti erano circa 100mila) Yavlisnky non conta quasi nulla. Un po’ come il suo ex compagno di battaglie Boris Nemtsov, che ha partecipato alle manifestazioni come membro del direttivo di Parnas, la coalizione di partiti «per una Russia senza corruzione e illegalità». Nemtsov è uno degli interlocutori preferiti dagli americani (il suo partito si chiama Solidarnost e sventola bandiere arancioni, come quelle della rivoluzione ucraina) e pur di guadagnare alleati sembra disposto a vari compromessi: negli anni 90 ha deciso di mollare Yavlinsky per collaborare con Yeltsin e oggi lotta a fianco di Mikhail Kasyanov, anche lui dirigente di Parnas, già primo ministro con Putin e negli anni 90 ministro delle Finanze, incarico con cui si guadagnò il soprannome Misha 2 per cento (dalla percentuale che riscuoteva su ogni appalto truccato).

Quelli che… piacciono ai giovani (borghesi)

Il più famoso e corteggiato dei leader emergenti è l’avvocato Alexey Navalny, salito agli onori delle cronache per il suo blog di denuncia sulla corruzione del potere. Inspiegabilmente tollerato dalle forze di sicurezza del regime – che di solito non amano nessuna forma di libera espressione – il blog non è che l’ultima iniziativa politica di Navalny, che già nel 2000 era stato consigliere comunale a Mosca con Yabloko. Espulso dal partito per aver partecipato a un’iniziativa nazionalista (come osservatore, sostiene lui) il blogger ha poi intrapreso una carriera “alla Grillo” acquistando piccoli pacchetti azionari di tutte le grandi compagnie russe per intervenire nei consigli di amministrazione in nome della trasparenza. Tra i manifestanti del 24 dicembre, Navalny è la figura più popolare, col 36 per cento dei consensi. Ancora più “anti sistema” l’unica donna che ha conquistato il cuore dei manifestanti: si chiama Yevgenia Chirikova, ed è un’attivista per la difesa dell’ambiente. È diventata famosa guidando un movimento di protesta contro la costruzione di una strada che rischia di sventrare la foresta secolare di Khimki, vicino a Mosca. La Chirikova negli ultimi due anni ha subìto vari arresti e minacce e oggi è tra gli oratori più applauditi delle manifestazioni di protesta. Ma c’è chi sospetta anche di lei: la sua battaglia contro la strada nel bosco sarebbe diretta, secondo i suoi detrattori, a far approvare il progetto alternativo di un tunnel, che potrebbe essere costruito da una ditta di cui lei è socia.