E’ con l’eleganza calibrata di un felino che l’attrice Valeria Solarino si sta conquistando una posizione di rilievo nell’attuale panorama cinematografico italiano dei giovani interpreti. Formatasi al Teatro Stabile di Torino, inizia da subito a lavorare nel cinema, costruendo con grande coscienza quello che voleva fare nella sua vita: ecco che iniziano a sfilare infatti una serie di personaggi femminili molto forti e pieni di contrasti, “Signorina Effe” di Wilma Labate, “Viola di mare” di Donatella Maiorca, passando per “Viaggio segreto” di Andò per finire di recente con Anita Garibaldi in una fiction televisiva su Rai Uno. Stessa grinta, stessa determinazione, nel portare avanti una serie di importanti ritratti femminili. Oggi, troviamo la Solarino impegnata con il teatro, da cui proviene come formazione, anche in questo caso alle prese con uno dei personaggi femminili più complessi del Novecento, “La signorina Giulia” di August Strindberg, dal 14 febbraio al Teatro Eliseo di Roma con la regia di Valter Malosti. Un crudo atto unico: nella notte di mezza estate si consuma la tragedia della contessina Giulia, seduttrice e poi vittima del servo di casa, Jean, in assenza del conte padre e sotto gli occhi della cuoca Cristina. Lo scardinamento degli schemi e degli apparati sociali scorre davanti agli occhi, così come il concetto di trasgressione e libertà, in un gioco di seduzione che risulta più simile ad uno scontro di istinti, dove maschile e femminile risultano quasi due mondi inconciliabili. Nel raccontare a left come sia riuscita ad approcciare un personaggio così difficile, Valeria rivela di essere affascinata da Giulia.“E’ come se ogni giorno”, racconta, “chiarissi dentro di me un po’ di più questo personaggio, a volte trovo degli aspetti che mi mettono in crisi, il giorno dopo trovo invece delle risposte, è un lavoro continuo. Lo scorso anno abbiamo messo su lo spettacolo e lo abbiamo portato in scena al Carignano di Torino e poi a Bari; quest’anno abbiamo deciso di portarlo in tournè perché richiesto da diversi teatri, e ora che posso sperimentare il piacere di farlo, perché l’ho esplorato di più”. In effetti lo stesso Strindberg nella prefazione parla di Giulia come di un personaggio che non ha carattere e che non deve essere interpretata con una caratteristica, cioè non deve essere “in un modo”. “La difficoltà principale, continua Valeria, “che ho incontrato nel fare Giulia, è conciliare tutti gli aspetti così contraddittori che il suo animo porta dentro, tutti insieme…E’ stato difficile capire i passaggi logici, tanto è vero che sto cercando di abbandonare una ricerca di razionalità. Ho smesso di chiedermi troppo il perché delle cose che fa, sto cercando semplicemente di seguirle come se fosse un flusso di pensieri che vengono esposti senza una traduzione logica, che è un po’ quello che avviene nella vita, no?“. Tuttavia i grandi classici hanno il potere di essere sempre contemporanei.”La parte forse più attuale e vicina a noi è questo continuo interrogarsi su quello che lei è, su cosa desidera, sulle sue paure più nascoste”, spiega l’attrice. “Se allora faceva scandalo il fatto che due classi sociali così distanti si unissero, oggi forse può colpire il fatto di parlare così liberamente, da parte del mio personaggio, dei propri desideri, delle proprie paure. E’ molto forte in lei anche il non volersi conformare alle regole, la prima regola che infrange è quella di non seguire suo padre a palazzo durante la festa di mezza estate ma di rimanere a casa con i servi…da lì Giulia non tornerà più indietro”. Nel delineare questa affannosa e non ancora chiara ricerca di identità, la versione di Malosti fa un uso molto particolare della musica e del ritmo, altro elemento che Valeria inserisce nel suo racconto appassionato. “Malosti sceglie ultimamente dei testi dove la musica possa avere un ampio spazio. Ed in effetti ci sono diversi suggerimenti di Strindberg stesso, ad esempio sul mio monologo finale, in cui le indicazioni del drammaturgo sono simili a quelle che si possono leggere su una partitura musicale, adagio, presto, lento…Il lavoro che Malosti ha fatto sul testo è stato quello di tradurlo con una madrelingua svedese e poi riscriverlo proprio tenendo presente questa musicalità della lingua, e difatti la musica entra come se fosse un’altra voce. Lo spettatore ne è avvolto in maniera quasi cinematografica, il tutto grazie anche all’uso sapiente delle luci. Si parla dell’animo delle persone”, ribadisce Valeria,”per questo c’è bisogno di entrare un po’ più da vicino.” A proposito di cinema, ultimamente la Solarino ha prestato il proprio volto nel cortometraggio dal titolo “ Una commedia italiana che non fa ridere”, insieme a molti altri colleghi come Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Claudio Santamaria, una combattiva Franca Valeri. Lo scopo è quello di far luce sulle attuali normative in merito alla amministrazione dei diritti degli interpreti. Valeria racconta di far parte, assieme agli altri attori del corto e non solo, dell’Associazione Artisti 7606, nata proprio in seguito alla liquidazione dell’IMAIE (l’istituto nato per tutelare i diritti degli artisti). “ La cosa più importante di questa associazione è l’aver aver preso consapevolezza di essere un gruppo, una categoria lavorativa”, afferma. ” E’ molto difficile in questo ambiente sentirsi parte di qualcosa, facciamo un lavoro dove spesso siamo in competizione, per un ruolo, una parte; in questo momento così buio per la cultura ci siamo ritrovati insieme anche per discutere dei nostri diritti, delle tutele che hanno gli attori negli altri paesi e noi no.” Bella, intelligente e impegnata, Valeria Solarino.
