Il tweet bombing e la protesta del popolo dei freelance e delle partite iva, guidata da Acta, ha avuto successo: con un emendamento aggiunto al decreto milleproroghe la situazione viene congelata.

In sostanza: per i freelance con partita iva a regime agevolato nessun aumento dell’Inps dal 27,72% al 30,72% e la possibilità di aderire fino a tutto il 2015 ai vecchi minimi, con tassazione al 5% invece che al 15. «Un autogol clamoroso» così lo stesso Renzi aveva definito negli ultimi giorni il provvedimento – presentato a dicembre nello Sblocca Italia con l’idea di ristrutturare il regime fiscale delle partite iva agevolate – sul quale è stato dato lo stop. Nel frattempo, il decreto che contiene la norma correttiva è approdato ieri alla Camera e, se tutto va bene, verrà convertito il legge entro il 3 marzo.

L’accesissima discussione che si è aperta in questi ultimi mesi sul regime dei minimi ha avuto il merito di mostrare alle forze politiche in campo una realtà lavorativa, quella dei freelance, che, a quanto pare, lo stesso Governo aveva sottovalutato. Una forza giovane e creativa che, in molti casi, aveva aderito al regime agevolato, per colmare il vuoto creato da quel 13% di disoccupazione (42% fra i lavoratori sotto i 24 anni). Il popolo libero dei nuovi precari ha infatti risposto – “arrangiandosi” – alla tanto ricercata flessibilità del mercato, ma cercando di cogliere le occasioni – o non occasioni – che i vari governi ponevano per strutturare nuove attività e forme di impresa.

Il passo successivo, doveroso, sarà convincere chi è al potere che anche queste piccole realtà, oltre a immettere innovazione nel tessuto sociale italiano, possono essere una reale fonte di ricchezza per il Paese e che #lasvoltabuona, tanto attesa, parte anche dal ripensare il popolo invisibile dei freelance come a un elemento importante e non sottovalutabile del nostro sistema economico-produttivo, come sottolinea anche Dario Di Vico oggi sul Corriere.

 @GioGolightly

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