Prodigioso cantavite, premiato da Amnesty International Italia per “Scendi giù”: miglior brano sui diritti umani del 2014. Le parole di Alessandro Mannarino sono una nuova canzone.

Quanto sei felice per questo premio?

Molto. E anche se ho reso i fatti come sogno, il brano è ugualmente duro: parla di un detenuto che viene ucciso in galera dai secondini e lui si vendica con la fantasia. Il premio è stato un segnale forte.

Quando hai scritto “Scendi giù”, qual era il tuo intento?

Volevo curare una ferita ancora aperta, come lo sono i fatti di Genova, la morte di Aldrovandi, di Cucchi, di tanti Stefano Cucchi.

A chi dedichi il premio?

A tutti quelli che hanno subito la violenza, ma anche ai violenti, a quelli che fanno torture o blitz, perché sono vittime di un’altra violenza, quella del pensiero.

A quando il tour?

Suonerò da luglio a settembre. Ripartirò dall’album Al monte per riprendere il concetto di Corde, lo spettacolo che ho fatto un paio di estati fa con le chitarre, cui ho aggiunto il contrabbasso, le percussioni, una cantante violinista e un violoncellista. Un’esperienza, rivisitata e ampliata, che mi ha insegnato molto per la costruzione di arrangiamenti, le dinamiche dei volumi e delle intensità.

Soddisfatto per la partecipare al concerto del primo maggio di Taranto?

Si, perché è il più vero, nasce dal basso, in una città devastata. Poi è nuovo rispetto ad altre manifestazioni standardizzate e istituzionali, è libero, non ha sponsor né commerciali né politici.

Se dico: Liberté?

Penso a quella dalla cultura dominante.

Égalité?

Il pensiero che nasciamo tutti uguali.

Fraternité?

Mi fa pensare all’umanità, nel senso di riconoscere qualsiasi essere umano, anche di un’altra cultura, come fratello.

Trasformazione?

La parola più bella, la cerco da tempo. Parte da una messa in discussione di te, ma ci vuole anche qualcuno che ti metta in discussione e che ti induca alla trasformazione. La più bella è quella che uno fa quando si innamora.

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