E’ sorprendente il silenzio che accompagna la fine dell’operazione Mare nostrum e la sua “non sostituzione” con Triton, l’operazione organizzata da Frontex, l’agenzia europea per la difesa della frontiere.

Non risulta che se ne sia parlato alla Leopolda (benché più volte Matteo Renzi avesse promesso che Mare nostrum sarebbe andata avanti). E la questione non si è affacciata nemmeno a margine della manifestazione del 25 ottobre (eppure le tematiche umanitarie non sono estranee al sindacato). Pare quasi che si attenda, con cinica rassegnazione, il prossimo catastrofico naufragio. Gli elementi tecnici di cui si dispone lo fanno temere fortemente. Mare nostrum è costata nove milioni al mese, e ha consentito il salvataggio di centomila vite umane perché le navi della nostra Marina militare hanno potuto muoversi a tutto campo nel Mediterraneo.

Triton costerà un terzo (le forze a disposizione saranno ridotte in proporzione) e non potrà spingersi oltre le trenta miglia dalla costa. È vero che davanti alla notizia di un naufragio imminente qualunque natante che si trovi in prossimità dell’imbarcazione che rischia di affondare ha l’obbligo di intervenire. Il problema è, appunto, la prossimità. Una settimana prima dell’avvio di Mare nostrum (e una settimana dopo la tragedia di Lampedusa) avvenne un altro catastrofico naufragio (quasi trecento morti, tra i quali sessanta bambini) e le nostre navi arrivarono solo a tragedia avvenuta, dopo un incredibile rimpallo di responsabilità con Malta.

Questo silenzio sconcerta anche perché – come di recente ha ricordato Milena Santerini sul Corriere della sera – i sondaggi così cari alla nostra classe politica dicono che il 60 per cento degli italiani approvava l’operazione Mare nostrum. E, di conseguenza, chiariscono che a opporsi è stata una minoranza rumorosa e violenta che ha fatto della fine di Mare nostrum un argomento propagandistico. Ed è riuscita a spaventare e a far indietreggiare quanti, molto timidamente, sostenevano che doveva andare avanti. Da questo punto di vista, la decisione di chiuderla è una vittoria della quale potranno fregiarsi la peggiore destra e, soprattutto, Matteo Salvini.

C’è da augurarsi che alla prossima tragedia, l’intera classe politica abbia il pudore di tacere. Sarebbe davvero triste dover sentire nuovamente i vari “Mai più” che si levarono in Italia e in Europa dopo la tragedia di Lampedusa. Lacrime che evidentemente servivano solo ad assecondare in modo ipocrita l’indignazione dell’opinione pubblica italiana ed europea.

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