Per festeggiare i cento anni di Pietro Ingrao, pubblichiamo due sue poesie. Perché oltre alla carriera politica del grande comunista, vogliamo sottolinearne l’amore per la poesia, per il cinema. «Non un freddo, ma un poeta», ha detto di lui la sorella Giulia sabato scorso a Lenola, il paese dove Pietro è nato il 30 marzo 1915.  Intanto domani, 31 marzo, alle ore 21, su Rai Storia andrà in onda il documentario Un compagno scomodo di Pietro De Gennaro e Giuliana Mancini.

EPPURE

Per gli incolori
che non hanno canto
neppure il grido,
per chi solo transita
senza nemmeno raccontare il suo respiro,
per i dispersi nelle tane, nei meandri
dove non c’è segno, né nido,
per gli oscurati dal sole altrui,
per la polvere
di cui non si può dire la storia,
per i non nati mai
perché non furono riconosciuti,
per le parole perdute nell’ansia
per gli inni che nessuno canta
essendo solo desiderio spento,
per le grandi solitudini che si affollano
i sentieri persi
gli occhi chiusi
i reclusi nelle carceri d’ombra
per gli innominati,
i semplici deserti:
fiume senza bandiere senza sponde
eppure eterno fiume dell’esistere.

(Conflitti, da L’alta febbre del fare, 1994)

FRATELLANZE

Fluttuando in alto alla luna, perduti
i codici,
ultimo su colline
di morti, m’abbracciavo
a frantumo di ramo
dolcemente scoprivo
fianchi, i seni, il morbido
cavo del ventre, non potrei dire
le palme e se c’era
un fiato, succhiando, ma il sonno, l’ombra,
la smisurata luce,
ostinato indagando scrutavo
le pesanti nodose palpebre
se di fronte a me
s’aprissero.

(Corpi, da L’alta febbre del fare, 1994)

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