Un governo ha il dovere di salvare la vita dei suoi cittadini. Come? Con tutti i mezzi possibili. Per quanto riguarda gli ostaggi fatti prigionieri in zone di guerra – Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, etc. – l’unica strada è quella del negoziato per verificare quali sono le condizioni per la loro liberazione.

Non si possono porre precondizioni riguardanti la legalità in Paesi dove nessuna legge è rispettata. Anzi a volte la difficoltà è quella di trovare interlocutori credibili per una trattativa. E se il negoziato si conclude con la richiesta di un riscatto non c’è altra possibilità che pagare. Non sempre il riscatto richiesto è in denaro, a volte si chiede la liberazione di prigionieri, una scelta forse ancora più difficile, eppure anche gli inflessibili israeliani liberano decine di prigionieri palestinesi per salvare la vita di un loro soldato.

Una vita umana vale più di qualche migliaio di dollari. Per di più se pensiamo che l’Italia spende 52 milioni di euro (secondo dati Nato) o 72 (secondo dati Sipri) al giorno per le spese militari, che servono a fare la guerra e non certo a salvare vite, la quota per i riscatti diventa ben poca cosa. Ma la critica al pagamento di riscatti riguarda il fatto che questi soldi andrebbero a finanziare il terrorismo.

Ebbene l’Italia e l’occidente hanno già finanziato lautamente il terrorismo con l’intervento militare in Libia che ha fatto del Paese – ora controllato da varie milizie armate – il più grande mercato di armi. Un mercato che ha rifornito i gruppi qaedisti siriani. In Libia sono stati addestrati anche molti jihadisti poi partiti per la Siria.

Non solo, i finanziamenti – sauditi, del Qatar e occidentali – all’opposizione siriana sono arrivati in gran parte proprio all’Isis (Stato islamico in Iraq e nel Levante) e al Fronte al Nusra – che ha rapito Greta e Vanessa – poiché controllano la frontiera con la Turchia, da dove passano tutti gli aiuti anti-Assad.

E poi, non è sorprendente che tante polemiche sul pagamento del riscatto scandalizzino tanto solo quando gli ostaggi sono donne? Avete mai sentito proteste quando abbiamo pagato milioni di dollari per liberare giornalisti, cooperanti o lavoratori maschi? Forse perché i benpensanti di turno ritengono che le donne – proprio come sostengono gli islamisti – dovrebbero stare a casa invece di rischiare la vita per fare “cose da uomini”.

Ed è inaccettabile la violenza con cui ci si è scagliati contro le due ragazze che, forse un po’ ingenuamente ma animate da uno spirito di solidarietà, hanno rischiato la vita e sono rimaste prigioniere per mesi. Se poi veramente a preoccupare sono i soldi, ci sono altri modi per risparmiare davvero: annullando l’acquisto dei cacciabombardieri F35 che costano miliardi e non milioni e non servono certo per sconfiggere il terrorismo. Anzi, nei Paesi in cui l’Italia e l’Occidente sono impegnati militarmente il terrorismo è dilagato.

In Afghanistan, dopo tredici anni di guerra, i talebani sono forti come o forse più di prima.

@GiulianaSgrena

Commenti

commenti