La salita al Quirinale di Sergio Mattarella, cresciuto nell’Azione cattolica, esponente di spicco della Democrazia cristiana, potrebbe apparire come uno degli ultimi tasselli di un quadro inequivocabile: l’Italia è sempre meno un Paese laico. Tra l’esaltazione di papa Francesco, la scomparsa dalla scena politica degli ex comunisti e i privilegi della Chiesa che invece rimangono ben saldi, adesso arriva dal passato addirittura un seguace di Aldo Moro. Cosa vogliamo di più?

Gian Enrico Rusconi, politologo, fine studioso di religioni e secolarismo e cultore della laicità, non è eccessivamente preoccupato. «Sicuramente fa una certa impressione, soprattutto per il modo imbarazzato con cui i media hanno costruito l’agiografia dell’uomo: si ha come la sensazione che rimanga sempre tutto uguale», afferma il professore emerito di Scienze politiche. Che aggiunge: «Per dare una risposta su Mattarella presidente dobbiamo aspettare; dobbiamo capire se reagirà nel caso questo governo osi toccare dei punti delicati – coppie di fatto, omosessualità – su cui lo stesso Renzi elude molto. Con la scusa del Jobs act e delle riforme, il presidente del Consiglio su questi temi non ha aperto bocca», sottolinea il professor Rusconi.

L’allarme per la laicità quindi lo vede coinvolto ma fino ad un certo punto. Intanto perché per lui laicità ha un significato che va oltre quello che in genere si intende in Italia. «Fino a oggi  – spiega – la laicità si è trovata schierata a combattere questioni – certo sacrosante – di etica personale come se ormai si fosse ridotta al riconoscimento dei diritti delle persone». Che ruotano, continua il professore, attorno al medesimo, atavico, problema: il sesso e la famiglia, la famiglia e il sesso, un’ossessione per la Chiesa cattolica. È chiaro, i problemi della soggettività non devono essere abbandonati, si può scendere anche in piazza per difenderli, continua il professore, ma occorre affrontare i problemi di fondo.

Quale dovrebbe essere quindi il vero senso della laicità? «La laicità dovrebbe essere un discorso di fondo sull’uomo, sull’universo, una sorta di filosofia, di idea del mondo e dell’uomo. Non dovrebbe combattere su ciò che è una risposta arretrata ad una fede arretrata», risponde Gian Enrico Rusconi. Queste battaglie, precisa lo studioso torinese, accadono da noi, non in Paesi come l’Inghilterra o la Germania dove la pluralità delle confessioni religiose ha fatto superare tanti equivoci.

Una volta però risolti i problemi legati ai diritti civili e al nodo della sessualità, chissà che non si apra una nuova stagione. «La laicità nel nostro Paese era una specie di subordinata del pensiero liberale, socialista e democratico di sinistra. Adesso deve diventare il pensiero tout court, la spina dorsale di un nuovo discorso.

L’intervista integrale su left in edicola da sabato 7 febbraio 2015

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