«Il rapporto di lavoro tra noi in essere si intende risolto a tutti gli effetti con decorrenza immediata. Distinti saluti».

Di ritorno da due mesi di ricovero in ospedale, il 13 febbraio, ad attenderla a casa, Simona ha trovato la raccomandata di Mediamarket spa (l’azienda italiana prima nel mercato dell’elettronica di consumo, con le insegne Media World, Saturn e Media World Compra On Line). Simona ha 40 anni. E ha un cancro. È una delle tante lavoratrici dei centri commerciali. E si è assentata troppo: 200 giorni, superando il periodo massimo di 180 giorni previsto dal contratto nazionale del terziario.

È l’articolo 175 del contratto nazionale del terziario a prevederlo, ma lo stesso recita anche «salvo quanto disposto dal successivo art. 181»: il datore di lavoro può prolungare questo periodo come aspettativa non retribuita se il lavoratore ne fa richiesta entro il 180° giorno. Ma il lavoratore, in questo caso, era in ospedale. «È il prodotto di una società che annulla l’aspetto umano», dice Francesco Iacovone dell’Unione sindacale di base (Usb). «I lavoratori sono meri strumenti di produzione, come uno scaffale. Il morale, la serenità e la sicurezza economica, in questa malattia, fanno la differenza. E l’azienda pur stando dentro dentro le regole ha dimostrato di non aver il minimo rispetto per una sua dipendente che da tanti anni lavora per loro».

«Impugneremo il licenziamento e chiederemo l’immediata reintegro», annuncia il sindacalista Usb. Il precedente c’è. A Brindisi, Patrizia, 52 anni, impiegata della multinazionale Lyondell Basell (azienda del settore petrolchimico) malata di cancro è stata reintegrata, grazie a una petizione di 80mila firme e un accordo con la multinazionale. Rientrerà a lavoro il prossimo lunedì 16 febbraio. Patrizia era stata licenziata dall’azienda il 17 novembre scorso, dopo 25 anni di servizio

Adesso è il turno di Simona. «Insieme ai suoi colleghi organizzeremo delle iniziative per sostenerla», conclude Iacovone. «Giudiziaria o sindacale, troveremo la strada».

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