Dopo 21 anni di proposte di legge e di mobilitazione a loro sostegno, l’Italia ha la sua legge sugli ecoreati: il Senato ha approvato il ddl con 170 voti a favore, 20 contrari e 21 astenuti.

Il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani, che ha seguito passo passo il lungo tira e molla parlamentare, ha festeggiato la notizia del via libera al provvedimento twittando da Palazzo Madama con l’hashtag #ecogiustiziaèfatta. «Dopo decenni di duro lavoro, il risultato che noi e il “popolo inquinato” del nostro Paese attendevamo è arrivato. Il primo pensiero va a chi ha combattuto le ecomafie e non può festeggiare assieme a noi perché ha perso la vita proprio in virtù di quell’impegno. Penso a Mimmo Beneventano, Natale De Grazia, Miran Hrovatin, Italia Alpi e Roberto Mancini. È anche grazie a loro che oggi l’Italia compie questa importante conquista di civiltà»

Legambiente, che con Libera e altre 23 associazioni aveva promosso un appello “In nome del popolo inquinato” per sostenere l’iter parlamentare della legge sugli ecoreati, ha festeggiato con un brindisi in piazza Navona, dove gli attivisti dell’associazione hanno srotolato uno striscione con la scritta “Dopo anni di battaglie gli ecoreati sono nel codice penale. Ecogiustizia è fatta!”.

Il nostro codice penale si arricchisce così di una serie di articoli che introducendo i delitti contro l’ambiente tutelano gli ecosistemi in quanto tali e non – come avvenuto finora – in relazione a un pericolo o a un danno cagionato alle persone (interpretando estensivamente norme nate epr altri scopi).  L’ordinamento italiano d’ora in poi contempla le fattispecie di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento al controllo e omessa bonifica.

«Abbiamo corso il rischio di non vedere approvate le nuove norme a causa di una polpetta avvelenata infilata in extremis al precedente passaggio in Senato – commenta Ciafani – Il senatore di Forza italia antonio D’Alì aveva proposto di introdurre il divieto dell’air gun, tecnica molto invasiva di ricerca petrolifera in mare, ma questo divieto ha allarmato le aziende petrolifere causando forti pressioni sul governo affinché stralciasse la norma».

Così è avvenuto. Il divieto è stato tolto al passaggio alla Camera e oggi l’Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera con un ampio sostegno anche da parte del Movimento 5 Stelle.

@RaffaeleLupoli

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