Classe ’85, cantautore. Paolo Preite lo è “da sempre”. Non c’è stato un momento in cui ha iniziato a scrivere canzoni ma un periodo in cui ha cominciato a pensare che poteva fare della musica l’attività principale della vita anche da adulto.

Come è arrivato l’album Don’t Stop Dreaming, in uscita a primavera?

Per caso, come spesso accade per le cose più belle della vita. Questo album è nato dalla mia folle idea di contattare e coinvolgere due grandi artisti americani: Fernando Saunders, bassista di Lou Reed e mio attuale produttore, e Kenny Aronoff, batterista di fama mondiale che ha lavorato, tra gli altri, con gli Smashing Pumpkins, Bob Dylan, i Rolling Stones, Vasco Rossi. Dopo cinque anni di duro lavoro e sacrifici, il disco è pronto e non vedo l’ora di tornare a suonare dal vivo: i miei ultimi concerti risalgono ad un anno fa. Un tour in Danimarca e un live al Circolo degli artisti a Roma.

Hai scelto di cantare in lingua inglese.

Cantare e scrivere in inglese perché ho una estrema passione per questa lingua, che coltivo quotidianamente; ma ciò non significa che in futuro non possa cantare anche in italiano o in altre lingue. Nell’album in uscita, ad esempio, c’è un brano in italiano, si chiama “Io re di me” e devo ammettere che sono molto soddisfatto e sorpreso per come è uscito.

Quali sono i musicisti ai quali ti ispiri?

Ho ascoltato tonnellate di musica sin da quando ero bambino. È impossibile fare un elenco degli artisti che ho nel mio background musicale, i primi dieci che mi vengono in men- te: Neil Young, i Queen, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Van Morrison, i Beatles, Al Green, Bobby Womack, Lou Reed e Leonard Cohen. Com’è stato lavorare con Fernando Saunders e con Kenny Aronoff? È stata un’esperienza indescrivibile e che porterò sempre con me. Mi hanno trasmesso le basi per poter essere un buon songwriter. Avere i loro nomi in questo mio debutto discografico mi inorgoglisce moltissimo perché hanno contribuito a scrivere le più belle pagine della musica rock e pop internazionale. E poi nel disco hanno suonato altri musicisti professionisti provenienti da varie zone del mondo… È uno dei migliori risultati prodotti dalla globalizzazione, un melting pot musicale.

@PaolaMentuccia

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