Fiducia, fiducia, fiducia. E poi unanimità. Il tono del testo adottato dopo la maratona dell’Eurosummit insiste molto sulla necessità, per la Grecia, di riguadagnare la fiducia delle istituzioni europee. A Tsipras e al suo governo si imputa di aver chiesto con il referendum cosa pensassero i greci del pacchetto proposto dall’Europa. E i leader dell’Europa (Tusk, Juncker) insistono sul fatto che l’accordo sia stato sottoscritto da tutti.

La verità è che l’unanimità viene perché il fronte che voleva scaricare la Grecia e punire Tsipras ha ottenuto quel che voleva: per tutto sabato, infatti, la Finlandia faceva circolare la notizia per cui non avrebbe accettato nulla di meno di quel che c’è nell’accordo capestro raggiunto. La Grecia è stata commissariata, in cambio di fondi per respirare.

Nella notte di trattative si è parlato di “waterboarding” psicologico nei confronti del premier greco, sono volati insulti, giacche (Tsipras ha gettato la sua sul tavolo chiedendo se i partner europei non volessero anche quella) e molti rapporti tra Paesi si sono incrinati. I toni usati dalla Germania e il primo testo sottoposto al vaglio dei greci erano inaccettabili: dall’ipotesi di Grexit temporanea al fondo di garanzia da trasferire a Lussemburgo in un fondo nel cui board siede anche il ministro Schaeuble.

Il governo greco ha ottenuto che il fondo rimanga in Grecia e piccole concessioni sul debito: la premier tedesca Merkel ha detto che “l’Eurogruppo è pronto a concedere un periodo di grazia e prestiti più a lungo termine”. Non è la ristrutturazione del debito ma è almeno la concessione di una discussione sul tema. E’ molto poco.

L’accordo è peggiore di quello respinto dai greci con il referendum, per raggiungerlo si è sfiorata una crisi senza precedenti nell’asse Franco-tedesco. Nella conferenza stampa finale, il presidente francese Hollande, che ha abbracciato Tsipras all’uscita dal summit, era scuro in volto. La Germania ha mostrato di non avere nessuna capacità di leadership egemone, ma solo di voler imporre in maniera ottusa delle regole scritte in un altro momento storico. Le socialdemocrazie hanno mostrato l’incapacità di pensare europeo. Forse Tsipras ha guadagnato ossigeno e tempo. Ma l’Europa che conoscevamo, non particolarmente solidale, ma neppure spietata, non esiste più. I prossimi mesi ci diranno se e come la politica sarà capace di restituirle un volto diverso da quello rabbioso mostrato in questi giorni con la Grecia.

I principali punti dell’accordo Grecia/Eurogruppo

 

  • Attuare riforme pensionistiche e specificare i criteri per compensare pienamente l’impatto fiscale della sentenza della Corte Costituzionale sulla riforma delle pensioni del 2012 e ad attuare la clausola di deficit zero o misure alternative reciprocamente accettabili entro l’ottobre 2015. Aumento dell’Iva per le isole.
  • Adottare riforme del mercato dei prodotti (…) tra cui la liberalizzazione degli orari e l’apertura dei negozi la domenica (più interventi su farmacie, panetterie e latte) e apertura al mercato in alcuni settori cruciali (quello dei traghetti, ad esempio, settore cruciale).
  • Privatizzazione del gestore della rete di trasmissione dell’energia elettrica;
  • Mercato del lavoro: riforma della contrattazione collettiva (liberalizzazione), dei licenziamenti collettivi.
  • Adottare le misure necessarie per rafforzare il settore finanziario, compresa l’azione decisiva su crediti in sofferenza e misure per rafforzare la governance della HFSF e le banche, in particolare eliminando qualsiasi possibilità di interferenza politica nei processi di nomina.
  • Infine c’è la creazione di un fondo da 50 miliardi (il 23% del Pil greco) nel quale trasferire le attività da privatizzare per poi usare quei soldi per ripagare il debito. Tsipras ha ottenuto che il fondo non fosse a Lussemburgo. E’ una delle poche cose spuntate, oltra a una frase vaga sul debito.
  • Tra le cose su cui Tsipras ha dovuto chinare la testa c’è l’accettazione di rivedere buona parte delle leggi votate dal parlamento greco da quando Syriza ha vinto le elezioni. Un altro duro colpo è quello relativo al ruolo del Fondo monetario: i greci non lo volevano, nel testo c’è scritto che dovrà avere un ruolo cruciale.

