Lo chiamano l’abbraccio mortale di Scalfari. Fu così con Mario Segni (ve lo ricordate?), fu così con Occhetto (ve lo ricordate?), fu così perfino con Prodi (ce lo ricordiamo) e con Franceschini. Ogni volta che il fondatore di Repubblica faceva proprio un baluardo politico, le cose non si mettevano bene per l’interessato. Il quotidiano diretto dal formidabile direttore attivava una campagna stampa di sostegno che sistematicamente si concludeva con la sconfitta della coalizione. E non si tratta di jella, quella è una sciocchezza malevola. Ma di indicazioni che in genere hanno sortito l’effetto contrario. Quella che i filosofi chiamavano “eterogenesi dei fini” («conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali»). Devono stare tranquilli quindi i dirigenti del Pd, della componente che proviene dai Democratici di sinistra. Cioè quella maggioritaria. Hanno Scalfari contro, quindi hanno buone possibilità di vittoria. L’ultima intemerata del giornalista è rivolta contro chi nel Pd vorrebbe trasformarlo «in un partito socialdemocratico sullo schema del partito socialista europeo». Una cosa impensabile per Scalfari, tanto da sollecitare una risposta del segretario Bersani (che, vale la pena ricordarlo, viene dal Pci- Pds-Ds e forse con l’idea socialdemocratica qualcosa ha ancora a che fare). E il segretario ha risposto: non siamo in cerca di un Dna. Ma il fondatore di Repubblica (il giornale-partito che cerca di condizionare le scelte del centrosinistra, possibilmente in chiave anti Bersani) ce l’ha soprattutto con quella componente più battagliera dentro il Pd che sta emergendo attraverso giovani dirigenti che hanno un’idea assai poco conservatrice del centrosinistra: Andrea Orlando, Stefano Fassina, Matteo Orfini, Stefano Di Traglia. I TQ, i trenta-quarantenni ribattezzati “giovani turchi”, in ricordo del gruppo di (allora) giovani sardi che negli anni Cinquanta voleva cambiare il loro partito, la Dc. Anche questi giovani dirigenti oggi chiedono un rinnovamento del centrosinistra, una chiarezza nelle scelte e un’identità forte nella quale gli elettori possano identificarsi. La paura di Scalfari è che così si consegni un pezzo di elettorato all’Udc, fingendo indifferenza per la componente a sinistra del Pd (Vendola) che ha una forza politica molto più consistente di Casini. Anche numericamente. Forse raccogliere dentro un partito idee affini (come lo sono quelle dei cattolici di sinistra e dei progressisti) può apparire bizzarro a chi da tempo chiede alla sinistra il suicidio politico o l’estinzione. Però deve farsene una ragione: l’esperienza delle primarie insegna che nel Paese c’è molta attesa per le nuove idee della sinistra. Spazio allora a chi le tira fuori.
ps. Oggi left compie sei anni. E nel nostro Dna c’è, sin dalla nascita, il preciso obiettivo di raccogliere, dare spazio e offrire nuove idee alla Sinistra. Continueremo a farlo. Perché “sono le idee che cambiano il mondo”.