«La questione rimane: quanto grande è quella parte di maschi nel nostro Paese a cui piace come pazzi “tenere sotto” le donne, da ogni punto di vista, quello sessuale prima di tutto». Dopo Se questi sono gli uomini (Chiarelettere 2012), Riccardo Iacona torna in libreria con Utilizzatori finali. E per cercare di capire, più in profondità, cosa c’è attorno alla questione della violenza sulle donne si concentra in questo suo nuovo libro-inchiesta sul fenomeno della prostituzione.

Da gnoccatraverls.com alla Thailandia fino alle baby squillo dei Parioli, i racconti si succedono crudi e a tratti la lettura si fa “insopportabile”. E la conclusione è amara: «Una cosa è certa: gli uomini italiani che vanno a prostitute non sono pochi, al contrario sono milioni. I numeri parlano di nove milioni di prestazioni sessuali a pagamento all’anno e di una platea di due milioni e mezzo di clienti».

Era meglio se quest’intervista te la faceva un uomo. Non è stato facile per me leggere fino alla fine il tuo libro. Non dico come giornalista ma come uomo, che effetto ti ha fatto ascoltare altri uomini come te raccontare con quel linguaggio di donne e rapporti sessuali? E perché poi hai deciso di farne un libro?

L’effetto è esattamente quello che provi mentre li senti parlare, mentre ascolti le fonti. Questa è la cosa che mi ha colpito di più e per cui ho pensato valesse la pena metterlo nero su bianco, per far sì che rimanesse nel tempo, anche perché non è facile far parlare i clienti delle prostitute. Sono milioni gli italiani che vanno a prostitute costantemente e che alimentano questo enorme mercato oramai molto generalizzato e sdoganato da un clima culturale che favorisce l’uso e l’abuso di “consumo” del corpo della donna. Non viene più considerato qualcosa di scandaloso, tanto è vero che la platea degli uomini si allarga ed è in aumento anche la prostituzione minorile. Viviamo in un’Italia dove consumare il corpo di una donna è diventato come andare al supermercato a scegliere un pezzo di carne. è lecito, è senso comune. Tutta la lunga stagione dei bunga bunga di Berlusconi ha sdoganato quello che milioni di uomini italiani fanno. Fuori non si vede, ma quando ci entri dentro con una sonda, come abbiamo fatto noi, ti accorgi che è un meccanismo fortissimo e l’Italia che ne esce è quella di un Paese dove l’abuso del corpo della donna fa parte della vita quotidiana.

Di questi uomini, cacciatori seriali o “utilizzatori finali”, che sezionano e trasformano l’atto sessuale in un certo numero di pratiche legate alle diverse parti del corpo della donna, inventando sigle ad hoc per valutare le prestazioni scrivi che sono «uomini nella norma, spesso sposati e con figli. La maggior parte dei clienti vengono definiti dalle prostitute come “uomini normali” e c’è un tratto che li accomuna tutti: l’oggetto del desiderio non ha nulla a che vedere con una persona in carne e ossa». La presunta “normalità” dei clienti fa riferimento al loro comportamento sociale? Pensi sia il caso di rivedere questo concetto di normalità?

Non sarà normale ma è diventato un comportamento di massa. Ci sono due milioni e mezzo di uomini che vanno a prostitute abitualmente e poi c’è tutto lo sconosciuto, probabilmente molto più grande del conosciuto, che ha a che fare con gli incontri che si fanno su internet, pensa alle baby squillo dei Parioli. è un comportamento di massa che noi nascondiamo o peggio facciamo finta che non sia importante, per cui tutto il dibattito da noi sulla questione si limita alla più o meno necessaria legalizzazione della prostituzione. Nessuno si interroga come mai in un Paese che in media è sessualmente libero così tanti uomini sentono il bisogno di andare a prostitute. Cioè di fare cosa? Questo si capisce molto bene dal linguaggio che usano, da come sezionano le prestazioni sessuali che vanno ad acquistare. L’incontro tra due persone diventa l’incontro tra un compratore e un oggetto da comprare. Ecco perché non è importante la donna nella sua interezza ma è importante quello che fa con la bocca, con il lato A, con il lato B, con le mani. Distruggono la donna tanto che la sezionano nelle prestazioni che vengono richieste. Questo poi porta anche alle minorenni, guarda il caso delle baby squillo dei Parioli a Roma. Nello spazio di poco più di un mese, più di mille romani adulti le hanno contattate e un centinaio le ha incontrate e nessuno di questi si è sentito in imbarazzo a stare in un appartamento con una che poteva essere la loro figlia. Perché secondo te? Perché davanti non hanno la loro figlia ma un oggetto da consumare. In questo caso l’oggetto non è la bocca o le mani… ma è la minore età, che diventa un valore aggiunto. E il fatto che gli uomini non si fermino neanche di fronte alla possibilità di incorrere in gravi provvedimenti legali, te la dice lunga su quanto quest’onda sia potente. Ora per me ovviamente non è normale, io penso che tra la descrizione molto cruda, lo ammetto, che facciamo noi e quello che si potrebbe fare però c’è una bella prateria. Guarda l’Olanda.

