Marco Noccioli, direttore della Direzione Regionale Lavoro, e Pietro Orazio Ferlito, dirigente dell’area attuazione interventi del lavoro, raccontano il primo anno di Garanzia Giovani, il programma europeo per l’occupazione giovanile lanciato nel Maggio 2014.

Un anno di Garanzia Giovani. Com’è andata?

Noccioli: “ La riflessione è che c’è stato un grosso equivoco su questo programma, che dovrebbe aiutare chi ha smesso di cercare lavoro e non studia (i NEET) a migliorare la propria occupabilità: invece si sono infilati ragazzi che NEET non sono, mentre quelli che vivono veramente questa condizione non sono seguiti appropriatamente. Questo mi preoccupa: siamo stati coinvolti dai problemi burocratici e non abbiamo pensato a rendere fruibile questo percorso a chi ha più bisogno.”

Poco più della metà degli iscritti è stata effettivamente presa in carico nei Centri per l’impiego, stando ai dati nazionali. Perché?

Ferlito: “E’ importante capire che tutti gli Istituti e le Istituzioni coinvolti si sono sobbarcati Garanzia Giovani senza alcun aumento delle risorse organiche. L’impatto è stato fortissimo. Soprattutto per quanto riguarda i Cpi (centri per l’impiego), che non hanno i mezzi degli omologhi europei per gestire questa mole di lavoro”.

Noccioli: “Per quanto riguarda la Regione Lazio, ad ogni modo, i dati sono molto diversi, la discrepanza è più bassa: qui abbiamo perso circa 20.000 ragazzi tra la registrazione e la stipula del Patto di Servizio: alcuni non si sono presentati alla convocazione, per esempio. Il problema della presa in carico mi sembra sia stato circoscritto all’anno scorso, quando abbiamo aperto le iscrizioni: c’è stato un boom difficile da gestire. Ora il flusso è stato regolarizzato, e la procedura scorre senza intoppi. Sui Cpi vorrei aggiungere che continuano a svolgere le loro funzioni  nonostante la legge Del Rio sullo scioglimento delle Province – e quindi anche dei Cpi – non dia indicazioni fattibili riguardo al futuro di questi dipendenti. Sono lavoratori che, senza un giorno di sciopero, seguono Garanzia Giovani quando dal primo giugno saranno dipendenti pubblici senza un’Istituzione che gli garantisca lo stipendio”.

Entro 4 mesi dall’iscrizione l’Europa chiede di offrire al giovane delle opportunità concrete. Una scadenza stringente, viene rispettata?

Noccioli: “Innanzitutto noi abbiamo deciso che questo termine decorra dalla firma del Patto di Servizio, per fortuna. Se poi al giovane non viene proposto nulla, allora la procedura decade, non si resta appesi tutta la vita. Bisogna iscriversi nuovamente, perdendo però il punteggio di anzianità”.

Ci sono ragazzi che si iscrivono a Garanzia Giovani avendo già un’offerta di lavoro, trovata autonomamente o tramite interinali: la loro procedura scorre più velocemente di chi invece aspetta il suo turno e rischia di dover ricominciare da capo. Che ne pensate?

Noccioli: “E’ un compromesso: le aziende hanno l’esigenza di assumere velocemente la risorsa individuata anche fuori dal percorso di Garanzia Giovani e noi cerchiamo di non danneggiare il processo di assunzione del singolo, purché si abbia a tutela la firma del Patto di Servizio”.

Abbiamo detto, però, che il programma dovrebbe essere riservato ai NEET, che sono per definizione individui che hanno smesso di cercare lavoro, non ai giovani che autonomamente già lo hanno trovato.

Noccioli: “C’è da dire che per i NEET veri e propri bisogna fare un altro tipo di accompagnamento, forse non diretto all’assunzione immediata. Nel Lazio lo scorso anno sono stati registrati 9 milioni di posti di lavoro in più, anche occasionali: quindi il mercato del lavoro non è bloccato, solamente non passa attraverso i Centri per l’Impiego. Tramite Garanzia Giovani le imprese che aderiscono ricevono un bonus per l’assunzione: così abbiamo provato a far rientrare l’offerta di lavoro nei Cpi. Quindi nessuna petizione morale se l’azienda si prende un bonus per una risorsa che forse avrebbe impiegato comunque: è un altro compromesso accettato, che si somma agli sgravi fiscali del Jobs Act purché nei limiti dei minimis. Nel Lazio ad oggi sono stati elargiti solo 300 bonus: un fiasco, ma bisogna vedere come proseguirà ora che Garanzia Giovani sta iniziando ad entrare a pieno regime e le informazioni iniziano ad essere più chiare per tutti.

Molti tirocini altro non sono che offerte di lavoro alle quali i ragazzi si sono candidati autonomamente, salvo poi essere indotti all’iscrizione visto che con Garanzia Giovani il tirocinio viene pagato direttamente dallo Stato.

