Quanto è avvenuto a Carrara la scorsa settimana è l’ultimo campanello di allarme per ricostruire il settore delle opere pubbliche per la sicurezza dei territori e della popolazione. L’argine del fiume Carrione, ricostruito di recente, è collassato provocando l’inondazione di abitazioni e di attività produttive. Saranno le indagini della magistratura a chiarire i motivi del crollo, ma si può certo affermare che un simile evento è stato causato da difetti di progettazione e di esecuzione.

Dobbiamo allora ragionare come sia possibile che un Paese un tempo all’avanguardia nelle opere pubbliche assista inerte ad una simile spirale. Dovremmo dunque compiere il bilancio della scellerata cultura semplificatrice e derogatoria che si è diffusa come un morbo in tutto il paese. A furia di cancellare controlli e demolire pezzi dello Stato, le opere pubbliche – anche le più delicate per la sicurezza della vita dei cittadini – vengono affidate con procedure accelerate a privati che hanno poi piena autonomia nella progettazione e nell’esecuzione. La cultura dell’urgenza e della privatizzazione ha spazzato via lo Stato.

Si deve correre, così ci viene spiegato, perché è l’unico modo per essere più competitivi. Nonostante il fallimento di questa ricetta, assistiamo infatti ancora oggi al delirio di semplificazioni e di compressione dei tempi delle decisioni. Negli stessi giorni in cui l’argine del Carrione cedeva di schianto, il governo approvava il decreto “Sblocca Italia” e nelle dichiarazioni di giubilo si è affermato appunto che le semplificazioni lì contenute avrebbero assicurato la ripresa economica. L’articolo 7 contiene «norme di accelerazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico» e specifica al punto l, comma 4, che i presidenti delle Regioni in qualità di commissari straordinari «possono avvalersi dell’opera di privati». Si prosegue dunque sulla strada che ha provocato molti disastri.

La popolazione di Carrara occupa da giorni la sede comunale. Se non vogliamo che questa giusta rabbia dei cittadini provochi danni incalcolabili, c’è una sola strada, quella di ricostruire la struttura tecnica dello Stato e dotarla di finanziamenti adeguati. La manutenzione del territorio italiano è l’unica grande opera che dovremmo affrontare, ma anche con lo Sblocca Italia tutte le risorse vanno alle grandi opere. I cittadini possono aspettare per Renzi e Lupi, ma la vicenda di Carrara ci dice che non sono più disposti a farlo.

Commenti

commenti