Il puzzle delle Procure italiane si sta lentamente componendo. Tessera dopo tessera, mediazione dopo mediazione, i posti vacanti vengono assegnati o lo saranno presto. A Roma, a Napoli e in Direzione nazionale antimafia. Pezzi di un tetris che devono necessariamente incastrarsi in fretta, senza fare troppa confusione.
Da Reggio a Roma Giuseppe Pignatone, capo della procura di Reggio Calabria, è stato indicato all’unanimità dalla V commissione del Consiglio superiore della magistratura per dirigere gli uffici giudiziari della Capitale. Prenderà il posto di Giancarlo Capaldo, designato reggente dopo la nomina di Giovanni Ferrara a sottosegretario del governo Monti. Pignatone ha sbaragliato ogni concorrenza grazie al buon lavoro svolto fino ad oggi in riva allo Stretto. È riuscito a compattare le correnti interne alla magistratura facendo convergere sul suo nome tutte le componenti del sindacato togato, l’Anm. Dunque Pignatone, che sul curriculum può scrivere di aver arrestato Provenzano, lascia Reggio Calabria dopo quattro anni di servizio. Anni in cui è stato in grado di far accendere i riflettori mediatici sulla punta dello Stivale. La ’ndrangheta, fino a poco tempo fa considerata sorella minore di Cosa nostra, è ormai da tutti riconosciuta come l’organizzazione criminale più potente e pericolosa d’Italia e probabilmented’Europa. Durante il suo governo, il nuovo capo della procura di Roma ha inferto colpi molto duri all’ala militare della mafia calabrese, avvalendosi anche della collaborazione del sostituto procuratore di Milano, Ilda Boccassini. Ma per uno che va, bisogna trovare uno che viene. Il congedo di Pignatone apre i giochi per la sua successione. Bisogna capire a chi andrà la reggenza degli uffici reggini, in attesa che il Csm nomini il successore ufficiale. Di diritto, l’incarico di transizione spetterebbe all’aggiunto Ottavio Sferlazza, ma non sono esclusi colpi di scena. Ma chi presenterà domanda per guidare la procura di Reggio Calabria? Tra i più titolati c’è Nicola Gratteri, una vita spesa alla ricerca di latitanti e alla lotta al narcotraffico. Molto autorevole ma senza grossi sponsor, dovrà battere la concorrenza di molti altri aspiranti. Primo fra tutti l’aggiunto Michele Prestipino, considerato molto vicino a Pignatone visto che ne segue le orme fin dai tempi di Palermo. Sarebbe una soluzione nel segno della continuità, anche se non è escluso che Prestipino presenti domanda alla procura de L’Aquila o che segua proprio Pignatone a Roma, visto che dopo la scomparsa di Pietro Saviotti si è liberato un posto da aggiunto. E al ruolo di guida dei pm di Reggio Calabria potrebbe essere interessato anche Roberto Pennisi, attuale sostituto presso la Direzione nazionale antimafia, tra i titolari negli anni Novanta del maxiprocesso Olimpia che portò alla sbarra i vertici della ’ndrangheta. Ovviamente, come sempre in questi casi, non sono esclusi possibili outsider che all’ultimo momento potrebbero far saltare gli schemi.