Noccioli: “Quando finirà Garanzia Giovani penso si debba fare una valutazione molto serena in tal senso: prima di questo programma, quanti tirocini avevamo attivato nel Lazio dal 2013? Circa 10.000. Nel 2016 quanti ne avremo fatti? Se superiamo questo numero – come le nostre stime suggeriscono – allora la misura avrà funzionato, altrimenti non ci sarà stato nessun miglioramento, solo un sussidio statale. Cito il 2013 perché in quell’anno abbiamo disciplinato la normativa dei tirocini, stabilendo una retribuzione minima di 400 € e il percorso formativo connesso. Abbiamo chiesto al Ministero, inoltre, che i tirocini attivati con Garanzia Giovani nella nostra Regione vengano retribuiti 500 € e ci aspettiamo una risposta positiva in tal senso.

Secondo la delibera regionale del Lazio, un tirocinio deve avere un percorso formativo. Così come non deve diventare una sostituzione per la cassa integrazione, malattie e ferie di altri dipendenti. Chi deve controllare che questi parametri vengano rispettati? Ci sono state denunce da parte dei tirocinanti?

Noccioli: “La Regione ha un compito di controllo e i tutor dei CPI o delle agenzie interinali che accompagnano il tirocinante devono svolgerlo per conto nostro, in maniera attiva e costante, così come sta scritto nelle convenzioni firmate dagli enti accreditati: per noi vale quella, e siamo disposti a farla rispettare anche facendo partire procedure di controllo interne.

Ci sono arrivate della mail anonime di tirocinanti insoddisfatti della loro condizione, ai quali vorrei dire di metterci in condizione di circoscrivere i fatti, in modo tale da poter intervenire: convocando le parti, mandando l’ispezione del lavoro. Le aziende che non rispettano le norme sui tirocini rischiano una multa fino a 8.000 €. Altra cosa che vorrei aggiungere: nessun ragazzo deve pagarsi l’assicurazione sanitaria, che è a carico dell’azienda. Mi rendo conto che per il ragazzo non è facile denunciare il proprio datore di lavoro, però è indispensabile la collaborazione. Dobbiamo dire chiaramente che questa è una fase iniziale sia per i tirocini che per le altre tipologie di contratto. Siamo presi da molte cose e non riusciamo, per esempio, a verificare l’aspetto della qualità delle proposte lavorative, che è un requisito presente negli indirizzi operativi ma che per ora rimane un tema aperto”.

A proposito dell’aspetto qualitativo, la Corte dei Conti Europea ha bacchettato la Commissione e i paesi membri sull’attuazione del progetto, mettendo in discussione anche le procedure tecniche e finanziarie degli stessi.

Ferlito: “Verissimo. Per questo la Commissione europea ha convocato i paesi membri a maggio per verificare le procedure di gestione, rendicontazione e controllo. L’Italia ha scelto di mandare in rappresentanza la nostra regione, e noi ci aspettiamo di fare bella figura”.

Noccioli: “Il punto è che abbiamo iniziato troppo presto. Questo programma era un impegno del governo Letta. Il governo Renzi ha deciso di rispettare questo impegno inaugurandolo il primo maggio 2014, in concomitanza con la festa dei lavoratori. A settembre il Ministero è andato letteralmente in tilt, i sistemi informatici non comunicavano, dovevamo mandare i documenti in forma cartacea. Ad un anno dall’attuazione, stiamo ricevendo ora le direttive per far partire tre delle nove misure del programma, ossia: l’autoimpiego, l’apprendistato e i tirocini extra territoriali. Un ritardo clamoroso. A gennaio ci è stato chiesto di cambiare i parametri della profilazione dei ragazzi, che sono quelli che delineano i profili di criticità d’inserimento al lavoro. Questo perché risultavano livelli di criticità troppo bassi e quindi gli stanziamenti economici preventivati sarebbero stati eccessivi. Invece di attaccare il problema alla radice, si è preferito optare per stravolgere la prassi burocratica. Il mio personale parere è che saremmo dovuti partire a gennaio 2015: dopodiché, è anche vero che in Italia finché non si parte, nessuno è realmente pronto”.

Cosa dite sui ritardi dei rimborsi dei tirocini? L’Inps dice che la prima trance per liquidare i rimborsi è arrivata solo a Gennaio.

Noccioli: “A luglio abbiamo chiesto al Ministero di girare i fondi destinati a tale scopo direttamente all’Inps. Il problema sta nel fatto che l’Europa non aveva mandato i fondi all’Italia per Garanzia Giovani, e quindi questi soldi li avrebbe dovuti anticipare il Ministero che non aveva disponibilità liquida. Da qui i ritardi. Quindi di chi è la colpa, del Ministero, della Regione o dell’Inps? L’unica cosa certa è che il sistema non funziona, e a farne le spese è il tirocinante”.

Ferlito: “D’altro canto, far pagare direttamente la Regione è impossibile. Ogni euro che entra nelle casse regionali deve andare per legge ai creditori. Mentre il modello Lombardia, che fa anticipare i soldi alle aziende, non ci ha mai convinti del tutto: è rischioso e presenta problematiche amministrative”.

Che giudizio date quindi al primo anno di Garanzia Giovani?

Noccioli: “Luci e ombre. Stendiamo un velo pietoso sul passato: fino a questo momento è stato uno scarico di responsabilità. Ora stanno arrivando le ultime misure che attendiamo, quindi sarà possibile iniziare a giudicare la Regione Lazio come organismo intermedio da adesso in poi”.

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