Slovacchia al voto il 5 marzo per rinnovare il Parlamento. Il piccolo Paese, che ha adottato l’euro nel 2009, registra una piccola crescita economica ma ha poco di che sorridere: disoccupazione alle stelle, produzione industriale monotematica (settore automobilistico). Sul piano politico-diplomatico, sulla collocazione in Europa, poi, Bratislava è tutta orientata alla nuova alleanza all’interno del gruppo di Visegrád, insieme a Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. E il tema caldo della campagna elettirale è – neanche a dirlo – quello dei rifugiati. Due i candidati favoriti, l’uscente Robert Fico e lo sfidante Radoslav Prochazka (ancora più a destra); una la politica migratoria, chiusura delle frontiere e contrasto dei flussi migratori; e uno il nemico, Bruxelles. «Bisogna proteggere le frontiere esterne del trattato di Schengen, la Grecia non adempie al suo dovere», ha detto l’uscente Fico. Lo sfidante Prochazka rincara: «Bisogna permettere alla Grecia di uscire da Schengen e dall’eurozona, perché è un paese che fallisce». Ma l’orbai slovacco non si lascia certo superare a destra, e nelle ultime ore – reduce degli incontri di Viségrad – approfitta di  un’intervista a Hospodarske Noviny per tornare sul tema: «La Grecia deve sacrificarsi per il bene dell’Unione Europea. Tsipras se non fai tutto quello che puoi allora ci sarà un solo enorme hotspot con il nome della Grecia». La risposta di Atene è stata durissima: il ministero degli Esteri greci ha diffuso una dichiarazione (che vedete qui sotto) nella quale dice: «È evidente che il premier slovacco, in campagna elettorale, investe su una campagna al vetriolo e centrata sul dramma umano. Siamo incapaci di osservare il suo delirio e capire come possa sperare di portare avanti – se rieletto – il compito di presidente di turno dell’Unione».

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Con buone probabilità, sarà l’astensionismo a vincere: alle scorse europee ha raggiunto quota 87%. Ecco i candidati.

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Bratislava, 2010. La campagna del settimanale slovacco “.tyzden” contro la ricandidatura di Robert Fico

 

Chi è Robert Fico. Lo chiamano l’Orban slovacco. Presidente uscente al suo secondo mandato e capo dei socialdemocratici di Smer-Sd. Nato nel 1964 da una famiglia operaia di Topolcany, si laurea come avvocato e si fa le ossa nella Cecoslovacchia comunista. Si unisce al Partito Comunista di Cecoslovacchia nel 1987 e, dopo la Rivoluzione di Velluto del 1989 (la rivoluzione nonviolenta che rovescia il regime comunista), entra nel Partito della Sinistra democratica (Sdl). Per sei anni (dal 1994 al 2000) rappresenta il suo Paese alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Intanto, nel 199 fonda il suo partito (con il quale è attualmente al potere): il socialdemocratico Smer-Sd. Un partito politico difficile da definire. «La Slovacchia non ha bisogno di politiche di sinistra o di destra, ma di una politica in grado di risolvere i problemi», ha detto Fico nel 2000. E così vince le elezioni per ben due volte. Nel 2006 viene rieletto sotto le vesti di socialista europeo che combatte le politiche di austerity. E intanto si allea con la destra, per queste sue alleanze – nel 2006 – viene anche sospeso dal Pse. Ma Fico ha perso il pelo ma non il vizio, e il suo principale alleato a oggi è fuori dal suo Paese: è Viktor Orbán, il capo ungherese che alza i muri di filo spinato per fermare l’invasione dei rifugiati. Anche Fico, come il presidente ungherese, fa della questione rifugiati un motivo di scontro culturale: «La Slovacchia è un Paese cristiano, non possiamo tollerare l’afflusso di 300mila, 400mila immigrati musulmani che vorranno iniziare a costruire moschee nella nostra terra, cercando di cambiarne la natura, la cultura e i valori dello Stato».

Radoslav Procházka

Gli altri candidati. Sfidante numero uno per Fico è Radoslav Procházka. Capo del partito di opposizione, i centristi di Siet (Rete), secondo i sondaggi, si piazzerebbe al secondo posto con il 14,5%. Alle scorse elezioni, sempre contro Fico, aveva raggiunto il 20%. Classe 1972, di Bratislava, giurista, ex deputato cristiano democratico ed ex candiato presidenziale, da meno di un anno ha fondato il movimento Siet del quale è alla guida. Il pallino di Rado? Escludere la Grecia, sia da Schengen che dall’Eurozona, perché – dice – «è uno Stato fallito».
Al terzo posto, poi, si attesterebbe il Partito nazionale slovacco (Sns) di estrema destra, con il 10,5%. Già al governo con i socialisti dal 2006 al 2010, gli ultranazionalisti sulla loro strada verso l’allenza hanno un ostacolo: la loro retorica anti-ungherese cozza con i buoni rapporti stretti tra Fico e l’Ungheria di Orbàn.

@TizianaBarilla

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