Madrid e Barcellona, città governate da Podemos da qualche mese, si mobilitano per collaborare in materia di accoglienza rifugiati. Il Comune della capitale spagnola, per bocca del sindaco Manuela Carmena, ha aderito ieri alla proposta del sindaco della città catalana, Ada Colau, di creare una rete di città per l’accoglienza e ha annunciato che destinerà individuerà misure (e destinerà risorse) per affrontare la catastrofe umanitaria. a far parte della rete di proposta di città ospitante da Barcellona nei prossimi giorni e la crescita dei “risorse e le misure” per affrontare questo dramma. Ada Colau, aveva anche promosso un registro delle famiglie che vogliono aiutare i rifugiati, insieme con alloggio o materiali contributi.

I due sindaci si incontreranno venerdì per approntare un piano comune. «Siamo due grandi città, diverse, ma pronte all’accoglienza delle quote di rifugiati che ci verranno assegnati dal governo – ha detto Carmena alla radio Onda Cero – Siamo pronti a fare tutto il necessario per accogliere chi ne ha bisogno, ma speriamo che sia il governo che ci comunica quante persone verranno a Madrid».

Il sindaco di Valencia, Joan Ribó, alla guida di una coalizione di sinistra, ha aderito all’iniziativa, ma chiede anche lui di sapere cosa faranno le autorità regionali valenziane.

In una conferenza stampa con Angela Merkel, il premier popolare, Mariano Rajoy, ha informato la Commissione europea sull’intenzione della Spagna di aumentare la propria quota di rifugiati rispetto ai 2.739 che il Paese si era visto assegnare nella ripartizione interna dell’Ue.

La mobilitazione della società civile è una risorsa necessaria, ha spiegato Colau, perché in tutta la Catalogna ci sono solo 28 posti disponibili per richiedenti asilo. C’è l’ipotesi di costruire un centro o di organizzarne uno temporaneo, ma intanto il registro delle famiglie, coordinate dal Comune, è una strada. Anche a Madrid la situazione è disastrosa e gli asili per rifugiati sono pieni. Entrambi i sindaci polemizzano con il governo di centrodestra che non coordina abbastanza il lavoro di accoglienza.

 

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