Faranno sorridere il governo Renzi e saranno venduti come i prodigiosi effetti del Jobs Act, i numeri sull’occupazione a luglio diffusi dall’Istat. Dopo qualche mese e la gaffe sui numeri forniti dal ministero del Lavoro qualche giorno fa, i dati sono in effetti tutti buoni: aumentano gli occupati, calano i disoccupati, come si legge nel comunicato Istat.

Dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1%), a luglio 2015 la stima degli occupati cresce ancora dello 0,2% (+44 mila). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Nell’anno l’occupazione cresce dell’1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti.

occupati

(Istat)

 

Anche a guardarla nel medio periodo, il trimestre, non c’è male, ma le cose sono meno rosee.

Nel secondo trimestre 2015 – ininterrotta da cinque trimestri – continua la crescita degli occupati, stimata a +180 mila unità (0,8% in un anno). L’aumento riguarda entrambe le componenti di genere e coinvolge soprattutto il Mezzogiorno (+2,1%, 120 mila unità). Al calo degli occupati 15-34enni e 35-49enni (-2,2% e -1,1%, rispettivamente) si contrappone la crescita degli occupati ultra50enni (+5,8%).

I giovani, che pure nell’ultimo mese hanno trovato più lavoro, continuano a essere penalizzati nella dinamica generale del mercato: sale leggermente il tasso di inattività. L’occupazione nell’industria rimane stabile e cresce nel terziario e nelle costruzioni. Questo è un dato che cambia una dinamica che proseguiva da 19 trimestri consecutivi ed è quindi un segnale (l’edilizia è un indicatore buono per segnalare la fiducia).
Nell’ultimo mese aumenta leggermente il tasso di inattività (ovvero diminuisce la partecipazione al mercato del lavoro) e la disoccupazione cala solo per effetto di una crescente occupazione maschile.
Gli effetti del Jobs Act e dello sgravio triennale per chi assume a tempo indeterminato continuano a farsi sentire, +0,7% i contratti a tempo indeterminato, ma cresce senza sosta (dal 2010 in poi) il part-time, che nel 64,6 dei casi è involontario: 2 su 3 lavoratori occupati part-time vorrebbero lavorare a tempo pieno ma non possono.

Cattivo il dato del trimestre per quanto riguarda la distribuzione geografica dell’occupazione:

Dopo quattordici trimestri di crescita e il calo nel primo trimestre del 2015, nel secondo trimestre il tasso di disoccupazione si attesta al 12,1% (-0,1 punti su base annua); alla riduzione del Nord (-0,3 punti) si associa la stabilità nel Mezzogiorno e l’aumento nel Centro (+0,1 punti), con le differenze territoriali che si ampliano: l’indicatore varia dal 7,9% delle regioni settentrionali, al 10,7% del Centro fino al 20,2% del Mezzogiorno.

Presto per dire se questi dati, leggermente positivi, siano il frutto della ripresa della quale sentiremo parlare nelle conferenze stampa e gli annunci che ci accompagneranno nelle prossime settimane (c’è già un video entusiasta del premier su YouTube), quando prima sarà varato il documento di programmazione economica e finanziaria e poi la legge di Stabilità contenente l’abolizione delle tasse sulla prima casa, bonus e sgravi fiscali per investimenti e assunzioni (il prolungamento del bonus del Jobs Act per il Mezzogiorno). Difficile pensare che un tasso di disoccupazione che rimane tanto alto (12%) possa essere abbattuto con dei bonus. Per cambiare il quadro servirebbero una politica industriale e un superamento dell’austerity miope voluta dall’Europa.

@LeftAvvenimenti

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