Reggio Calabria potrebbe essere il primo capoluogo di provincia d’Italia sciolto per mafia. Il Viminale ha appena inviato in riva allo Stretto una Commissione d’accesso per verificare eventuali infiltrazioni all’interno dell’amministrazione calabrese: un prefetto, un ufficiale della Guardia di Finanza e un funzionario ministeriale. Sono loro che in tre mesi – prorogabili a sei – dovranno scavare tra le maglie e le carte di palazzo San Giorgio per accertare eventuali commistioni tra ’ndrangheta e politica. Secondo l’attuale sindaco, Demetrio Arena, si tratta di un semplice controllo da cui la città uscirà a testa alta. Per gli addetti ai lavori, invece, è solo il primo passo per sciogliere il Consiglio comunale. Sul banco degli imputati, si fa per dire, non ci sarebbe solo l’attuale giunta, in carica dal maggio del 2011. È probabile che i commissari inviati dal ministro Annamaria Cancellieri indagheranno anche sull’amministrazione degli anni precedenti, quelli in cui il primo cittadino era Giuseppe Scopelliti, attuale presidente della Regione Calabria. Perché il “modello Reggio” non è sorto dal nulla, è frutto di anni di applicazione e passione. Quella che Scopelliti ha profuso per la città dal 2002 al 2010.

Una relazione di fuoco. Il Viminale ha deciso di inviare la Commissione d’accesso dopo aver ricevuto, a fine dicembre, una relazione dal prefetto Luigi Varratta. Il documento segnalava tutte le inchieste giudiziarie che hanno investito la giunta negli ultimi tempi: un ex assessore all’Ambiente, attuale consigliere comunale, finito in manette con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa; l’attuale assessore ai Lavori pubblici Pasquale Morisani intercettato mentre analizzava con un boss le “intenzioni di voto” dei reggini; la vicenda della Multiservizi Spa, la società mista gestita per il 51 per cento dal Comune che secondo la Procura sarebbe stata in mano alla cosca Tegano. «La situazione è drammatica», dice Angela Napoli (Fli), membro della Commissione parlamentare antimafia che il 22 novembre aveva presentato un’interpellanza per chiedere l’invio dei commissari a Reggio. «Siamo arrivati a questo punto grazie all’insensibilità e alle coperture che fino a oggi hanno garantito l’incancrenirsi della situazione. Coperture politiche ma non solo». Per Angela Napoli, il precedente governo ha finto di non vedere cosa stava accadendo. Soprattutto l’allora ministro Maroni, che ha ignorato i campanelli d’allarme suonati da più parlamentari. «È inammissibile che Pasquale Morisani sia stato nominato assessore ai Lavori pubblici, nonostante le note vicende sul voto di scambio, senza che nessuno facesse niente». C’è voluto un governo tecnico per inviare degli ispettori. Ma secondo la deputata finiana, anche la Procura reggina avrebbe dovuto fare uno sforzo in più: «I magistrati sono stati molto bravi a colpire l’area militare delle cosche, ma hanno intaccato poco o nulla l’ambito delle collusioni». Ma da queste parti nessuno può permettersi il lusso di scaricare responsabilità, né la politica, né la società civile. Il dramma calabrese non risparmia nessuno. Le principali forze d’opposizione, a queste latitudini, sono commissariate dalle rispettive segreterie nazionali: Partito democratico, Italia dei valori e Sinistra e libertà. Perfino la sezione reggina di Confindustria è stata sciolta e commissariata. Per non parlare delle Aziende sanitarie locali sciolte per infiltrazione mafiosa o cattiva gestione. «Non dimentichiamo», prosegue Angela Napoli, «che neanche l’Università e le forze dell’ordine sono rimaste immuni dalle infiltrazioni mafiose. Non c’è istituzione che possa chiamarsi fuori».

Commissari su commissari. Quelli inviati dal ministro Cancellieri non sono gli unici commissari che rovistano nelle stante di Palazzo San Giorgio. Già il ministro Tremonti si era visto costretto a inviare degli ispettori per capire come si era creato un buco da almeno 170 milioni di euro nelle casse pubbliche. Perché a Reggio per troppo tempo si è scialacquato il denaro dei contribuenti tra consulenze stratosferiche per amici e compari, appalti senza bando e festini estivi sul lungomare. E in mezzo a questo turbinio di soldi che andavano e venivano senza dar conto a nessuno, c’è stata anche una vittima eccellente. Orsola Fallara, dirigente del settore Finanze e Tributi del Comune voluta da Scopelliti è morta ingerendo acido muriatico. Una fine atroce. Per gli investigatori è stato un suicidio, ma in città anche i bambini parlano di omicidio. Quella morte ha fatto troppo rumore e ha attirato troppe attenzioni. I commissari del Viminale non potranno non sbirciare anche tra i misteri legati a questo caso. E quanto a misteri Reggio non è seconda a nessuno. «Bisogna chiarire una volta per tutte», tuona Angela Napoli, «il ruolo dei servizi segreti deviati, molto attivi in questa città, come dimostrano alcune inchieste giudiziarie». Sembra un film ma non lo è. ’Ndrangheta, servizi deviati e logge coperte riempiono pagine di inchieste e ordinanze da decenni.

E nessuno è in grado di dire dove finisca l’una e comincino le altre. Adesso spetta ai commissari riuscire a capire se la criminalità organizzata sia in grado di infiltrarsi nell’amministrazione della cosa pubblica reggina. Se la risposta fosse affermativa il Comune verrà sciolto e commissariato fino alle prossime elezioni. A differenza della magistratura, gli ispettori ministeriali non saranno costretti a prendere una decisione basandosi su prove inconfutabili. Il loro parere non ha rilievo penale: per sciogliere un Comune bastano una serie di indizi importanti. «Non fa piacere neanche me l’idea di sedere tra i banchi di un consiglio commissariato», dice Demetrio Delfino, consigliere comunale eletto nelle liste di Rifondazione, «ma solo un intervento dall’esterno può fare chiarezza su questi anni. Spero che i commissari non si concentrino solo sull’attuale legislatura ma che vadano a scavare anche tra le carte della precedente amministrazione». Angela Napoli è fiduciosa: «La presenza dei commissari mi rassicura. Ma non mi sento serena come il sindaco Arena che si dice tranquillo per aver agito sempre all’insegna della legalità. La mia è una serenità diversa».