Matteo Renzi si irrita molto quando sente definire “perverso” il Patto del Nazareno. Quel Patto, dice lui, rispondeva alla profonda convinzione democratica che le riforme elettorali e quelle costituzionali si fanno con le opposizioni. D’accordo, con una piccola correzione. Le riforme che hanno a che fare con le regole della vita democratica del Paese si fanno prima di tutto in Parlamento e con il Parlamento. Quel patto a due ha irrigidito il dibattito, l’ha costretto entro binari che hanno reso difficile il libero confronto e l’espressione di sensibilità diverse, ha impedito di superare le logiche di “appartenenza”, un requisito basilare di una discussione costituzionale.

La novità è che quel brutto patto non funziona più. Tant’è vero che Renzi parla delle opportunità che si aprono con la crisi del grillismo per trovare in Parlamento una maggioranza con chi ci sta. Ragionamento interessante, che apre scenari nuovi. Ma impercorribile, se lo si pensa a una pura e semplice cooptazione di qualche transfuga grillino. I deputati del Movimento 5 stelle sono arrivati in Parlamento per provare a dare voce alle persone colpite duramente dalla crisi, e insofferenti verso una politica inchiodata al rispetto delle compatibilità economiche imposte dal liberismo e dal monetarismo dominante. E stanche dei rituali del Palazzo. Degli accordi fatti senza la fatica della trasparenza e dell’ascolto. Cercando di rispondere insieme all’emergenza economica e a quella democratica. Un’emergenza che tuttora perdura, visto il crescente astensionismo alle ultime elezioni regionali. Molti di loro sono entrati in crisi quando i loro leader hanno imposto pratiche di verticismo insensato. Volevano sentire la voce del popolo, e si sono dimostrati incapaci di sentire le voci di quei rappresentanti del popolo che avevano contribuito a far eleggere.

Parlare con i deputati 5 stelle è possibile se si prendono sul serio i contenuti di molte delle loro battaglie, sull’ambiente, sui diritti, sul lavoro, sulla stessa politica economica. è possibile ora più di prima, perché in molti si sono liberati dagli slogan facili e dalla demagogia dei vari guru. Ma, per il Pd, fare i conti con loro significa fare i conti anche con le proprie debolezze. E vuol dire anche liberarsi dai vincoli che il patto del Nazareno e la logica delle larghe intese tuttora proiettano sulla sua capacità di capire e interpretare quel che si muove nella società, a partire dalle lotte dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei disoccupati.

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