“Stiamo assistendo a una crisi totale della rappresentanza, sindacale e politica e allo smantellamento dei diritti, in nome del solo interesse del mercato”. Lo ha detto Maurizio Landini ieri in un Teatro Puccini di Firenze stracolmo. Nella città di Matteo Renzi giovani, anziani e anziane, mamme con i bimbi nei passeggini, si sono ritrovati numerosissimi, anche fuori dal teatro, ad ascoltare al freddo e in piedi le parole del leader della FIOM, che fuoriuscivano dalle casse allestite in tutta fretta per accontentare anche coloro che non erano riusciti a entrare.

Insieme a Landini, sul palco coordinati da Raffaele Palumbo: Daniele Calosi, Segretario della Fiom fiorentina; Francesca Chiavacci, Presidente Nazionale ARCI; Sandra Bonsanti, Presidente di Libertà e Giustizia; Silvano Sarti, Presidente dell’ANPI di Firenze; Don Andrea Bigalli, Coordinatore di Libera Toscana; Marianna Nardi studentessa universitaria del collettivo Sinistra Per. Tutti insieme alla presentazione di “Per la coalizione sociale” e della manifestazione FIOM del 28 marzo contro il Jobs Act; per provare a rifondare la politica dal basso, sull’esempio delle nostre vicine Grecia e Spagna.

“Se il sindacato non allarga la sua rappresentanza è destinato a finire. Bisogna unire ciò che stanno dividendo”.

Landini propone dunque una ricompattazione sociale per riaffermare quei diritti alla base della nostra Costituzione, che nemmeno Berlusconi era riuscito a smantellare. Ci sta riuscendo il Pd di Renzi, quel Pd che rappresenta – sottolinea il segretario – soltanto il 15% del corpo elettorale.

Oggi si è persa la distinzione “privilegiati” e non privilegiati” perché oggi “tutti siamo senza diritti”. “Si sta mettendo in crisi la tenuta democratica di questo paese e di tutta l’Europa. Stiamo perdendo pezzi interi del nostro sistema industriale e stiamo svendendo un patrimonio in termini di conoscenze e di competenze”.  “Gli studenti di oggi, domani non avranno un futuro”, incalza la studentessa Marianna e la sala si scalda ancora alle parole del partigiano Sarti e alla fine del suo intervento si intona “Bella ciao”.

Il clima è caldo, compatto, anche fuori le persone ascoltano attente. “Non dobbiamo conservare, ma cambiare, per la realizzazione delle persone attraverso il lavoro” grida adesso Landini e gli applausi sono tanti e allora prosegue: “manutenzione del territorio, lotta alla criminalità organizzata e all’evasione fiscale!”. Siamo di fronte a un passaggio epocale e c’è bisogno di ripensare un vecchio modo di fare politica, c’è bisogno di riunire le persone, c’è bisogno di progettazione.

Landini avanza un progetto di legge per uno statuto dei diritti dei lavoratori, una legge sulla rappresentanza. “Qualsiasi azione che fai è politica se la fai in termini collettivi!”, risponde così Landini a chi lo accusa di voler fondare un nuovo soggetto politico: “qui non si intende fare nessun partito, ma provare a rimettere in campo le forze civili e sociali, tutte insieme”.

“La coalizione sociale non si decide a tavolino, occorre una battaglia comune in ogni luogo, per la difesa della costituzione e del territorio, per il diritto al lavoro, alla scuola pubblica, per la lotta alla criminalità”.

“C’è bisogno di ricostruire una cultura, c’è bisogno di ricostruire una politica”. Dobbiamo di nuovo urlare il nostro “diritto di coalizione”, per un’Europa sociale e della legalità. Da Firenze stasera sembra che non manchino entusiasmo e volontà. Le delusioni sono state tante e cocenti fino ad ora, anche sul fronte di quei sindacati che hanno commesso gravissimi errori, ma forse vale la pena riprovare. Sarà banale ma… “l’unione fa la forza”: è bene ricordarcelo, per smettere di difenderci e basta e provare a costruire un progetto nuovo.

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