«Muito obrigada!» è stato il commento su Twitter del nuovo Presidente brasiliano Dilma Rouseff. Una vittoria ottenuta con uno scarto di poco più di 3 punti percentuali. È riuscita a vincere nonostante i sondaggi sfavorevoli che la vedevano in affanno nei confronti della coalizione socialista (Psb) e socialdemocratica (Psdb), unitisi solo ed esclusivamente contro la politica economica da lei attuata durante il mandato presidenziale, giudicata arrendevole e di segno negativo.

Ha vinto, comunque, grazie ai voti degli strati più poveri ed emarginati della popolazione, da lei sostenuti, in continuità con la politica del suo predecessore Lula da Silva. Lo ha fatto con una serie di importanti programmi sociali che hanno fatto uscire dalla povertà più di 40 milioni di brasiliani prima considerati totalmente indigenti. Oltre a dover rilanciare l’economia con adeguati piani di investimenti, due sono i problemi urgenti che dovrà affrontare Dilma Rouseff nel suo nuovo mandato – e lo chiedono a gran voce soprattutto i poveri neri e meticci del Nord e Nordest che l’hanno votata – : migliorare le condizioni di vita delle popolazioni che abitano le favelas e sradicare la corruzione endemica nel Paese.

Queste due tematiche emergono in tutta la loro evidenza anche nell’ultimo film vincitore del Festival del Cinema di Roma, Trash. Le favelas, che sono ormai parte rilevante delle città metropolitane brasiliane, continuano ad espandersi con un andamento proporzionale alla crisi sociale delle metropoli. Se in genere questi “quartieri spontanei” sono decentrati e piuttosto periferici, a Rio de Janeiro e a Salvador de Bahia sono situati sulle colline centrali che guardano la città, al di sopra dei quartieri residenziali. Rio de Janeiro ne conta più di 600, San Paolo più di 1.200. Secondo una ricerca del 2011 fatta dall’Istituto brasiliano di geografia e statistica, Ibge, la popolazione delle favelas ammonta a oltre 11,4 milioni di cittadini brasiliani, ovvero circa il 6% della popolazione del Paese ma nelle aree urbane arriva a superare il 20% della cittadinanza. Questi sono gli ultimi dati statistici disponibili; è presumibile pensare che nel frattempo la popolazione delle favelas sia aumentata.

La Rousseff dovrà dare ampio rilievo anche al problema della lotta alla corruzione che da sempre affligge il Paese. La graduatoria relativa all’indice di percezione della corruzione pubblicata nel 2014 dall’organizzazione internazionale Trasparency international assegna infatti al Brasile, per l’anno 2013, il 72° posto su 177 Paesi, con ovvie e pesanti ripercussioni in termini di Pil.

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