Gli occhi di chiunque abbia aperto un sito o un giornale, stamane, hanno visto la foto del cadavere di Aylan, 3 anni, morto assieme al fratellino Galip mentre cercava di arrivare a Kos. La foto l’avete vistaleft tutti e noi, dopo averci pensato, scegliamo di non ripubblicarla: non staremmo più dando una notizia ma cercando click. La drammatica crisi dei rifugiati, non consente nemmeno di fermarsi per commemorare la morte di due bambini, due tra i tanti morti in fuga dalla Siria e affogati nel Mediterraneo. Duole ricordare la copertina di Left del 25 aprile.

 

Il padre: «Voglio tornare a Kobane, seppellire la mia famiglia ed essere seppellito accanto a loro».

I due bambini i cui corpi abbiamo tutti visto sulla spiaggia di Bodrum erano profughi curdi in fuga da Kobane, e stavano cercando di emigrare in Canada, dove hanno dei parenti. Galip Kurdi, cinque anni e suo fratello Aylan di tre sono morti assieme alla madre Rehan e otto altri rifugiati quando la loro barca si è capovolta nel viaggio tra la Turchia e Kos l’isola greca di Kos. Il padre dei ragazzi, Abdullah, è sopravvissuto. La sua famiglia dice che il suo unico desiderio è ora di tornare a Kobane con la moglie morta e i figli, seppellirli, e essere sepolto accanto a loro.

«Ho sentito la notizia alle cinque di questa mattina» ha detto all’Ottawa citizen Teema Kurdi, la sorella di Abdullah. La telefonata proveniva da Ghuson Kurdi, la moglie di un altro fratello, Mohammad. «Aveva ricevuto una telefonata da Abdullah, non faceva che ripetere, mia moglie e i due ragazzi sono morti». «Stavo cercando di sponsorizzarli, e ho i amici e vicini che mi hanno aiutato con i depositi bancari, ma non siamo riusciti a tirarli fuori, e per questo sono saliti su quella barca. Ho anche pagato l’affitto per loro in Turchia, ma è orribile il modo in cui trattano i siriani lì “, ha dichiarato ancora Teema.

Caos nelle isole greche

«La situazione nelle isole è drammatica per il numero di persone in arrivo, per la mancanza di ricoveri e per il peggioramento delle condizioni igieniche» ha detto Ketty Kehayioy, portavoce dell’UNHCR ad Atene al Guardian. «L’assenza di personale per condurre le registrazioni sta creando enormi strozzature a Lesbo e Kos, il che esacerba la situazione precaria». Qui sotto un video del lungomare con i campi di rifugiati appena arrivati. Secondo l’Unhcr, in Grecia sono arrivati più rifugiati nel mese di luglio di quanti non ne siano arrivati durante tutto il 2014.

Budapest, stazione aperta, treni fermi, Orban incontra Schulz

L’altro fronte di questa situazione drammatica e paradossale allo stesso tempo è la stazione di Budapest. Riaperta questa mattina (qui sotto i video dei corrispondenti di Bbc e Wall Street Journal che mostrano l’apertura della stazione e il caos su treni destinati a rimanere fermi), me senza che le persone, rifugiati o viaggiatori che sia, possano prendere treni per l’occidente europeo. Treni internazionali non ne partono. Li prende in giro la foto scattata da un corrispondente del New York Times proprio alla stazione: sul treno una scritta commemora i 25 anni di apertura delle frontiere europee.

 

Intanto il premier ungherese, il destrorso Viktor Orban, ha incontrato stamane il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Orban ha pubblicato un articolo sulla Frankfurt Allgemeine nella quale ricorda che la maggioranza dei profughi sono musulmani e non cristiani, «Una questione importante, perché l’Europa e la cultura europea hanno radici cristiane. O non è già di per sé allarmante che la cultura cristiana dell’Europa sia a malapena in grado di difendere i propri valori cristiani?». Anche pensando tutto il male possibile delle religioni, ci si chiede che idea di cristianesimo abbia il premier ungherese. Ieri a migliaia hanno sfilato sotto il Parlamento ungherese per protestare contro le politiche di Orban.

 

Anche al confine tra Macedonia e Grecia la situazione è drammatica

Migrants pass through Macedonia on their way to EU countries

Migrants pass through Macedonia on their way to EU countries

 Migrants pass through Macedonia on their way to EU countries

Le polemiche in Gran Bretagna

Il Regno Unito ha concesso asilo a circa 10.000 rifugiati dello scorso anno, un numero significativamente inferiore rispetto a molti altri paesi ricchi occidentali europei. Su base pro capite, quello britannico è uno dei numeri più bassi del continente.

Il premier conservatore se ne infischia delle foto di bambini affogati e dichiara: «Abbiamo accolto un numero di richiedenti asilo provenienti dai campi profughi siriani e stiamo verificando il loro status, ma pensiamo che la cosa più importante sia cercare di portare pace e stabilità in quella parte del mondo. Non credo che la risposta sia quella di accogliere sempre più rifugiati».

«Quando sento dire che abbiamo avuto modo di consolidare i nostri confini, mi fa pensare al messaggio che stiamo inviando a Giordania, Libano, Turchia e Iraq, chiedendo di tenere aperte le frontiere ai siriani», ha detto l’ex ministro degli Esteri britannico David Miliband, «La gente in Gran Bretagna ha avuto modo di capire che questi paesi si accorgono della differenza tra quello che diciamo e quel che facciamo».

@minomazz

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