Pas son genre del regista belga Lucas Belvaux, proposto in Italia con il titolo meno efficace Sarà il mio tipo?, denuncia la sua matrice non appena il protagonista, Clément (LoÏc Corbery), entra a Les Deux Magots: il celebre caffè ove si son incontrati Verlaine, Rimbaud , Baudelaire; frequentato da Picasso, Prévert, Breton, ma anche da Chabrol e Truffaut, in cui sono state girate alcune effervescenti scene de La maman et la putaine di Jean Eustache, ultimo emblematico film della nouvelle vague.

Cinema, Sarà il mio tipoÈ in questo solco che il personaggio si muove: intellettuale raffinato e bohemien, professore di filosofia, scrittore impegnato sul tema dell’amore, tombeur des femmes, e soprattutto parigino fin nella più riposta fibra. Trasferito ad Arras per la docenza, con suo sommo spregio deve adattarsi alla vita di provincia 3 giorni la settimana; così, per ingannare il tempo e la noia, intreccia una relazione con una giovane parrucchiera (Emilie Dequenne), ragazza madre, vivace, spontanea, semplice, diretta nelle scelte, entusiasta della vita.

I punti di riferimento di lui sono Kant, i romanzi francesi, i versi di Baudelaire, Gide, l’Idiota di Dostoevskij, la musica classica, i locali cool; quelli di lei Jennifer Aniston, le commedie romantiche, il karaoke, la playstation che condivide con il figlio, le serate fracassone in discoteca. Lei crede nell’amore e nell’immediatezza, lui nel libero arbitrio e nella critica del giudizio. Tra i due si accende un conflitto, assolutamente imperdibile, i cui temi sono ceto sociale, milieu, cultura di appartenenza, progettualità esistenziale. I protagonisti parlano molto, leggono libri (lui legge per lei, lei regala libri a lui, se questo non è amore?), intensificano gli incontri, negoziano le loro posizioni, o perlomeno ci provano, fino al salto di qualità conclusivo. Non sempre chi è accanto a noi, è realmente presente.

Così si va verso una conclusione profonda e spiazzante, incentrata sul rapporto uomo-donna, che bypassa il divertente aggiornamento del materialismo dialettico e il ribaltamento dello stereotipo della commedia sentimentale. Liberazione o libertà? A voi la decisione.

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