Negli Usa le campagne elettorali le pagano i cittadini, con microdonazioni o somme ingenti. Obama nel2008 havinto con il foundrasing on line, ma stavolta potrebbe non bastargli
Le presidenziali Usa nel 2012 potrebbero costare oltre un miliardo di euro, superando così ogni record. La cifra basta a dare un idea dei costi necessari per gareggiare e vincere nel sistema elettorale più dispendioso del mondo. Pubblicità televisive, social network, sofisticati media, marketing, retail politics (rapporto diretto con gli elettori), viaggi: farsi eleggere oltreoceano diventa sempre più costoso. A sovraintendere i finanziamenti hard money, cioè quelli rivolti direttamente ai candidati è la Federal election commission (Fec), creata nel 1975. La Fec verifica ogni singolo finanziamento e tiene un registro pubblico dei versamenti sia ai candidati che alle Political action commitee (Pac), associazioni responsabili di promuovere un candidato politico. Queste cifre vengono pubblicate online, accessibili a tutti, sul sito della Fec. I partiti ricevono invece soft money, contributi diretti ai esclusivamente ai partiti, che li impiegano per convention, spese organizzative, registrare elettori e campagne per limitare l’astensione al voto. Anche questi sono meticolosamente rendicontati. L’analisi effettuata da left sui finanziamenti hard ai candidati del 2008 e 2012 conferma una realtà nota. La fonte primaria di finanziamento sono gli individui, i singoli cittadini. Seguono a distanza le Pac, che gestiscono circa il 30 per cento della fetta. Fino a pochi anni fa corporations e sindacati non potevano fare donazioni. Singoli imprenditori o singoli sindacalisti potevano però effettuarne a titolo personale, restando sotto un certo limite stabilito da un’apposita commissione. Dallo scorso 21 gennaio 2010, tuttavia, con la decisione della Corte suprema “Citizen United vs. Fec” è stato eliminato il tetto alle donazioni e tolto il divieto di finanziamenti verso i Political action commitee, ribattezzati Super Pac. I Super Pac possono «raccogliere e spendere cifre illimitate in pubblicità ed altre azioni a vantaggio di un candidato o contro un avversario». Se fino agli anni Novanta il 5 per cento più ricco della popolazione contribuiva a oltre il 90 per cento delle donazioni personali, con l’avvento delle microdonazioni legate ai social media e con il marketing online introdotto da Obama, è tornato un maggiore equilibrio tra sottoscrizioni della classe media e quelle di ricchi e corporations.. Il sito www.donate.barackobama. com spiega in una mail che «chiediamo di donare 3 dollari perché crediamo che le persone debbano essere artefici del processo politico. Non come l’avversario (Romney, nda) che svende il proprio partito agli interessi particolari delle corporazioni». Al 6 febbraio, secondo un nostro studio, 60.972 cittadini hanno donato al Two terms fund un totale di 2.440.880 dollari, per una media di 40,15 dollari a donazione. Romney ha ricevuto almeno una decina di donazioni da oltre 500mila dollari. Obama al momento ha 98.3 milioni di dollari cash-on- and, ma i Super Pac di Obama (come Priorities Usa) faranno fatica a competere con il mostruoso American Crossroads dove la faranno da padrone Big Oil e Wall street. Entrate previste? Oltre 400 milioni. Uno dei Pac di Romney, Restore Our Future, ha in tasca più soldi del candidato
stesso: ben 23,6 milioni di dollari rispetto ai 20 milioni
di contanti che possiede Mitt.
left ha inoltre verificato se gli stranieri possano
fare donazioni ai candidati. Secondo il sito della
Fec i cittadini non americani non potrebbero
contribuire. Ma un cittadino italiano è riuscita a
donare una piccola somma sul sito sia di Romney
che di Obama. Segno