Ogni anno, in questa data, tanto si scrive, troppo si ripete. Che oltre allo sterminio del popolo ebraico sia avvenuta la decimazione della popolazione rom e sinti europea, è un fatto che ha – finalmente – acquisito pari dignità storica. Più di 500.000 persone annientate (gli abitanti di una città come Firenze), tanto che il popolo romaní chiama questo etnocidio “porrajmos”: il Grande Divoramento. Ciò ovviamente non toglie che gli “zingari” riscuotano, durante tutto il resto dell’anno, tuttora meno simpatie rispetto ai loro compagni di disgrazia.
Ma cosa volete che sia: un conto è la memoria di una tragedia, un conto è l’agire quotidiano.

C’è però un dettaglio, che invece non molti conoscono e che potrebbe stupire. Ovvero che gli “zingari”, per i generali e scienziati nazisti, fossero un patrimonio preziosissimo. Da preservare. Al punto da rinchiuderli in un vere e proprie riserve.

Alla base, la convinzione di studiosi della razza come Robert Ritter (psichiatra infantile e neurologo a capo del Centro di ricerche per l’Igiene e la Razza), che trattandosi di una popolazione di origine indoeuropea, e dunque ariana, il ceppo zingaro fosse l’unico a “contenere” il pacchetto genetico originario della razza tedesca.
A contaminarlo, un gene: il Wandergen (“gene del nomadismo”) insito, anche questo, negli “zingari”. Questo “istinto genetico” li aveva portati, nei secoli, a confondersi con i non ariani, facendo degenerare progressivamente la “sacra” purezza. Le mescolanze avvenute durante il secolare nomadismo dall’India, avevano perso i caratteri originali della razza, deviandola irrimediabilmente. Gli “incroci indesiderabili” andavano eliminati o lasciati “esaurire”: la sterilizzazione per tutti gli Zigeuner sopra i 12 anni fu una delle conseguenti misure raccomandate – e in parte effettivamente eseguite.

Fu questo il motivo per il quale, la legislazione sulla Zigeunerfrage (la “questione zingara”) del 1938 diede il via a un censimento e categorizzazione dei rom e sinti tedeschi in base al loro grado di purezza (A.S.Spinelli, Baro romano drom , Meltmi, 1995): fu la più estesa e costosa ricerca sulla genealogia di rom e sinti compiuta nella storia. Vennero setacciati archivi, registri comunali e parrocchiali, campagne, villaggi, prigioni e boschi. Fotografie, misurazioni antropometriche, prelievi di sangue, interrogatori. Alla fine, il dottore riesce a ricostruire fino all’ottava o decima generazione (P. Petruzzeli, Non chiamarmi zingaro, Chiarelettere, 2008). Non a caso, i criteri di Ritter per l’identificazione degli individui di sangue misto erano, nel caso del popolo rom, ancora più rigorosi di quelli per il popolo ebraico.

Gli zingari “puri” residui, il 10% circa, andavano dunque confinati e preservati in apposite riserve (per esempio sul lago di Neusiedl), dove antropologi e scienziati sarebbero potuti andare a studiarli al fine di ottenere genetiche per il popolo ariano. Gli ibridi, andavano soppressi.

Block196_01

Come molti altri, Heinrich Himmler condivideva queste teorie, tanto che colpisce scoprire quanto considerasse utile lo studio della lingua e della cultura di questo popolo, laddove non si fosse contaminata. Esattamente l’opposto della logica antisemita, per cui minore era il grado di appartenenza razziale, maggiore era la speranza di salvarsi.
Nel 1938 viene emanato il primo Decreto per la lotta alla piaga zingara e la circolare diffusa dal Reichsführer delle SS l’8 dicembre, può essere considerata la dichiarazione ufficiale sulla posizione del Reich in merito alla questione:

«Le esperienze raccolte finora nel combattere la piaga degli zingari e le conoscenze ottenute dalla ricerca biologico-razziale, rendono opportuno risolvere il problema degli zingari tenendo ben presente la natura di questa razza».

