Tutti insieme, a sciacquare i panni rossi sulle rive del Mar Egeo. Il 25 gennaio Alexis Tsipras e la sua Syriza si giocano le elezioni in Grecia, in un voto che potrebbe davvero “cambiare verso” all’Europa. In quei giorni gli esuli della sinistra italiana corrono ad Atene a fare il tifo per lui.

È un vero e proprio ritorno alla polis. Ci sono stati e ci saranno Stefano Fassina e Pippo Civati, per respirare un po’ di aria buona dopo mesi controvento tra gli spifferi del Nazareno. Ci sarà Nichi Vendola, con il quartier generale di Sinistra e libertà. Ci saranno, fisicamente o col pensiero, anche Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Curzio Maltese, Paolo Ferrero e tanti altri ancora tra politici, intellettuali e attivisti. La “cellula organizzativa” di questa sinistra italo-ellenica si chiama, ironicamente, “Brigata kalimera”. In greco significa “buon giorno”. In italiano si traduce con un auspicio per una nuova stagione politica.

Una primavera rossa che metta i primi fiori ad Atene per contagiare il continente. «Siamo già quasi 200 persone pronte a partire, un numero impressionante », spiega Raffaella Bolini, componente della presidenza nazionale dell’Arci, che ha passato le vacanze di Natale a coordinare biglietti aerei e camere d’albergo per la truppa che si imbarcherà dall’Italia. «Non solo parlamentari ed europarlamentari, soprattutto gente comune. E molti giovani. Andiamo a imparare come si fa la sinistra», sorride.

Già, come si fa? Pippo Civati è appena tornato da un viaggio proprio ad Atene, dove ha provato a studiare i segreti del successo di Syriza. Al ritorno, ha pubblicato una lunga riflessione sul suo blog: «Il movimento politico cresce solo all’aumentare della mobilitazione in campo sociale. Non è roba di Palazzo. Di Syriza mi ha colpito soprattutto il lavoro in campo sociale, parallelo e indipendente rispetto alla politica in senso stretto. Sarebbe provinciale disinteressarsene, fare finta di non vedere che sotdito il profilo politico europeo e anche nazionale ci sia bisogno di qualcosa che vada in quella direzione. La Grecia vive nella necessità di un esodo, di una transizione verso qualcosa di più umano e più sostenibile. Un percorso di riscatto che dovrebbe parlare anche a noi, perché ci riguarda. Molto direttamente». Civati ha di nuovo la valigia pronta: «Sarò ad Atene nei giorni del voto? Penso proprio di sì – sorride – anche se non vorrei portare sfortuna, in quanto gufo».

Con lui, anche Stefano Fassina. Da viceministro dell’Economia nel governo Letta ad ambasciatore della sinistra critica del Pd ad Atene. Nel suo primo viaggio ha provato a convincere gli interlocutori greci che le posizioni di Syriza sono «esportabili» nel partito di Renzi. Impresa titanica. Quasi quanto quella di una listarella della sinistra radicale ellenica che in pochi anni è passata dal 2 per centoal sogno di un trionfo nelle elezioni che terrorizzano mezza Europa.

Tutti sul carro di Alexis Tsipras, quindi. E su quello della Brigata Kalimera. Massimo Torelli è un altro degli organizzatori della spedizione e dell’appello “Cambia la Grecia, cambia l’Europa”. Il documento è stato firmato da oltre 1.300 persone, mentre Atene è diventata metà di un piccolo pellegrinaggio laico. «Parteciperemo alla chiusura della campagna elettorale giovedì 22 gennaio – spiega Torelli – mentre nei giorni successivi daremo una mano ai compagni di Syriza e ci faremo mostrare le esperienze di resistenza sul territorio, dalle mense popolari alle altre forme di welfare “alternativo” che la Troika non ha ancora estirpato. Domenica poi si tifa Tsipras». La convinzione è di assistere a una vittoria epocale: «C’è voglia di partecipare e di poter dire “io c’ero”. Sarà una specie di social forum europeo: le “brigate” arrivano da tanti Paesi diversi. Dopo Atene, sarà la volta della Spagna e di Podemos. È come una finale di Champions League – ride – sentiamo che è un appuntamento che può far girare la storia».

 @tommasorodano

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