Lo so, dovremmo parlare di Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, e dei suoi guai. Invece pubblichiamo una lunga intervista a Naomi Klein, giornalista e ispiratrice del movimento No global, donna dei movimenti che da anni si batte per trovare soluzioni «non razziste», come dice lei stessa, che sfuggano alla logica dell’austerity e della supremazia dei pochi sui molti.La sua idea fissa? Che tutti, ma proprio tutti, debbano vivere meglio. Bianchi, neri, gialli, rossi. Al Sud come al Nord del mondo.

All’uomo del cemento, della Tav e delle grandi opere, Maurizio Lupi, Left contrappone la donna dell’ambiente e dei popoli: «A cosa serve l’economia? Io sono dell’idea che serva a proteggere la vita sul pianeta e a favorirla». Naomi Klein non è la sostenitrice di una decrescita naïf ma di un’idea di crescita diversa: 100 per cento di energie rinnovabili, trasporto pubblico e gratuito, più attività a basso consumo come la medicina, l’istruzione, l’arte. Perché è convinta che trovare il “modo” di crescere senza distruggere il mondo nel quale si vive sia la soluzione della crisi economica e sociale.

Lo so, dovremmo parlare di Maurizio Lupi, del troppo cemento, e della corruzione. Di quello stesso Lupi che solo qualche tempo fa pretendeva di spiegarci in tv quale fosse la famiglia “naturale”. La sua, sostanzialmente. Lo stesso che poco prima ti diceva anche come dovevi nascere e morire. E a chi, nel frattempo, dovevi chiedere aiuto. Ma come si fa a parlare di Maurizio Lupi? Qualche anno fa scrivevo su Left che i razzisti, piccoli o grandi, saltuari o abitudinari, non erano amanti della poesia. Oggi aggiungerei che i corrotti, in fondo razzisti perché non amanti del bene degli altri (che evidentemente non considerano uguali), non amano proprio leggere. Niente, né poesia né altro. Sono certa che non passano ore o anni a leggere del mondo. Alla ricerca di soluzioni diverse.

Pochi giorni fa Nancie Atwell (lo leggerete nella fotonotizia), un’insegnante del Maine, ha vinto il Global Teacher prize, il premio Nobel della scuola. E dal palco ha detto: «Ho fatto innovazione. Senza chiedere il permesso a nessuno». La sua innovazione sono dei libri. Tanti, più di diecimila. Per i suoi allievi: «Sono loro a dirmi cosa vogliono leggere, di cosa vogliono scrivere e imparano a farlo». Una “sfigata” ai tempi di Matteo Renzi, nessun tablet, niente internet, niente manager o ministri a cui pensare “di dover chiedere” il permesso, da cui aspettare il giudizio o la “buona scuola”.

Solo libertà e libri. Libertà e tempo, libertà e possibilità di scegliere cosa leggere e poi cosa scrivere. Ecco i cardini della sua innovazione “che non chiede il permesso a nessuno”. Sembra quasi una rivincita sulla tecnologia ma non lo è. È innovazione vera, quella che trasforma la vita di giovani donne e uomini. Io la guardo, mentre parla dal palco, e per una volta non vedo trucchi nell’insegnante del Maine, non vedo paccottiglie né battute. Solo un volto pieno e l’immagine di studenti messi nella condizione di leggere più di quaranta libri l’anno. Quelli che vogliono. E non so perché penso che l’insegnante del Maine la pensi come il giovane spagnolo Pablo Iglesias, leader di Podemos, mentre ripete di continuo ai suoi attivisti: «Studiate, studiate, studiate». In pubblico e in privato. E insieme a una “banda” di insegnanti, ricercatori e professori universitari pensa di cambiare la vita della sua gente.

Studiare, innovare “senza chiedere il permesso a nessuno” non è cosa da corrotti o corruttori. E neanche da razzisti. Presuppone desiderare la realizzazione altrui prima ancora della propria, anzi presuppone che la realizzazione altrui sia la propria. L’unica possibile. L’unica vera. Esclude qualsiasi idea “facile” di tolleranza e persino di misericordia. Memorabili le parole dette a Left da Emma Bonino: «Detesto la parola tolleranza. Implica che ci sia uno su un gradino più in alto che per generosità o bontà fa il piacere all’altro più in basso, di tollerarlo. E non è così». Peggio ancora la misericordia, quella tanto cara al nostro pontefice. La compassione, la pietà per l’infelicità altrui. Quella caritas che soccorre ma che non innova mai. Anzi, alla fine, diviene terreno fertile per la corruzione (il Cl Lupi docet) e forse anche per il razzismo (non riconoscendo nessuna uguaglianza).

Lo so, dovevamo parlare di Maurizio Lupi e invece vi raccontiamo di Naomi e di Nancie. «Conoscenza. Conoscenza. Conoscenza, quaranta volte, sempre. Studiare, scoprire anche quello che non vogliamo scoprire, non fa niente. E poi sicuramente uguaglianza», l’ha detto Emma. “Senza chiedere il permesso a nessuno”.

@ilariabonaccors

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