I suoi amici la chiamano Gaberina (piccola Gaber), lei è un fenomeno. Compone, suona, canta, racconta, recita. Guardarla è uno spettacolo. è forte, ironica, a tratti anche buffa. Ma soprattutto è brava. Margherita Vicario, attrice e cantautrice ha una voce decisa, bella, passa dal rock allo swing, dal pop orchestrale al folk con grande leggerezza. E finalmente esce il suo concept album, Minimal musical. Nove storie e una protagonista, una giovane donna e le sue vicende socialsentimentali.

Minimal musical è un concept album di 9 canzoni scritte da te. Cos’è un “concept album”?

È un susseguirsi di canzoni che però sono legate tra loro da qualcosa. Sono riconducibili a un unico tema. Nel mio caso c’è una ragazza e le cose che le accadono, dall’inizio alla fine, in senso cronologico. Questo lo rende un concept album.

E cos’è un Minimal musical? Tu dici: nove canzoni, nove stanze, nove storie. Ci spieghi come è nata l’idea?

In realtà è un neologismo. A me piacciono molto i musical ma in Italia non ne abbiamo molti, nel senso che li importiamo, li copiamo. e allora mi piaceva l’idea di riuscire a “mettere in scena” queste canzoni, in modo così “minimal”, senza grandi allestimenti. Le stesse canzoni sono arrangiate bene ma al minimo, non c’è un’orchestra. è un po’ una mia dichiarazione d’intenti.

Chi sono i tuoi compagni di viaggio? Come li hai incontrati?

Dopo due anni in cui ho scritto canzoni, tentando di fare un disco e incontrando molte persone dalle quali però mi sono sempre separata, nel 2011 mi sono imbattuta in Roberto Angelini che è un professionista, un musicista, un cantautore. Dal punto di vista musicale è una delle persone più complete che ci sia in Italia. Lui mi ha portato al Valle occupato dove mi sono esibita per la prima volta dal vivo proprio nel 2011. Da allora mi segue dal punto di vista produttivo e mi consiglia. Mi disse subito, fai tante date live. E io l’ho fatto.

Ognuna delle nove canzoni racchiude dentro di sé una piccola sceneggiatura, brevi storie, episodi che rappresenti. Un po’ le canti e un po’ le racconti, quanta fusione c’è tra i tuoi due mestieri, quello di attrice e quello di cantautrice?

Tanta, ed è un’esigenza. Nei miei tre anni di Accademia d’arte drammatica , ricordo che ogni volta che mi chiedevano di produrre qualcosa, non so… mi dicevano “per domani portami quella scena di Macbeth”, io ci mettevo sempre in mezzo la musica perché mi sembrava che musicandola con la chitarra, la scena acquisisse valore. Costruivo sempre una colonna sonora. In effetti, sono le due cose fuse insieme, è bello fare l’attrice ed è bello fare la cantautrice. Non riuscirei ad abbandonare nessuna delle due.

l’articolo integrale su left in edicola da sabato 6 dicembre 2014

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