Berlino è una metropoli di oltre 3,5 milioni di abitanti. Un modello dal punto di vista dell’integrazione tra culture differenti. Va da sé che definire un caso come un “modello” non significa parlare di “perfezione”.

Secondo gli ultimi dati dell’ufficio di Statistica di Berlino-Brandeburgo (2014) gli stranieri sono il 14% della popolazione complessiva, pari ad oltre 500mila unità. In un contesto così multiculturale e multietnico la capitale si presenta come una delle mete più attrattive per i giovani italiani, e non solo. La tendenza era già chiara nel 2008, quando per la prima volta dopo diverse decadi, la popolazione italiana è tornata a crescere a ritmi davvero impressionanti, passando da meno di 15mila unità nel 2007 a 19.771 alla fine del 2012. Finito il 2013, la comunità italiana a Berlino raggiunge le 22.693 unità e i segnali sono positivi anche per il 2014. Tenendo anche conto che questi dati si riferiscono alle sole registrazioni ufficiali, quelle rendicontate dal ministero degli Interni e dunque sono esclusi da queste statistiche coloro che sono sul territorio ospitati da amici o parenti e coloro che non hanno dichiarato la loro presenza.

CHI SONO GLI ITALIANI A BERLINO

Studi o analisi sulla migrazione italiana a Berlino ce ne sono davvero pochi. Un bel lavoro è stato fatto nel 2006 dal Centro studi sulle migrazione “Altreitalie”, ma poi niente. La migrazione italiana di oggi non è più quella di cinquant’anni fa. Non è la stessa perché sono cambiati sia i motivi che spingono ad emigrare sia le caratteristiche personali dei “nuovi mobili”, per usare un concetto elaborato dalla sociologa tedesca Edith Pichler. I migranti odierni sono molto diversi dai primi italiani che arrivarono in Germania e che erano chiamati Gastarbeiter ossia “lavoratori-ospiti”. Oggi esiste una folta comunità che cresce di diverse migliaia di unità all’anno ed è diventata oggetto di uno studio attento e costante. Proprio a Berlino è nato un “Osservatorio” per lo studio della comunità italiana che ha un duplice scopo: comprendere la “nuova” migrazione e progettare interventi per migliorare la condizione degli italiani a in città. Non ultimo, sollecitare la politica locale. E quella italiana.

SOGNI E SPERANZE IN VALIGIA

È già ora di partire / via che preparo una valigia di sogni / e due tre voglie dentro una sportina / oh Madonna chi l’avrebbe mai detto / vado a incontrare la vita. Così recitava una canzone di Lucio Dalla e per molti italiani la scelta di Berlino è per “incontrare la vita”. Per lo più giovani, laureati e con almeno due lingue straniere conosciute. Sono in gran parte i ragazzi della generazione Erasmus, ma anche di chi ha deciso di partire dopo la laurea, da solo. Altri sono giovani che tentano la fortuna in una capitale europea famosa per il costo della vita relativamente basso. Ormai gli italiani sono un nucleo importante di questa città. C’è il blog italiani a Berlino dove si raccontano. Aspirazioni, sogni e problemi che incontrano in questa città, nel tentativo di creare un link tra quanti già sono lì e quelli che devono arrivare.

IL PROBLEMA DELL’INTEGRAZIONE

Chi arriva a Berlino pensa di essere in Paradiso. Città multiculturale e multietnica, città d’arte, di musica e di divertimento no-stop. La capitale giovane con gli affitti a 300 euro al mese e i suoi menù a 7 euro all-inclusive. Purtroppo però l’integrazione è l’aspetto più critico per la nostra comunità: imparare il tedesco, una lingua difficile; comprendere la mentalità tedesca; abituarsi alle regole e rispettarle; trovare un lavoro e ritrovarsi a fare qualsiasi cosa pur di lavorare. E così, in molti, malgrado una laurea fanno i lavapiatti o i baby-sitter. Niente di male in questo, ma il senso è che a Berlino si diventa stranieri disposti a fare tutto, anche tutto ciò che in Italia non si era disposti a fare. Ed emergono aspetti positivi e negativi della migrazione: niente è facile e nessuno regala niente. E in molti ci provano, si impegnano con la lingua, vogliono integrarsi davvero. Quello che è chiaro è che l’Europa è molto lontana dall’esistere. Che tu sia tunisino o egiziano in Italia, italiano o spagnolo a Berlino, sei sempre un migrante e dunque un corpo estraneo. La sensazione è ancora questa: in molti non riescono ancora a dire “questa è la mia nuova casa”.

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