È ormai chiaro che la scuola pubblica è sotto pesante attacco nel nostro Paese. Se la riforma della “buona scuola” non aveva affatto un sapore di “buono” per chi la scuola la vive, la conosce e la ama, con le ultime notizie, che hanno bloccato l’iter della riforma, l’amaro in bocca aumenta e i mal di pancia pure.

Il decreto legge sulla scuola si è trasformato nel giro di una notte in un disegno di legge, lasciando “basita” la stessa ministra Giannini. L’assenza di trasparenza e chiarezza caratterizzava una riforma così importante e ora la offusca in un clima da giallo poliziesco. E la preoccupazione sale. Sale perché, oltre a esserci in ballo quei famosi 160mila posti che i precari stanno aspettando ormai da anni – anche se ancora nessuno ha davvero capito come e dove sa-ranno reclutati e che cosa saranno chiamati a fare -, si moltiplicano le voci dell’ennesimo regalo che verrà offerto alle scuole private cattoliche.

Già sapevamo che la “buona scuola” avrebbe contenuto sgravi fiscali per le famiglie che iscrivano i propri figli alle scuole private, ma evidentemente non è bastato. «Vogliamo coinvolgere maggioranza e opposizioni nello spirito delle recenti dichiarazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella», ha detto Matteo Renzi spiegando il motivo della retromarcia. E allora forse cominciamo ad assemblare i pezzi e a far chiarezza nel thriller.

Un folto gruppo di parlamentari, che sostengono il governo, ha infatti scritto una lettera al Presidente del Consiglio chiedendo che si cessi di discriminare le scuole private e di pensare che “scuola pubblica” sia sinonimo di “scuola statale”. L’obiettivo allora non è più soltanto quello di eliminare il precariato – cosa che è imposta all’Italia dal Parlamento di Strasburgo -, ma di eliminare la stessa distinzione scuola prvata/scuola pubblica.

Luigi Berlinguer, sì il ministro a cui dobbiamo il primo colpo inferto a questa distinzione, sulle pagine di Repubblica afferma che ciò significa allineare l’Italia al resto d’Europa. Ma in un Paese mono religioso come il nostro, dove il peso del Vaticano e della Chiesa cattolica si fanno sentire fin nelle nostre camere da letto e di ospedale, è di una gravità inaudita lasciare l’istruzione, l’educazione, la formazione degli individui nelle mani dei religiosi. La Francia e l’Olanda sono Paesi assolutamente laici.

Come si può pensare che i luoghi dove si formano le menti dei giovani, dove si forma lo spirito critico, dove si vivono i rapporti con gli altri, dove si apprendono la storia e le identità di altre civiltà e di altre culture, possano essere gestiti da chi che crede nei dogma e nella verità assoluta? Tutto ciò, oltre a essere anti costituzionale, è fatto in nome di un “sano antagonismo” da cui trarrebbero vantaggio le stesse scuole pubbliche. Bambini, giovani e adolescenti lanciati e lasciati nell’eterna lotta dove vige la legge del più forte/ricco (come nel mercato).

Quei parlamentari, autori della lettera, citano il pluralismo (sic!) e il pensiero di Antonio Gramsci. Rispondiamo loro che il pluralismo non sta dalla parte di chi crede, ma di chi pensa e che Antonio Gramsci voleva sì le scuole private, ma per fondare scuole socialiste anti massoniche, e disprezzava come un’assoluta violenza «lasciare che la coscienza dei bambini fosse manipolata dai preti».

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