Ora la palla passa al governo e al parlamento greci, che entro mercoledì dovranno trasformare in legge le decisioni assunte dall’Eurogruppo. Terrà la maggioranza o i creditori otterranno anche il commissariamento del governo, un allargamento della maggioranza e la spaccatura di Syriza? Il premier greco ha accumulato un forte capitale politico e c’è la possibilità che i greci continuino a fidarsi della sua volontà di continuare a trattare dopo aver superato l’emergenza delle scadenze e il pericolo di uscita dalla zona euro – Tsipras, lo ha sempre ribadito, ha un mandato per rimanere nell’eurozona. Possibile e probabile che l’accordo di stanotte generi scossoni nella politica greca e anche in quella europea. A partire dalla discussione e dal voto che, oltre che per il parlamento greco, dovrà passare anche per diversi parlamenti nazionali. Alcuni tra questi sono molto critici nei confronti della Grecia e potrebbero persino riservare sorprese.

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I quotidiani della sinistra europea sono molto critici con l’accordo e l’atteggiamento di Eurogruppo e Germania. E probabilmente registrano un umore generalizzato nel continente. Qui sotto le copertine del Guardian, Libération e l’apertura del sito tedesca Tageszeitung. Il primo titola “A che gioco gioca la Germania?”, il britannico/globale scrive “L’Europa si vendica di Tsipras”, mentre l’apertura del giornale tedesco è: “Così fallisce l’Europa (nel senso di affonda, come si evince dalla foto), l’alleanza Merkel-Schaeuble impone tutte le richieste tedesche”.

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Per finire tre commenti importanti, il primo è quello di Paul Krugman, che stanotte ha postato sul suo blog le considerazioni qui sotto:

Supponiamo di considerare Tsipras un incompetente, di voler cacciare Syriza dal governo e spingere quei greci fastidiosi fuori dall’euro. Anche se tutto questo avesse senso, le richieste dell’Eurogruppo sono e l’hashtag ThisIsACoup (“Questo è un colpo di Stato”, molto in voga si Twitter da due giorni, ndr) è corretto. Questo pacchetto va al di là della vendetta pura, è la completa distruzione della sovranità nazionale senza nessuna speranza di sollievo per l’economia (…) Quello che abbiamo imparato nelle ultime due settimane è che essere un membro della zona euro significa che i creditori possono distruggere la tua economia non appena mettete un piede in fallo. Potrà la Grecia uscire con successo dalla sua situazione? Sarà la Germania a cercare di bloccare la ripresa? (Ci dispiace, ma questo è il tipo di domande che dobbiamo porre). (…) Al progetto europeo – un progetto che ho sempre lodato e sostenuto – è appena stato inferto un terribile colpo, forse fatale. E qualunque cosa si pensi di Syriza, o della Grecia, non sono stati i greci che lo hanno assestato.

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Qui sotto Walter Munchau sul Financial Times, da sempre critico con il governo del suo Paese:

Hanno distrutto la zona euro per come la conoscevamo e demolito l’idea di un’unione monetaria come passo verso un’unione politica democratica. (…) Hanno degradato la zona euro a sistema tossico di cambi fissi con una moneta condivisa, gestito nell’interesse della Germania e tenuto assieme dalla minaccia di povertà assoluta per coloro che sfidano l’ordine dominante. La cosa migliore che si può dire del fine settimana è che coloro che lavorano a questo risultato sono stati di un’onestà brutale … il fatto che una Grexit formale sia stata evitata è irrilevante: la Grexit tornerà sul tavolo al primo, minimo, incidente politico – e ci sono ancora molte cose che potrebbero andare male, sia in Grecia che in altri parlamenti della zona euro. Qualsiasi paese che in futuro decidesse di sfidare l’ortodossia economica tedesca si troverebbe ad affrontare problemi simili.

Molto dura anche Suzanne Moore del Guardian, questa la conclusione del suo commento:

Non c’è remissione del debito in questa famiglia. Tsipras dovrà vendere questo accordo al suo popolo in maniera che le banche possono riaprire. La sua resistenza è stata notevole, e ne servirà ancora. L’insostenibilità del debito greco, anche se il paese dovesse riprendere a crescere, resta. Le parole credibilità e fiducia sono state molto utilizzate, ma dalle persone sbagliate. La fiducia in questo progetto europeo è perduta. Francois Hollande può blaterare sulla storia e la cultura della Grecia. Ma quel valore è puramente simbolico, non vale nulla. La famiglia dell’euro si è rivelata un conglomerato di strozzinaggio che non si cura della democrazia. Si tratta di una famiglia autoritaria. Questo “salvataggio”, che verrà venduto come “crudele per il bene dei greci” non è nulla del genere, è semplicemente spietato.

 

@minomazz

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