Periscope, la nuova app per il live streaming su twitter, è volata in un attimo in vetta alla classifica delle più scaricate. «Eravamo affascinati dall’idea di scoprire il mondo attraverso lo sguardo di qualcun altro. Cosa succederebbe se potessimo vedere una protesta in Ucraina con gli occhi di un manifestante? Sembra folle, volevamo realizzare la cosa più vicina al teletrasporto e abbiamo pensato ai video in diretta» così gli sviluppatori di Periscope hanno spiegato il progetto.

In Italia già molti vip sono pazzi per l’app, Fiorello e Jovanotti in primis. Perfino il solito Renzi non ha resistito postando il live streaming del suo ultimo intervento alla direzione Pd.

La sfida più interessante è però quella che si apprestano ad affrontare le redazioni. Mentre Repubblica, La Stampa e Radio 24, sono già sbarcate sul nuovo “rivoluzionario” social, c’è chi si interroga sul senso del giornalismo in un mondo in cui chiunque può riprendere in diretta quello che accade e, soprattutto, diffonderlo prima dei grandi network. Lunga vita dunque al citizen journalism e al cittadinoreporter, anche se, a ben vedere, a parte l’essere “live”, l’idea non è poi diversa da YouReporter.

Periscope può però diventare anche uno strumento fondamentale per i giornalisti portando i lettori/telespettatori dietro le quinte della notizia. La Poynter, una delle migliori scuole di giornalismo, ha addirittura già prodotto un decalogo per spiegare come usare al meglio la nuova app. Il Guardian invece preferisce scherzarci su elencando i 10 tipi di persone che si possono trovare sull’app.

Al fianco del giornalista e del citizen journalist, ci sono: il pervertito, il tizio che guarda nel suo frigo o che riprende la strada che sta facendo in macchina, l’ubriaco, il cucciolo e il pirata che viola il copyright riprendendo live lo spettacolo che sta vedendo al cinema.

@GioGolightly

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