Che succede in Olanda?

Si insegna educazione sessuale e sentimentale nelle scuole da anni e lo fa il ministero della Salute. Quindi son d’accordo che non è normale ma non è neanche normale che nelle scuole italiane non si faccia nulla per educare, non tanto al sesso, ma alla relazione. Bisogna insomma che facciamo i conti laicamente a 360 gradi sulla situazione che attraversa l’Italia intera e che investe la condizione della donna. Questo è un Paese di puttanieri e lo dimostra il fatto che ai nostri confini è pieno di bordelli alimentati da ragazzi, uomini italiani che vanno a consumare il sesso in questa maniera. E non è che siamo in Afghanistan. Puoi tranquillamente avere una relazione estemporanea in Italia, anche di una sola notte, ma è sempre frutto di un incontro tra due persone. Ma qui è tutta un’altra storia, qui stai esercitando un potere.

Accenni più volte a uno specifico italiano, allora ti chiedo che peso ha, secondo te, la nostra cultura? Una struttura culturale arcaica di cui non riusciamo a liberarci e che ha costruito un “presunto” ordine naturale: un maschio adatto al comando, razionale; una femmina debole, predisposta alla cura del maschio e dei figli.

In Italia il peso è enorme, anche in questo periodo è uscito sui giornali la classifica dello gender gap, la donna italiana è sottomessa oggettivamente, ha una condizione inferiore nella nostra società, nei posti dove si comanda, per quello che guadagna, per la fatica che fa e perché è oggetto di una violenza endemica che non accenna a diminuire. Dall’altra parte assistiamo a una vittoria di questo modello dal punto di vista culturale: guarda i dati in crescita sullo scambio di sesso tra gli adolescenti dove il corpo diventa merce di scambio. Ha vinto l’idea che puoi utilizzare il tuo corpo come un oggetto tra i tanti. Questo forse è il segnale più grave del nulla che si sta facendo. Mi rendo sempre più conto, da quando mi occupo di questi argomenti, quanto sia importante la prevenzione. Di questo stiamo parlando, di mancanza totale di prevenzione. Pensate al liceo dei Parioli, invece di cogliere l’occasione per discuterne e capire, per aprire un dibattito, sono state chiuse le porte. Dove siamo noi? Dove sono i consultori? I dati che sono in mio possesso sono terribili.

D’accordo con tutto ma insisto: hai avuto la sensazione che, nonostante i diritti civili conquistati dalle donne siano ormai molti, non si sia ancora raggiunta una parità chiamiamola “umana” tra uomo e donna? E cioè, non ti sembra che si continui ad assegnare alle donne un minor valore umano? E quanto peso ha la religione cattolica su tutto questo? Quanto pesa l’idea di donna che ha: o moglie/madre immacolata dedita alla riproduzione o origine del male/alleata del diavolo nella ricerca del piacere?

Tutto il peso che merita, enorme. È anche vero che siamo il Paese che ha avuto il coraggio di votare i referendum su aborto e divorzio, la nostra è chiaramente una situazione complicata ma a maggior ragione richiederebbe delle politiche, e come vedi non c’è politico che si affacci sulla scena senza ribadire l’importanza del ruolo delle donne, questo vuol dire senz’altro che l’argomento è in circolo. Ma da questo a mettere in campo delle politiche attive di sostegno, ce ne passa. Se tu vai a leggere molte delle storie dei femminicidi dietro c’è sempre, a un certo punto, un gesto di libertà da parte della donna, in cui lei esce dalla sottomissione (che è anche sessuale) e questo l’uomo non lo sopporta e la punisce brutalmente.

Possiamo dire che la “cosificazione” della donna – così la chiami – che questi rapporti sottintendono, non è sessualità “umana”?

No. è uno scambio. Cos’è che cerca l’uomo con la prostituta? Apparentemente la prestazione. Un rapporto sessuale è un incontro a 360 gradi in cui ti confronti con una persona vera, intera… dai capelli agli occhi, dal naso alle parole che dice a quello che ti scambi prima durante e dopo. In questi scambi invece è come se avessero tolto tutto il bello della relazione e rimanesse solo lo scambio di potere, questo è quello che li eccita di più. Non la prestazione, tanto più che spesso se fatta sui bordi della strada, non dura che qualche minuto. Ma il fatto che uno decida di andare a caccia, scelga già col pensiero quello che vuole fare e paga per quello che vuole fare. Questo secondo me è lo scambio. Che alimenta un mercato fatto di violenza, di stupri e di illegalità.

