Ieri è uscito, per la prima volta, il simbolo della sua associazione “Possibile” e hanno cominciato ad inseguirsi le voci: Pippo Civati, dopo essere uscito dal PD, sta preparando il proprio futuro politico. Gli abbiamo chiesto per andare dove e con chi.

A chi teme che la tua iniziativa sia l’ennesima minuscola “cosa rossa” a sinistra tu hai sempre risposto che si tratta di tutt’altro. Ci puoi spiegare concretamente quali siano le novità?

Innanzitutto è cambiato il mondo: lo schema della politica italiana chiede non tanto un’alternativa al centrosinistra ma ad un nuovo partito della nazione. Chi fa paragoni con Ingroia o altri non coglie la trasformazione del sistema politico: c’è il partito della nazione e c’è Grillo. La questione che pongo io con la mia iniziativa (che poi a Giugno diventerà un appello molto più chiaro e rispettoso di tutte le sensibilità che ci sono a sinistra) è di strutturare un progetto di Governo. Noi riusciamo a costruire una proposta di governo che parta da sinistra in questo Paese? Avrei potuto mettere un punto di domanda nel simbolo. Questa cosa interessa? La vogliamo fare insieme, alla pari, con queste ambizioni?

Ingroia e Vendola potrebbero risponderti che anche loro sono nati per governare, però…

Certo. Il problema è che qualcuno è nato in modo residuale rispetto alla partita politica e qualcuno si è alleato con il Partito Democratico. Io ho posto con molta umiltà la questione: sono uscito da un partito che ha preso una direzione che non riuscivo più a sostenere però di quella esperienza mi porto dietro l’idea di un soggetto politico grande di partecipazione, orizzontalità e movimento che nel PD è stato travolto prima da una gerarchia burocratica e oggi assolutistica con un capo e le sue disposizioni. Io penso che si debba costruire un soggetto politico che si muova in modo completamente diverso, che abbia autonomie territoriali, che comprenda le esperienze di civismo (penso a Padova 2020, ad esempio) senza la necessità di farsi la tessera ma con una partecipazione da una parte più leggera e dall’altra più forte e partecipativa. Ci tengo poi a sottolineare che io avevo un problema urgente: ci sono molte persone che si sono ritrovate nella mia stessa condizione ed avevano bisogno subito di un riferimento. Io non voglio fare nulla in testa a qualcun altro, anzi: se funziona bene altrimenti mi prendo una pausa dalla politica, senza problemi. Da gufi dobbiamo diventare gabbiani e volare più in alto. Noi dobbiamo dare l’idea di un’innovazione di Governo nel modo di affrontare i temi. Penso all’ambiente, ad esempio: tra i più entusiasti della mia proposta ci sono gli ambientalisti che non si sentono rappresentati dalle sigle esistenti e dalle modalità che si sono dati. Non sto dando giudizi, semplicemente voglio porre il problema come atto di responsabilità. Io ho tirato un sasso nella palude. La mia è una domanda. Per me la leadership è l’ultimo dei problemi, qui si tratta di ricostruire una cultura politica basata sul consenso informato delle persone.

Renzi ti definisce “un Bertinotti”…

Renzi è fermo agli anni passati. Tutta questa innovazione per rifarsi poi a Blair o a Prodi, perché dando a me del Bertinotti definisce se stesso un Prodi e credo proprio che sia una cosa che non sta né in cielo né in terra: quando io dico che vorrei ripartire da una fogliolina fossile dell’Ulivo non è perché voglia fare una cosa moderata (come dicono alcuni a sinistra) ma perché Prodi si presentò agli elettori con un programma di governo, chiaro e ben scritto ed è così che dobbiamo fare anche noi. Riusciamo quest’estate a costruire un embrione di progetto di governo? Se la risposta è sì io faccio anche solo il militante: un soggetto del genere metterebbe in difficoltà il PD e il Governo molto più di una sinistra che è solo rappresentazione di uno spazio. Tornando a Renzi e a Blair e Bertinotti mi sembra che Renzi sia tornato agli anni ’80 (anche nei modelli economici), un po’ come ne “Il curioso caso di Benjamin Button”.

Nel simbolo della tua associazione “Possibile” c’è un “uguale” a rappresentare l’uguaglianza. Di che uguaglianza parliamo?

Intanto secondo me la sinistra ha storicamente sbagliato su questo punto. Nella nuova introduzione a destra e a sinistra di Bobbio e di Renzi la questione dell’uguaglianza è sostituita dalla velocità rispetto alla lentezza, oggi non siamo nemmeno ai “meriti” di cui parlava Martelli (a proposito di citazioni) ma a qualcosa ancora più superficiale. L’uguaglianza è la questione fondamentale: le persone si sentono diseguali tra loro e i politici sono sentiti non a caso come “tutti uguali”. E certo l’uguaglianza secondo me non è l’egualitarismo stupido che Renzi dichiara di non capire: non mi pare che nel vecchio PC o nel PSI o nei Repubblicani ci fosse egualitarismo. C’è una società che si basa sulle logiche di mercato. Tieni conto che per me ad esempio la concorrenza leale è una forma di uguaglianza, il conflitto di interessi è sinonimo di uguaglianza, la separazione dei poteri è sinonimo di uguaglianza, per cui il mio richiamo è anche a questioni che la sinistra ha perduto: penso al femminismo, all’interpretazione del diverso, dello straniero, del povero rispetto al ricco. Quel logo è un richiamo. Io non voglio impiccarmi alla questione del simbolo, io voglio dare un segnale e porre una domanda.

Dopo l’uguaglianza quali sono i pilastri su cui costruire?

Innanzitutto il modello di sviluppo, anche qui sembra di essere tornati agli anni ’50: autostrade, reti, acqua, le scelte indistriali. Tutto è stato sostituito da un certo liberismo leggero che ha finanziato tutti allo stesso modo senza tendere la mano ai meriti. In questo senso il ruolo della Stato è fondamentale. E poi recupererei la cultura politica, la cultura delle persone e la consapevolezza di essere cittadini: io sono molto liberale su questo punto ma penso che avere spiegato ai cittadini che devono cavarsela da soli non sia stata una grande idea. Dalla crisi usciamo solo insieme; con iniziative rispettose della libertà personale ma insieme altrimenti non ne esce nessuno.

Ti accusano di essere un altro piccolo Renzi…

Innanzitutto sono molto diverso. Io credo nella partecipazione e non nell’uomo solo al comando. Non penso di essere un leader carismatico e nemmeno un uomo di potere. Io voglio essere promotore e incubatore di un progetto diverso dal passato. Se saremo in tanti io sarò uno dei tanti.

 @giuliocavalli

www.epossibile.org

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