C’era un patto segreto alla regione Lazio tra esponenti della maggioranza e dell’opposizione per spartirsi l’appalto più corposo della Regione Lazio, ovvero il Recup, il centro unico di prenotazione.

Il consigliere del Pdl Luca Gramazio e Maurizio Venafro, capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti, avrebbero, secondo il giudice che lo definisce “accordo corruttivo”, consentito “all’organizzazione riconducibile a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati di inserirsi, divenendo infine aggiudicataria del terzo lotto”, in un affare da oltre 60 milioni di euro.

Tutto si è svolto a tappe secondo quanto riportato nell’ordinanza. All’interno del proprio ufficio  Salvatore Buzzi illustrava a Carminati “gli emendamenti” che Fabrizio Testa avrebbe dovuto portare, in originale, in Regione, relativi ai nuovi finanziamenti che sarebbero stati ottenuti grazie all’intervento di Luca Gramazio del Pdl e Marco Vincenzi, capogruppo del Pd alla Regione Lazio.

Salvatore Buzzi avrebbe riferito a Massimo Carminati dell’esistenza di accordi politici tra maggioranza e opposizione e il fatto che tutto si svolgeva alla luce del sole:

«Eh noi gli diciamo un pezzettino», «ah apposta quel pezzettino», «allora guarda eh… Carlo… mo’ te le spiego per l’ultima volta le cose, però non me ce fa’ torna’ sopra… per Zingaretti, per Marroni e Coratti è tutto alla luce del sole… non c’è il minimo problema per Zingaretti! Per tutti gli altri è … allora tu per non sbagliarti… le trattative le fa’ Fabrizio e noi…»

Fabrizio Testa al telefono con Luca Gramazio commentando l’esito positivo col loro solito linguaggio lasciavano trasparire la propria soddisfazione per i risultati che stavano ottenendo grazie ad un efficace lavoro di squadra: «Comunque alla grande, squa… grande squadra, proprio grande, grandissima squadra, proprio…bene, bene così…».

Insomma questo Patto del Salvatore, o del Nazareno versione carbonara, funzionava allegramente e bene, tanto che squadra che vince non si cambia (almeno per il sistema Mondo di Mezzo).

A Roma e in altri comuni del Lazio questa sorta di patto ha funzionato per anni, in onore a Buzzi che ha anticipato i grandi accordi della politica nazionale.

La rete mafiosa nella regione della capitale ha avuto almeno due decenni per espandersi e radicarsi in profondità. Lo sanno bene i capi del Partito Democratico che bacchettano la destra di Alemanno, non ammettendo che tutto iniziò nel periodo di Francesco Rutelli e proseguì, anzi prosegue fino ad oggi.

Un sistema che ha visto coinvolti non solo politici di opposta provenienza ma anche vari soggetti come imprenditori spregiudicati, avventurieri della finanza, sindacalisti conniventi, faccendieri mediocri in un circo Barum tra mafia, corruzione e politica.
Buzzi e Carminati hanno potuto godere di questo sistema di appoggi e complicità impressionanti, mentre la città che vedeva e  sapeva, si ricopriva di una nube di omertà.

Ma come si sono evolute le figure di Buzzi, Odevaine e soci? Per dirla con esempi, Luca Odevaine era il braccio di destro di Veltroni sindaco e fu nominato capo della polizia provinciale sotto la giunta di Nicola Zingaretti. Quindi gli equilibri che si andavano a creare di giorno in giorno nella politica del Lazio, ha fatto sì che i protagonisti dello scandalo “Mondo di mezzo” potessero avere un potere contrattuale più influente di qualsiasi singolo iscritto del Partito Democratico in qualsiasi tipo di assemblea. È di fronte a questo tipo di atti che tutto si è bloccato. E non è che le ideologie non ci sono più, non è che manchino braccia e menti giovani e pulite nella nostra politica, ma sono state sbattute fuori dalla porta delle sezioni di partito, per fare spazio ai tanti Buzzi, Odevaine, Coratti, Ozzimo, Marroni di turno.

L’Italia,ormai impantanata nella corruzione, che resta il primo e più evidente problema da risolvere, privata dell’etica pubblica (elemento fondante della politica) e ricattata dal sistema mafioso, lascia che tanti giovani emigrino in cerca di un futuro migliore o forse di una semplice opportunità.

@GiulianGirlando

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