ACAB è un’indagine sui fatti più sanguinosi e inquietanti degli ultimi anni, ma non vuole essere solo un film di denuncia sociale, ma anche una storia di uomini”. Stefano Sollima è consapevole che il suo primo lungometraggio farà discutere, attirandosi anche qualche critica. Del resto il titolo – acronimo di “All Cops Are Bastards” motto nato con gli Skinhead negli anni 70 – è diventato nel frattempo un richiamo alla guerriglia nelle strade come negli stadi. Ma d’altra parte è innegabile che questo film (prodotto da Cattleya con Rai Cinema) in uscita nelle sale il 27 gennaio metta al centro tensioni sociali che divorano l’Italia di oggi. Temi scottanti con cui Sollima, già regista di tutti gli episodi dell’innovativa serie televisiva Romanzo criminale , del resto aveva già cominciato ad affrontare. La scelta di raccontare con ACAB il mondo chiuso e, controverso di un reparto mobile, “guardato con distacco da tutto il resto della Polizia e con sospetto e diffidenza dai cittadini”dice il regista, è stata una sfida anche personale. “Sapevo che sarebbe stata un’operazione rischiosa ma valeva la pena. Quando ho iniziato a lavorarci mi sono avvicinato a questo mondo senza pregiudizi, andando oltre la semplice contrapposizione buoni contro cattivi perché mi sembrava più interessante cercare di capire prima tutti i punti di vista”. L’idea del film, con la sceneggiatura firmata da Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Leonardo Valenti, è liberamente ispirata al romanzo ACAB (Einaudi) del giornalista Carlo Bonini. E proprio con l’autore del libro, Sollima presenterà in anteprima il proprio lavoro alla Feltrinelli di Napoli il 25 gennaio. “Sono rimasto molto colpito dal testo – ammette il regista – proprio perché parlava dell’Italia contemporanea scegliendo quel punto di vista ‘sbagliato’ dei celerini”. Un mondo a parte, quello in cui vivono, nel film, Cobra (Piefrancesco Favino), Negro (Filippo Nigro) e Mazinga (Marco Giallini) i tre “celerini bastardi”. Sulla loro pelle hanno imparato a essere bersagli perché vivono immersi nella violenza in un mondo governato dall’odio che ha perso le regole che loro vogliono far rispettare anche con l’uso della forza Al loro reparto si aggrega una giovane recluta, Adriano (Domenico Diele) ed è la sua educazione all’applicazione anche violenta della legge che diventa la lente per raccontare il “reparto mobile”. Sullo sfondo i più sconcertanti episodi di aggressione accaduti in Italia negli ultimi anni, dal G8 di Genova, alla morte dell’Ispettore Filippo Raciti, fino a quella di Gabriele Sandri. “Abbiamo cercato di analizzare e raccontare l’odio di cui questi fatti sono la conseguenza” continua Sollima. Episodi che rendono ancora più incandescente la materia del film. “Gli eventi raccontati sono veri, i personaggi sono persone che ho incontrato in un anno e mezzo di ricerche e di interviste fatte proprio ai celerini” precisa Sollima. Sul set durante le prove degli scontri, racconta, “c’era il gruppo di manifestanti, quello dei celerini, degli ultras e stavano tutti in ordine sparso poi nelle pause, pur non conoscendosi tra loro, il celerino è rimasto con i celerini, lo stesso ha fatto il manifestante, questo per dire che senza pensarci, anche in una situazione come quella, ognuno si è aggregato ai propri’ simili’; ecco il mondo che ho tentato di esplorare mi pare funzioni un po’ così”. Insomnma ACAB “è un poliziesco”, conclude Sollima, “che tocca nervi scoperti senza dimenticare di mettere a fuoco quegli sprazzi di amicizia, di vicinanza umana, che si possono cogliere sullo sfondo, sconfortante di un’Italia sempre più attraversata dall’odio”.
left 44 - 11 novembre 2011