Desio di malaffare
di Rocco Vazzana ?php edit_post_link( __( 'Edit entry'), '• '); ?>
Attorno a Formigoni c’è un mare di indagati in odor di ’ndrangheta. Ma il governatore della Regione Lombardia al quarto mandato consecutivo è convinto che si tratti sempre di casi isolati. Una valanga di casi isolati. L’ultimo, in ordine di tempo, è Massimo Ponzoni, ex assessore regionale alla Prevenzione, fino a pochi giorni fa nell’ufficio di presidenza della Regione Lombardia, a stretto contatto col “Celeste”, in qualità di consigliere segretario. L’ex amministratore, arrestato su disposizione del gip di Monza Maria Rosaria Correra, è accusato di corruzione, concussione e bancarotta per il crac della società Il Pellicano. Ma è anche accostato ad alcune ’ndrine calabresi. È l’ennesimo uomo del Pdl a finire in guai giudiziari di questo tipo. «Il fatto che una “costola” dell’organizzazione criminale ’ndrangheta abbia veicolato voti su Ponzoni, per lo meno in relazione alle consultazioni elettorali regionali del 2005», scrive il gip nel provvedimento di custodia cautelare in carcere, «risulta, peraltro, riferito dallo steso interessato, il quale, a seguito dell’ottimo risultato conseguito nelle ultime elezioni regionali del marzo 2010, si compiaceva con tale Alessandro di aver fatto a meno, questa volta, dei voti provenienti da quel contesto». In precedenza, infatti, Ponzoni avrebbe usufruito del sostegno della famiglia calabrese Moscato, trapiantata a Desio negli anni 70, molto attiva nel settore edile. Più volte sotto la lente d’ingrandimento della magistratura, i Moscato hanno legami di parentela con la famiglia Iamonte, ’ndrina egemone a Melito Porto Salvo (Rc). Già nel 1994, i fratelli Natale, Quinto, Saverio e Annunziato Moscato finirono in un’inchiesta della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria: avrebbero riciclato il denaro sporco dello zio, il mammasantissima Natale Iamonte. Ma il processo si concluse con l’assoluzione per non aver commesso il fatto. I Moscato in Brianza non sono noti solo come imprenditori e presunti mafiosi, alcuni di loro possono vantare anche una discreta esperienza politica. Natale è stato per quasi vent’anni consigliere comunale a Desio, in quota Psi, ricoprendo anche l’incarico di assessore all’Urbanistica. Invece, Annunziato (arrestato nel 2010 nell’ambito dell’operazione Infinito) si è seduto sui banchi del consiglio di Cesano Maderno fino al 1990, sempre nelle fila del Garofano rosso. Forse per questo il suo curriculum è finito in un file ritrovato nel pc della sorella di Massimo Ponzoni. Secondo l’accusa, alcuni clan avrebbero finanziato le campagne elettorali dell’ex assessore amico di Formigoni con denaro che sarebbe finito sul conto corrente della nonna. Che Ponzoni fosse legato alle ’ndrine si vociferava da tempo. Il suo nome era già comparso nelle carte dell’operazione Infinito del 2010, condotta dalla procura di Milano. In un’intercettazione ambientale del 2009, Saverio Moscato parla di un politico importante da foraggiare: «Ci sono soldi anche per Ponzoni e pago io». Ma i politici, secondo il presunto ’ndranghetista, si accontentano di poco: «I politicanti vedi che sono scemi, si accontentano di diecimila di telefono. Io per Ponzoni l’ultima volta che è andato su ho speso diecimila euro di matite. Omaggio per quando si vota Ponzoni. Ponzoni è con Formigoni culo e camicia. Formigonimuove centinaia di milioni di euro. Vorrei partecipare all’Expo». Ma di tutta questa storia il governatore non ne avrebbe mai saputo niente.