Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Paolo Maddalena e altri studiosi di primo piano -giuristi, archeologi, storici dell’arte eccetera- hanno unito le forze contro il decreto Sblocca Italia. Da questo straordinario coordinamento è nato un libro, dal titolo inequivocabile, Rottama Italia pubblicato dall‘Altreconomia, scaricabile gratis in pdf che non si limita ad argomentare le ragioni per cui il provvedimento stilato dal ministro Lupi non rappresenta affatto un volano di sviluppo per l’Italia. Ma in 110 pagine decostruisce la vuota e dannosa propaganda che lo sorregge.

La retorica del nuovismo e del cambiamento in questo caso, infatti, copre un grave attacco alla tutela del patrimonio artistico e del paesaggio, incoraggiando nuove colate di cemento sull’Italia già martoriata dalla speculazione edilizia, dalla derugulation urbanistica, dal progressivo e incalzante consumo di suolo. «Renzi rappresenta la piena continuità con la strategia d’uso del territorio espressa e praticata da Craxi e Berlusconi », stigmatizza un urbanista come Edoardo Salzano. «A quella dei due antenati, Matteo aggiunge però qualcosa di suo: al di là del linguaggio, dell’appeal giovanilistico e scanzonato, dell’uso di strumenti comunicativi idonei alla società liquida». E mentre fa politica via twitter, il premier Renzi fa compiere un enorme balzo indietro al Paese riguardo a diritti fondamentali iscritti nella nostra Carta.

Il decreto Sblocca Italia, per esempio, «reintroduce surrettiziamente» il famigerato principio del “silenzio-assenso”, nella materia urbanistica e paesaggistica, come denuncia l’archeologo Settis. Parliamo di un principio «contrario alla Costituzione e a un’affermata e costante giurisprudenza della Corte Costituzionale», ricorda l’eminente studioso. «La Repubblica promuove la cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione», recita l’articolo 9 della Costituzione.

«Questa limpida formulazione – commenta Settis – comporta una conseguenza, resa esplicita dalla Consulta in numerose sentenze, a cominciare dalla 151 del 1986: “La primarietà del valore estetico-culturale” non può in nessun caso essere “subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici”, e anzi dev’essere essa stessa “capace di influire profondamente sull’ordine economico-sociale». Di fatto invece il decreto Sblocca Italia «assicura piena e incondizionata libertà d’azione delle imprese senza preoccuparsi che le imprese non garantiscono affatto il perseguimento di interessi generali. Basta pensare alla Fiat », chiosa il giurista Paolo Maddalena. Di più. Il decreto Sblocca Italia configura un caso di «legge illegale» stigmatizza Giovanni Losavio. E Massimo Bray aggiunge: «Questo decreto non solo è stato approvato con un procedimento largamente derogatorio alle norme di better regulation – scrive l’ex ministro dei Beni culturali – ma dispone deroghe, talvolta rilevanti, al diritto vigente.L’urgenza non ha solo giustificato l’adozione di un decreto legge ma giustifica anche una serie di procedure abbreviate, di deroghe particolari e di nuove discipline da applicarsi in casi di urgenza». Con quali conseguenze è facile immaginarlo.

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