Servirà dunque farli schedare dalla Polizia centrale del Reich, arrestarli preventivamente, obbligarli a sottomettersi a esami di biologia razziale, separarli se viaggiano in gruppo e soprattutto “assemblati”:

«Gli zingari che dovranno essere arrestati devono essere internati in campi di raccolta speciali fino al momento della loro definitiva evacuazione»
(«Festsetzungerlass», lettera alle autorità di polizia locale del 17 ottobre 1939)

Questi “campi di raccolta” sono: Dachau, Buchenwald, Mauthausen, Gusen, Flossemburg e Ravensbruck.

Il 16 dicembre del ’42 (“Decreto Auschwitz”) Himmler firmò l’ordine di internare ad Auschwitz-Birkenau le comunità romanès tedesche (gli “zingari ibiridi”) dando corso alla soluzione finale. La sezione a loro riservata, era denominata Zigeunerlager (il campo BIIe), dove le famiglie possono restare unite (probabilmente, questa misura fu attuata per evitare possibili reazioni dovute alla separazione delle famiglie – inaccettabile per rom e sinti – a cui avrebbe poi dovuto seguire l’inconveniente uccisione di quei ribelli che avrebbero dovuto essere invece conservati per la ricerca). La Z di Zigeuner gli verrà tatuata sul braccio. In questo settore le continue epidemie, in aggiunta alla condizione di privazione alimentari e igienica disumana, compiono una terribile falcidia. Ma non basta. In quanto ariani sono ciò che di più geneticamente simile v’è a un tedesco. Questo li rende preziosi per la ricerca medico-scientifica. Gli Zigeuner diventano le cavie umane degli esperimenti nazisti. Dalla ricerca sulla potabilità dell’acqua di mare del professor Beiglbock (con l’urgenza della guerra, ai fini di salvare piloti e aviatori nazisti, i tedeschi avevano deciso di trovare il modo di rendere potabile l’acqua del mare. “Dovevamo mangiare bene per sette o otto giorni e poi digiunare per dodici, nei quali ci veniva fatta bere unicamente acqua di mare. Divenimmo tutti molto deboli.” Testimonianza di un sopravvissuto sinto raccolta da P. Petruzzelli) agli orrori di Mengele.

z

La decimazione della popolazione maschile dovuta alla guerra, necessitava di contromisure. Ai fini di ripopolare l’intero Reich una volta conquistata l’Europa, si pensò alla stimolazione della nascita dei gemelli. Joseph Mengele si trasferisce a Birkenau, e da qui, dalla pelle di bambini rom e sinti, inizia le sue sperimentazione. Indagare, sezionare, e sviscerare l’eterocromia dell’iride e gemelli zingari sarà la fonte privilegiata della scientifica perversione. Reperti anatomici, in particolare parti sezionate degli occhi, verranno spediti con regolarità a Berlino, all’Istituto di Antropologia, Eredità umana e Genetica, dal suo maestro, il professor Otmar von Verschuer.

reperto

Nell’aprile del ’43, ai fabbricanti dell’orrore si unisce il dottor Carl Clauberg, ginecologo esperto di sterilità femminile: si occuperà della sterilizzazione di massa, senza distinguo stavolta fra zingare ed ebree. Si parte da bambine tra gli otto e dieci anni. La pratica consiste nell’iniettare un liquido corrosivo all’interno dell’utero. Due mesi dopo, Clauberg comunicherà a Himmler il suo ultimo risultato: aver scoperto un modo per sterilizzare più di mille donne al giorno.
Alle torture degli esperimenti, si aggiungerà la beffa: le orchestre zingare, volute dalle Ss, faranno da colonna sonora alla morte attuata.
Oltre allo Zigeunerlagr di Birkenau, una delle concentrazioni principali degli orrori della sperimentazione umana fu il lager di Dachau. Alla soluzione finale (conclusasi nella notte tra l’1. e il 2. agosto 1944 ad Auschwitz con l’uccisione tramite gas dei 4000 rom, che si aggiunsero alle 20.000 persone rom e sinte deportate nel campo di sterminio) vennero risparmiati solo 24 gemellini, prontamente inviati al dottor Mengele.

