Erano partiti per una gita a Venezia, coronamento di un percorso di autonomia. Autonomia significa imparare a vivere la vita fuori casa, da soli, con le fragilità e le lentezze che si hanno ma sviluppando le (tante) possibilità.

E divertendosi un bel po’, perché alla fine il divertimento conta, eccome se conta, per questo avevano deciso proprio per una gita a Venezia, loro che partivano da Conegliano in Veneto. E per questo si erano messi in fila per fare il biglietto del treno.

Ed è alla fine della fila che il dipendente di Trenitalia, un uomo mai stato Uomo, si è rivolto all’accompagnatrice: «Lasci perdere, mi ascolti. Ho più esperienza di lei: questi ragazzi non sono in grado di imparare. Se fate voi il biglietto per loro fate un favore alla comunità».

Riporto questo fatto, denunciato dall’Associazione persone Down, perché è giusto sottolineare gli stronzi e incentivarne il licenziamento. O magari un mese di volontariato in un luogo che sia in grado di insegnare a quell’omuncolo del bigliettaio la magia della vita, lui che il profumo della vita non l’ha mai sentito, anaffettivo del piffero.

E comunque il commento migliore l’ha fatto Michele, 25 anni: “Sono Down, mica scemo”.
(e sì, alla fine a Venezia ci sono andati lo stesso, grandi ragazzi!)

@SaverioTommasi

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