C’è un sondaggio di questi giorni che sembra dare torto agli avversari e detrattori di Jeremy Corbyn, il candidato della sinistra alla leadership del Labour Party britannico a cui è dedicata la copertina di Left in edicola da domani. Non si tratta di un dato sul suo gradimento tra i potenziali elettori alle primarie che sceglieranno chi guiderà il partito della sinistra allo scontro con i conservatori nel 2020, ma un dato sulla sua credibilità come primo ministro. Il sondaggio ConRes è pessimo per il Labour in ogni suo aspetto. I laburisti continuano a perdere consensi (28%), mentre i conservatori ne guadagnano (42%).

Non solo, se è vero che tra i quattro candidati leader Corbyn è quello considerato meno credibile come premier, il campione indagato non assegna la patente di primo ministro potenziale a nessuno dei suoi avversari. Il dato che più smentisce Blair e agli avversari di Corbyn è quello che riguarda le intenzioni di voto in caso di sua vittoria. Alla domanda, “votereste Labour in caso di vittora di…” il risultato è il seguente: Andy Burnham 22%, Yvette Cooper 21%, Liz Kendall 18%, Jeremy Corbyn 22%; non voterebbero Labour nel caso di vittoria di Corbyn il 58%, stesso numeri per Kendall, mentre Cooper il 57% e Burnham il 54%. Insomma nel pubblico medio, nel centro politico di blairiana memoria, nessuno dei candidati è davvero credibile e vincente. La verità è che ciascuno di questi quattro non è un leader e non ha fatto il leader e che ciascuno, in caso di vittoria, dovrà avere la capacità di diventarlo. In questo senso Corbyn non è messo troppo peggio degli altri e nessuno è messo bene.

Il processo delle primarie si chiuderà il 10 settembre e il 12 verrà annunciato il vincitore. Il 3 settembre si terrà l’ultimo dibattito televisivo, mentre a fine agosto un forum organizzato da The Guardian ha radunato tutti i candidati – qui sotto la risposta data da ciascuno alla domanda sulla natura del partito laburista.

 

L’ultimo attacco a Corbyn viene da una delle figure più in vista degli anni di Blair e Brown, Peter Mandelson, che con un’opinione sul Financial Times spiega che in caso di vittoria del candidato di sinistra il partito sarebbe a rischio estinzione. “Sarebbe un capitolo triste e forse finale nella storia del partito laburista britannico,” afferma Mandelson, se Corbyn dovesse condurre il partito alle prossime elezioni generali”. La rivolta di Corbyn, sostiene, “ha poco a che vedere con ciò che una potenziale maggioranza degli elettori pensa o desidera. E’ alimentata da una miscela di idealismo, frustrazione, ingenuità”.

La risposta di Corbyn è un articolo da lui firmato su The Times: nonostante una “raffica di attacchi, isterici e un travisamento intenzionale” delle sue posizioni, la verità è che di “estremo” nella politica britannica oggi non sono le “proposte popolari” da lui avanzate, ma il programma di austerità del governo e che l’opposizione all’austerity è ormai una scelta economica sostenuta persino dal Fondo monetario internazionale.

Ma come discute la sinistra britannica e cosa dice in questi giorni di passione? Prendiamo qualche opinione di queste ore che aiuta a capire come, in effetti, a essere in gioco siano la natura stessa del Labour Party e il futuro della politica britannica. Ma non dimentichiamo i numeri del sondaggio che apre questo articolo: il problema (o la grande chance) del Labour non è Corbyn, ma la credibilità, forza e capacità delle sue proposte.

Su the New Statesman, George Eaton scrive che “Coloro tra i conservatori che hanno applaudito la vittoria di Ed Miliband sono fiduciosi che un trionfo di Corbyn produrrebbe un effetto simile. Se in campagna elettorale hanno funzionato le accuse a Miliband di essere un politico che da premier avrebbe “speso di più, tassato di più e fatto più deficit”, oltre che disponibile a fare un accordo con gli indipendentisti scozzesi dello Scottish National Party, un accordo con il Partito nazionale scozzese, oggi si trovano un potenziale leader che quelle accuse le prende per complimenti.

«La popolarità di Corbyn è una reazione all’ingiustizia,
l’idea che ci si possa liberare della velenosa eredità thatcheriana. Offre il riscatto che cercano i protagonisti dei miei romanzi»

 Dall’intervista allo scrittore Antony Cartwright all’interno dello speciale su Corbyn nel numero 33 di Left in edicola


Facendo riferimento a un’intervista sulla Nato e al relativo passo indietro sull’uscita dall’Alleanza Atlantica, Eaton scrive ancora: “Se, come sembra certo, Corbyn verrà eletto leader, seguiranno altri compromessi. Una volta ceduto sui principi per un paio di volte per motivi di eleggibilità o praticità è difficile evitare di farlo ancora. Corbyn, in fondo, di mestiere fa il politico.

Sostenere Jeremy Corbyn come leader laburista può essere parte di una transizione verso un’organizzazione della politica che non sia tutta e solo centrata sull’attività parlamentare, scrive Hillary Wainwright sul molto di sinistra e non laburista Red Pepper. Indirettamente proprio il deputato Corbyn la incoraggia promettendo una maggiore partecipazione degli iscritti e degli elettori alle scelte del partito. Un modo, suggeriscono i maligni, di non essere ostaggio di un gruppo parlamentare ostile che, qualora venisse eletto, non lavorerebbe per lui (gli MP schierati con il candidato della sinistra sono una ventina in tutto).

Peter Wilby, ancora sul New Statesman, che risponde in maniera secca alle accuse dei sostenitori di Blair (e dello stesso ex premier), che se la prendono con Ed Miliband per aver allargato la platea delle primarie, consentendo alle persone di partecipare versando 3 euro. Discorsi sulle primarie le cui regole devono e possono cambiare a seconda della loro utilità ne abbiamo sentiti molti anche nella sinistra italiana a ogni sconfitta del candidato designato. Cosa dice Wilby: se è vero che Blair ha convinto milioni di persone che non avevano mai pensato di farlo a votare Labour per la prima volta, “Che fine hanno fatto quei milioni? Se il blairismo è stato un tale successo, e se (come ci viene detto dai blairites) gli elettori non aspettano altro che una riedizione di quella stagione, perché non pagano le loro 3 sterline in maniera da poter partecipare alle primarie e sostenere la sua portabandiera, Liz Kendall? La verità è che Blair ha fatto poco più che creare una macchina elettorale vincente che ha consentito al Paese di prendersi una breve pausa dai governi Tories. Blair non ha offerto una filosofia capace di sopravvivere alla sua uscita di scena”.

 

tazza corbyn

Per finire, un piccolo dato sulla popolarità di Corbyn: la tazza da caffè di carta usata durante un dibattito è stata venduta su ebay per 51 sterline.

@minomazz

 

 

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Jeremy Corbyn e la potenziale rivolta di sinistra all’interno del Labour (e poi anche il Messico, la proposta di diritto d’asilo europeo e il disastro Pompei) sul numero di Left in edicola e acquistabile qui sullo sfogliatore.

 

 

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