Secondo te un papa che ancora oggi alle giovani coppie dice: «Il matrimonio sia una scelta definitiva e un figlio solo non basta» fa danni? Mi spiego, incanalare la sessualità nel matrimonio e nella sola riproduzione, fa danni? Concorre, per esempio, a riprodurre nel tempo quella partizione tra mogli che fanno figli e prostitute che danno il piacere?

Sì certo, fa danni. L’ho scritto molte volte. È palese. Ma il passaggio ulteriore secondo me è che oramai accettiamo tutto questo come fosse una cosa normale del nostro quotidiano. La mattina accompagni tuo figlio a scuola e incontri già dalle otto queste ragazze nude sulla strada, esposte come carne sul bancone pubblico, e a furia di vederle pensi che in fondo il mondo va così. Cioè quello che voglio dire e che mi interessava capire è la dimensione che ha preso questo fenomeno. E penso che è arrivato alle ragazze di 14 anni. La possibilità di mettersi sul mercato e fare un po’ di soldi con il proprio corpo, è diventata “attraente” anche per ragazzi che non sono scemi. Attenzione, non stiamo pescando dentro la periferia romana o del mondo, non stiamo parlando di favelas brasiliane o di Thailandia, siamo nella media società romana. Parliamo di ragazzine che hanno studiato, che sanno parlare, tanto che si mettono a fare una cosa anche complicata. E il fatto che alla prima idea di una delle due, l’altra non le abbia detto “ma che sei pazza”, ti fa capire quanto sia passata la costruzione del “perché no”. Perché non vendere il proprio corpo. E su questo “perché no” si dovrebbe lavorare con i ragazzi per fargli capire che non si tratta di limitare la loro libertà sessuale, si tratta di conoscere il proprio corpo, di capire cosa si può fare col proprio corpo…

Forse anche di capire cos’è la libertà.

Certo, perché se una ragazzina di 15 anni entra in un rapporto commerciale con un adulto quella certo non è libertà.

Ancora una domanda, questo libro lo dedichi a «tutte le ragazze e i ragazzi che stanno per entrare nel mondo del sesso e dei sentimenti…», allora immagina questa scena: vieni invitato in una scuola per parlare a degli adolescenti di sessualità. Inizi certamente dicendo loro che non è né possesso né “cosificazione”, e poi? Come glielo spieghi cos’è la sessualità “umana”?

è l’incontro tra persone diverse, è un percorso lungo. Da bambini si diventa adolescenti, a 14-15 anni, ed è tutto un percorso di apprendimento in cui tu diventi quello che sarai… in cui c’è rispetto, in cui cresci tu e anche la persona che sta con te. Il punto non è che tu stia insieme con lei per tutta la vita, il punto è non buttare le occasioni di incontro e non fare quello che non ti senti di fare perché te lo chiede la società, per cui oggi, lo dico in modo brutale, se una ragazza non sa fare sesso orale non è nessuno nelle classi trovi le classifiche. Educazione ed apprendimento, perché se il modello diventa quello delirante della pornografia si entra in un mondo di prestazioni dove il giovane non sarà mai all’altezza e soprattutto perderà la possibilità di unire eros e storia emotiva. Ecco, serve qualcuno che con competenza gli racconti anche questa parte della loro vita, altrimenti tutto rimane nascosto e viene vissuto solo sui social. E poi accade che un giorno scopriamo che per un anno due ragazzine si sono prostituite al centro di Roma e nessuno se ne è accorto.

Un programma a 10 anni, come quello olandese, Long live love, voluto e finanziato dal ministero della Salute che si occupi di educazione sessuale e sentimentale nelle scuole, ti sembra possibile in Italia?

Bello il nome vero? Lunga vita all’amore.

Bellissimo.

Diciamo che, tristemente, sembra di no. Nel Decreto antiviolenza sono stati messi pochissimi soldi, vuol dire che sulla prevenzione non si investe praticamente nulla. Ma così su molti altri aspetti che hanno a che fare con la cura delle persone in questo Paese. Sono tutti sordi e ciechi salvo poi rendersene conto quando per esempio va a fuoco un quartiere come Tor Sapienza.

Che ci vuoi fare con questo libro?

Sai cosa vorrei? Io lo so che questo libro è tosto, ma vorrei che fosse uno dei libri di testo dei corsi di educazione sentimentale e sessuale, perché di quelle cose che noi scriviamo i ragazzi ne parlano tutti i giorni. Solo che non esiste un luogo in cui questo parlare dei ragazzi si incontri con la formazione. Ma di foto vendute, di incontri a pagamento, di violenza verbale, di pressione fatte nei bagni delle scuole ce ne sono tutti i giorni. Allora se questo libro potesse diventare un manuale i ragazzi potrebbero sapere con che cosa hanno a che fare.

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