Auschwitz sta lì a ricordare a tutti noi perché abbiamo fatto l’Europa Unita. Srebrenica ci serve a cambiarla. La memoria è materia impegnativa perché quando presa sul serio, costituisce un vincolo all’azione politica che diventa Storia. La memoria di Auschwitz ha provocato il più grande “agglutinamento” pacifico tra identità nazionali mai avvenuto prima e questo è un bene grande che sarebbe un delitto sminuire e logorare a colpi di cinismo e indifferenza.

Molto da allora è stato fatto, ma guai a pensare che le conquiste abbiano a che fare con lo stato solido: hanno piuttosto a che fare con quello liquido, per questo servono continuamente mani pronte a rinnovare lo sforzo costruttivo. La realtà non è mai un dato, è sempre un processo, fissato temporaneamente nel racconto, più che nell’esperienza. Avidità e violenza possono vestire dell’abito nero del terrore, in ogni momento, brandendo questo o quel dio. Dio è una variabile dipendente dalla volontà di potenza.

Quest’anno saranno trascorsi 20 anni dalla strage di Srebrenica: era luglio del 1995 e almeno 8.000 bosniaci musulmani vennero ammazzati a sangue freddo da spietati militi cristiani, nel cuore dell’Europa. Un’Europa inadeguata. Dovremmo andarci a Srebreni- ca quest’anno, con le medesime modalità con le quali ogni anno andiamo in tanti ad Auschwitz: disposti a ricapitolare in noi un orrore banale, che ci impone di essere vigili e capaci di un futuro migliore.

Ancora una volta ci diranno che siamo folli e ingenui, ancora una volta sceglieremo l’incontro e il dialogo per costruire pace e giustizia. Per restare umani. Eventi come Auschwitz e Srebrenica sono talmente gravi e grandi, che dovrebbero servire a ciascuno per ritrovare, anche soltanto nella circostanza della commemorazione, le superiori ragioni della convivenza pacifica tra gli esseri umani: una boccata di ossigeno e di senso del limite.

Spiace e preoccupa quindi registrare l’annunciata assenza del presidente Putin ad Auschwtiz il 27 Gennaio. Quei cancelli terribili, il 27 Gennaio del 1945, furono abbattuti proprio dall’Armata Rossa.

@mattiellodavide

*deputato Pd, presidente fondazione Benvenuti in Italia

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