Forse è ora di scrivere il sequel del best seller di successo dei bravissimi Rizzo e Stella. L’anticasta potrebbe essere il titolo, raccontando l’impero costruito sugli attacchi indiscriminati alla politica. Tanto che a leggere molti giornali di estrazione opposta non si fa più alcuna differenza: né di stile, né di contenuti, né di ideologia. Come sentire identici opinionisti almanaccare sulla inutilità della politica. Già, la politica, quella cosa alla quale un tempo persone di ogni età ed estrazione sociale dedicavano tempo, risorse, passioni. Preistoria. La classe dirigente di questo Paese ha ridotto il ruolo chiave della politica nella società a un misto di corruzione e malaffare. La vicenda del (per fortuna ormai ex) tesoriere della Margherita Lusi, l’ultima della serie, che ha usato per conto suo 13 milioni di euro sottraendoli al suo partito porta legna da ardere all’antipolitica. E a ragione. Non solo è incredibile la vicenda in sé, ma desta stupore che un partito disciolto nel 2008 continui a prendere soldi pubblici fino ad arrivare alla somma stratosferica di 120 milioni tra il 2007 e il 2011. Ma i soldi servono alla politica? è giusto che i partiti siano finanziati dal pubblico? A costo di andare contromano noi pensiamo di sì. Perché altrimenti le campagne elettorali può farle solo chi è ricco di famiglia, o è finanziato da lobby potenti che dopo l’elezione presentano il conto. E l’eletto non risponde più ai cittadini che lo hanno votato, ma a loro. Il problema non è che la politica sia finanziata con i soldi di tutti, ma è come i partiti usano quei soldi, la trasparenza delle loro azioni, il rendiconto dettagliato di ogni euro per il quale ricevono rimborsi elettorali. Oggi funziona esattamente al contrario: un euro per ogni voto ricevuto alle elezioni, anche se quei soldi non sono stati spesi. è un problema di regole, di trasparenza e di conseguenti sanzioni come spiega l’ex magistrato di Mani Pulite Piercamillo Davigo nell’intervista che troverete nelle pagine che seguono. Perché la politica, la buona politica è importante ed essenziale per la vita democratica di un Paese, come scrive Matteo Orfini. Per affermare il principio di uguaglianza, non solo di equità (parola ormai abusata). Proprio noi che ci crediamo ancora chiediamo a gran voce le regole e i vincoli di trasparenza ai partiti che non sono associazioni “profit”, ma la forma di rappresentanza che dopo il fascismo si è data la nostra democrazia. Perché «i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Per chi lo avesse dimenticato è l’art. 49 della nostra Costituzione. Quella Costituzione che i campioni dell’antipolitica citano spesso a vanvera.
left 44 - 11 novembre 2011