La partita napoletana La nomina di Giuseppe Pignatone non apre le danze per la successione solo a Reggio Calabria. Anche Napoli è strettamente collegata al destino del nuovo capo della procura di Roma. Perché fino all’ultimo istante, per evitare spiacevoli sorprese, Pignatone non aveva ritirato la propria candidatura agli uffici partenopei. Ma adesso, con Pignatone nella Capitale, la corsa per prendere il posto di Giandomenico Lepore sembra essersi ridotta a tre concorrenti (inizialmente erano 22). Una gara dalla quale sarebbe escluso in partenza Sandro Pennasilico, reggente della Procura dal dicembre scorso. Mentre scriviamo, in pole position per lo scranno più alto della magistratura inquirente napoletana c’è Paolo Mancuso, attuale procuratore di Nola. Togato dalla lunga carriera anticamorra, Mancuso ha solo una macchia sul suo curriculum: nel 2005 finì nel mezzo di una vicenda rognosa. La procura di Roma aprì un procedimento penale nei suoi confronti per aver partecipato a una battuta di caccia in Albania insieme ad alcuni indagati per associazione mafiosa. Nonostante quel procedimento sia stato archiviato e il Csm non abbia ritenuto di adottare alcun provvedimento disciplinare, l’episodio potrebbe comunque gettare qualche ombra sul operato. E non è l’unico ostacolo che Mancuso dovrà aggirare. Da sempre considerato un magistrato di sinistra, l’attuale procuratore di Nola dovrà convincere i membri del Pdl al Csm della sua obiettività. Anche perché su Napoli pende una patata bollente che potrebbe stare molto a cuore al partito di Berlusconi: l’inchiesta su Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore regionale del Pdl, considerato referente politico dei Casalesi. La partita è dunque ancora aperta ad altri due giocatori: Corrado Lembo, di Magistratura indipendente, e Giovanni Colangelo, candidato ufficiale di Unicost. Il primo guida la procura di Santa Maria Capua Vetere (Ce), il secondo è procuratore capo a Potenza. Nelle prossime ore il Csm dovrebbe valutare i profili dei pretendenti. Pare che le diplomazie correntizie siano al lavoro per evitare la triplice candidatura. Anche se, a differenza di Roma, al Sud la mediazione sembra più complicata.
Lottizzazioni in Dna Diplomazie al lavoro che, nel caso della Direzione nazionale antimafia, hanno messo in mostra tutte le armi dell’arte della contrattazione. Un lavoro raffinato che ha consentito l’assegnazione di quattro posti da sostituto procuratore in Dna, tutti in una volta. Erano vacanti da almeno due anni perché risultava difficile mettere d’accordo tutte le correnti e bilanciare il peso di ogni candidato. Il 9 febbraio la situazione si è sbloccata. Dopo due votazioni precedute da un dibattito aspro, il plenum del Csm ha espresso parere favorevole alla proposta avanzata dal consigliere relatore Francesco Vigorito (Magistratura democratica). A occupare i posti vacanti in via Giulia saranno: Francesco Curcio, Filippo Spiezia, Franca Imbergamo, Elisabetta Pugliese. Ma non è stato come bere un bicchier d’acqua. C’erano ben tre mozioni in campo che si son date battaglia. A una prima consultazione, infatti, la maggioranza relativa (8 voti) era andata alla proposta del consigliere relatore Alberto Liguori, che a Francesco Curcio preferiva Luigi Alberto Cannavale della corrente moderata Unicost. Inspiegabilmente, però, alla seconda votazione i consiglieri di Unicost hanno deciso di appoggiare in blocco la mozione proposta da Francesco Vigorito, rinunciando a un candidato importante come Cannavale. E con 10 voti la proposta di Vigorito ha ottenuto la maggioranza assoluta. Misteri della mediazione. A meno che Unicost non abbia ricevuto in cambio delle garanzie. O che a breve in Dna non si liberi un posto utile, magari a causa di un provvedimento disciplinare. Insomma, serve pazienza e attenzione per far quadrare i conti delle carriere. E a fine febbraio si aprirà un’altra partita, quella per l’elezione del nuovo Comitato direttivo centrale dell’Anm, il sindacato dei magistrati. Quattro le liste in campo: Unicost, Magistratura indipendente, “Proposta B” e Area (lista che raccoglie le correnti di Magistratura democratica e Movimento per la giustizia). I contendenti promettono tutti battaglia. Sperando, anche nel caso dell’Anm, che sul piatto della bilancia finisca il peso della giustizia e non quello delle correnti.