Finita la guerra, il dottor von Verschuer conserverà indisturbato il proprio posto all’Università di Münster. Così come accadrà per Robert Ritter, psicologo infantile all’interno della sanità pubblica. Mengele invece, condannato a Norimberga per crimini di guerra, riuscirà a fuggire grazie a un documento falso rilasciatogli dal comune di Termeno, Alto Adige.

Le memorie del comandante Rudolf Höss ci riportano la realtà della storia (“Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss”, Einaudi, 1985):

Il terzo contingente, per numero, era rappresentato dagli zingari. Molto prima dell’inizio della guerra, durante le azioni contro gli asociali, erano stati condotti nei campi di concentramento anche gli zingari. Una sezione dell’Ufficio di Polizia criminale dl Reich si occupava esclusivamente di sorvegliare gli zingari delle quali non ricordo più la denominazione […] inoltre gli accampamenti degli zingari erano costantemente sottoposti ad esami biologici, poiché Himmler voleva che venissero assolutamente conservate le due grosse stirpi principali degli zingari. Era sua opinione infatti , che queste discendessero in linea diretta dagli antichissimi popoli indogermanici, e che si fossero conservate abbastanza pure come specie e come costumi. Questi zingari dovevano essere raccolti tutti insieme, a scopo di studio, esattamente catalogati e protetti come monumenti storici. […] Negli anni 1937-38, tutti gli zingari vagabondi furono raccolti in cosiddetti campi d’abitazione, perché fosse più facile sorvegliarli. Nel ’42 venne l’ordine di arrestare tutti gli individui di tipo zingaresco[…]Ne furono esclusi soltanto gli zingari riconosciuti puri appartenenti alle stirpi anzidette, che vennero sistemate presso il lago di Neusiedl, nel distretto di Odenburg. […]Non sono in grado di riferire quanti fossero gli zingari e i sangue-misti di Auschwitz. So benissimo però, che avevano completamente occupato il settore che era calcolato per 10.000 persone. Ma le condizioni a Birkenau erano tutt’altro che adatte a un campo per famiglie. […] Nel luglio del ’42 Himmler venne a visitare il campo. Gli feci percorrere in lungo e in largo il campo degli zingari, ed egli esaminò attentamente ogni cosa:le baracche d’abitazione sovraffollate, i malati colpiti da epidemie, vide i bambini colpiti dall’epidemia infantile Noma [tumore dovuto a malnutrizione], che non potevo mai guardare senza orrore e che mi ricordavano i lebbrosi che avevo visto a suo tempo in Palestina: i loro piccoli corpi erano consunti, e nella pelle delle guance grossi buchi permettevano addirittura di guardare da parte a parte; vivi ancora, imputridivano lentamente. Si fece le cifre della mortalità tra gli zingari.[…] Dopo aver visto tutto questo ed essersi reso conto della realtà, diede l’ordine di annientarli, dopo aver scelto gli abili al lavoro, come per gli ebrei.[…] L’operazione durò due anni. gli zingari atti al lavoro vennero trasferiti in altri campi, e alla fine rimasero da noi (era l’agosto del 1944) circa 4000 individui da mandare nelle camere a gas. […] Non fu facile farli arrivare fino alle camere a gas. Personalmente non vi assistetti, ma Schwarzhuber mi disse che, fino ad allora, nessuna operazione di sterminio degli ebrei era stata così difficile, tanto più dura per lui in quanto li conosceva benissimo quasi tutti, anzi era stato in buoni rapporti con loro. Infatti, a modo loro, erano gente straordinariamente fiduciose […]

 

Commenti

commenti