Indimenticabile quel giorno in cui, presentando un libro, ho avuto uno scontro educato ma sentito con uno specialista che sosteneva di provare “compassione” per quegli uomini che un tempo, al freddo di una vita, si infilavano nel letto delle loro figlie.

Quando è arrivato il mio turno, sono intervenuta dicendo che non provavo nessuna compassione per quegli uomini, anche se fuori era freddo e le mogli erano stanche. La risposta fu che, evidentemente, non conoscevo il significato latino della parola “compassione”. Che, mi spiegò, non voleva dire comprendere o giustificare ma “patire con”, patire insieme. Non sapeva che qualunque medievista, anche mediocre, mastica latino già a colazione. Il significato lo conoscevo fin troppo bene, e il punto era proprio lì: io non pativo affatto con/insieme a quegli uomini che si infilavano nel letto delle loro figlie. E non so perché oggi, non mi stupisce che il papa torni a usare questo termine, “compassione” (cum patior) per parlare ai medici.

È “compassione vera” solo se il medico patisce insieme, patisce con, proprio come mi disse quello specialista. Questo fa il Buon samaritano: si “prende cura”, assiste. Scelte controcorrente, fino all’obiezione di coscienza, chiede Francesco, perché i medici sono chiamati a «salvaguardare la vita che è sacra». E perché in un mondo dove è «più facile guarire» diventa «più difficile prendersi cura dei più fragili». Anziani, malati, disabili, bambini. «State attenti, ha avvertito, sperimentare con la vita, è un peccato contro Dio creatore». Ma soprattutto è “falsa compassione” perché cura, persino guarisce. Addirittura solleva da una “non vita” un essere umano che sceglie di farlo. E’ “falsa compassione” fecondare artificialmente una donna, perché un figlio è un dono e non un diritto. Come è un dono e non un diritto la sua infertilità biologica. Un dono di Dio, anche quello.

Ma sia chiaro, il papa fa il papa. Il problema non è lui, semmai sono le lenzuolate sulla “rivoluzione di Francesco” che da più di un anno riempiono tutti i santi quotidiani del Paese. Prime pagine, lettere, colloqui, interviste, incoronazioni a sinistra e a destra. Chiunque, anche quelli con cui condividi grandi cose, di fronte a Francesco, perdono la testa. Bene, ecco qua: «Il pensiero dominante propone una falsa compassione: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio, usare vite umane come cavie di laboratorio per salvaguardarne presumibilmente altre», questa è la “rivoluzione” di Francesco. Chiaro?

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