Benvenuti nella Grande Nazione di Piero “Brado” Pelù e Federico “Ghigo” Renzulli, quella che «si desta con una pietra in testa». Bentornati Litfiba, bentornato rock
Succede a volte che si perda la direzione. Succede pure che la nostra vita sia appesa allo spread. O di rimanere a secco di benzina perché l’ultimo litro lo abbiamo impegnato per pagare il mutuo del monolocale. Quindi cerchiamo un taxi, ma rischiamo il linciaggio. Il fegato chiede la secessione: non rimane che il cervello. E’ in questi momenti che ci si accorge di essere veramente incazzati. Fratelli e sorelle d’Italia, benvenuti nella Grande Nazione di Piero “Brado” Pelù e Federico “Ghigo” Renzulli, quella che «si desta con una pietra in testa». Bentornati Litfiba, bentornato rock.
Dieci anni di separazione alle spalle ormai archiviati, un tour che ha girato l’Italia e mezzo Vecchio continente (raccontato nel documentario Cervelli in fuga), il live di Stato Libero a “ratificare” la reunion tra Piero e Ghigo con due pezzi nuovi, Sole nero e Barcollo. E ora un intero album di inediti, il secondo capitolo di una trilogia, che «non fa sconti e non fa ostaggi». Un’autobiografia che si fa storia di un Paese: una Grande nazione – questo il titolo – consapevole di essere scivolata in basso, passata dalla Fiesta tosta («Soldi facili sesso droga e Gesù Cristo… oh mamma! Siamo più felici sull’orlo del disastro») ad una ben più “sobria”. Dieci tracce di rock potente e fuori dal coro, a cominciare da Squalo («dio degli abissi e delle liquidità»), ma che lascia spazio a ballate avvolgenti, come La mia valigia, secondo singolo in rotazione, il modo migliore per iniziare un nuovo viaggio.
Trent’anni di storia alle spalle e oltre un decennio di separazione (Pelù e Renzulli si sono divisi nel 1999), tuttavia in Grande Nazione emerge imponente il marchio di fabbrica Litfiba. Come avete ritrovato l’alchimia?
Piero: «Certe alchimie si scatenano in natura, a prescindere. Una volta che hai allentato le negatività, che hai rimesso in piedi quel campo positivo necessario per far venire bene certe canzoni, la reazione si è riproposta come 15, 20, 30 anni fa. Quindi il lavoro è venuto fuori in maniera spontanea, senza farsi troppe seghe mentali, ma solo con la voglia di fare un gran disco rock che ci soddisfacesse nei suoni e nei contenuti. Non vediamo l’ora di ripartire dal vivo per suonarlo».
Ghigo: «E’ stato facile, la cosa importante è che ci si chiarisse di tante incomprensioni. Ma questo era già successo due anni fa. Il resto è venuto da sé».
Questi anni di separazione sono serviti a qualcosa? I fun (e non fan…) ne avrebbero volentieri fatto a meno.
Ghigo: «Sicuramente sarebbe stato meglio non dividersi, ma in questi abbiamo fatto le nostre esperienze, accrescendo il nostro bagaglio musicale e culturale».
Piero: «Se questo disco piace è perché ci abbiamo messo dentro anche tutte le nostre esperienze di quando eravamo da soli. Non si può pensare che questo disco sarebbe potuto venire fuori 10 o 5 anni fa. Grande nazione è figlio di questo momento storico che è la somma di tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi 10 anni, compreso, soprattutto, l’ultimo periodo assieme».
Ghigo: «L’energia che c’è nel disco deriva dall’aver composto la maggior parte delle canzoni nelle pause dei tour dell’ultimo anno e mezzo. E, come dice Piero, la somma dei “bpm”, della velocità dei pezzi, è la più alta di tutta la nostra produzione».
Grande nazione esce nel momento in cui l’Italia più piccola di così svariate generazioni non l’avevano conosciuta: dunque, un auspicio, un desiderio o una presa per i fondelli?
Piero: «Tutte le cose assieme. Ci piacerebbe che l’Italia potesse competere con gli altri paesi europei, ma poiché esiste tuttora, e purtroppo non accenna a levarsi dai piedi, una classe politica (tema di Tutti buoni, ndr) così corrotta, così collusa con mafie, faccendieri e amministratori delegati, si potrà solo andare peggio. La grande nazione rischia di sgretolarsi per colpa di due o tre caste che manovrano in maniera assolutamente criminale il destino di un Paese intero di 60 milioni di cittadini che ci credono, che criticano anche, ma che non vengono ascoltati».
O che non riescono ad essere così incisivi.
Piero: «Si è persa l’incisività e la coesione degli anni 70, ma in questo purtroppo credo che abbia giocato un ruolo fondamentale l’illusione televisiva di tutti questi anni».
Ghigo: «L’Italia, come dici giustamente te, è ai minimi storici ed è un peccato perché è una grande nazione con una storia e una cultura che il mondo ci invidia».
Quindi, una trilogia dedicata a cosa, in particolare?
Piero: «Agli Stati. Dopo Stato libero, Grande nazione. Il prossimo non so cosa sarà, anche perché non riesco proprio a immaginare lo scenario in Italia fra due o tre anni. Potremmo essere finiti in una dittatura totale, potremmo aver venduto il culo e il nostro debito pubblico ai cinesi, immaginiamo con quali conseguenze».
Forse potrebbe essere dedicato agli altri stati, a quello che ci accade intorno, alle cosiddette “primavere”?
Piero: «Magari sì. Anche se poi ti rendi conto che le primavere stupende, che i cittadini coraggiosissimi di quei paesi ci hanno regalato, spesso pagando con il sangue, poi rischiano, come al solito, di finire nelle mani dei soliti, che se non sono gli amministratori delegati, sono i capi degli eserciti. Inquietante. Io ho invece davanti agli occhi i modelli delle democrazie europee del nord Europa: ecco, mi piacerebbe che il signor Monti guardasse a quei modelli e si dimenticasse di essere nel paese delle mafie, nel paese dei faccendieri e anche del Vaticano. Solo così l’Italia può farcela».
«Né dio, né padroni, né politici in tv», canti in Anarcoide.
Piero: «Più esplicito di così…».
A proposito di politici in tv… Il sindaco di Firenze, città dei Litfiba, non si risparmia. Mentre la città sembra in sofferenza. E’ recente l’episodio di pazzia xenofoba che ha colpito l’Italia intera. Episodi figli di scelte politiche sbagliate, di una certa cultura dominante?
Piero: «La cultura dominante può indirizzare i cittadini più fragili, per usare un eufemismo, a compiere dei gesti allucinanti. Esiste un nazismo strisciante o, come si è dimostrato a Firenze, già esplosivo e devastante. Bisogna che le classi politiche prendano in mano la situazione. I centri sociali di destra andranno monitorati in maniera molto più intelligente. Non si può continuare a fare finta che i problemi non esistano e che Firenze non sia razzista, come dice Renzi: sono fandonie, come quando Berlusconi diceva che in Italia andava tutto bene e non c’era la crisi. Io sono molto polemico con Renzi perché sono tante le cose che avrebbe potuto fare e non ha fatto e che difficilmente farà, anche in ambito culturale. E’ troppo impegnato a seguire i cantieri della Tav che non a capire le esigenze e le derive della città».