Robert Reich, ministro del lavoro di Clinton, nel suo libro Supercapitalismo sostiene che le Corporations non dovrebbero avere maggiore libertà di parola o maggiori diritti di qualsiasi altro pezzo di carta su cui sono scritti dei contratti: la politica deve dunque limitarne il potere e non farsi portatrice dei loro interessi.

Il Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) tra Europa e Usa costituisce la massima espressione del principio opposto: sia per la segretezza con cui finora è stato discusso, sia per la presenza nel processo negoziale dei rappresentanti delle grandi imprese, sia infine per i contenuti proposti. Il Trattato, infatti, non intende ridurre barriere tariffarie ormai insignificanti, ma attacca quelle che sono definite “barriere non tariffarie”, cioè le norme che regolano settori quali l’alimentazione e la tutela dei consumatori in genere, i servizi, la cultura, l’energia, l’ambiente, la finanza, gli investimenti, ecc.

Queste norme dovrebbero essere “armonizzate” al fine di evitare la formazione di vantaggi competitivi per questa o quell’impresa: la loro definizione sarebbe così sottratta ai parlamenti nazionali e allo stesso parlamento europeo.

Due questioni di fondo vanno sottolineate. La prima è il carattere irreversibile del Ttip; una volta approvato, infatti, può essere modificato solo all’unanimità dei contraenti. Il secondo è la possibilità che il Ttip offre alle imprese di citare in giudizio Stati o organizzazioni territoriali che non dovessero rispettarlo. In realtà già oggi l’Organizzazione mondiale per il commercio può condannare uno Stato che vìoli le regole danneggiando un altro Stato. Domani potrebbe essere una multinazionale a citare in giudizio uno Stato europeo o un qualsiasi ente territoriale che legiferi in contrasto con i suoi interessi.

Le Compagnie delle Indie nel ’600, grazie al commercio, alla pirateria e alla tratta degli schiavi avevano maturato una potenza economica e militare superiore a quella di molti Stati. La Compagnia Olandese vinse una guerra contro il Portogallo per il controllo delle coste del Brasile. La stucchevole retorica del mercato nasconde che, per certi versi, siamo tornati a quei tempi: i grandi interessi economici e finanziari stanno conducendo la loro guerra contro la sovranità statale in quanto fonte del diritto e dei principi della democrazia. Privatizzazioni, finanziarizzazione dell’economia, riduzione delle tutele sui luoghi di lavoro, Ttip, costituiscono i diversi fronti di uno scontro il cui esito sarà decisivo per la sorte di alcune conquiste basilari del nostro vivere civile.

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