È il caro alleato di governo che sta bloccando la legge sulle unioni civili. I lavori in commissione giustizia di palazzo Madama sono ripresi, ma lentissimi. Nell’ultima riunione, per dire, si sono votati sei emendamenti in tre ore e mezzo. Per non andare troppo forte, poi, ci si aggiorna a martedì prossimo, ore 11,30. È Ncd a fare muro, con Carlo Giovanardi, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi e i loro emendamenti, i loro distinguo, le loro fisse sulla teoria gender. E però questo non impedisce a Maria Elena Boschi di dire che il destino delle unioni è legato a quanto ostruzionismo le opposizioni – e quindi anche la minoranza del Pd – faranno sulla riforma del Senato. Il punto è che le unioni civili sono, loro malgrado, un pezzo di un difficile puzzle che la maggioranza deve comporre.

I malumori degli alfaniani sulla riforma costituzionale e la loro battaglia sull’utero in affitto (sono conviti Quagliariello&co che la legge Cirinnà apra la strada a ciò che è invece impossibile, in Italia, proibito dalla legge40), il dissenso della minoranza del Pd sul sistema d’elezione dei nuovi senatori e il calendario d’aula, devono infatti trovare il giusto incastro. Se si supera il 15 ottobre – la data che, con l’ennesimo rinvio, ha indicato Matteo Renzi – l’arrivo della manovra e di altre scadenze d’aula, potrebbe far slittare tutto. E se si slitta, nel porto delle nebbie che è il parlamento italiano, non sai mai dove vai a finire. Per i cinque stelle quello tra Pd e centristi «è il solito gioco delle parti». Magari fosse, verrebbe da dire.

Per chiarire: la legge Cirinnà istituisce di fatto le unioni civili, specificando però che non sono matrimoni egualitari. Anzi, un emendamento approvato dalla commissione, frutto della trattativa con Ncd, si è inventato appositamente una nuova espressione, assai curiosa: la vostra relazione sarà una “formazione sociale specifica”. Contenti? Quello che di importante fa la legge, comunque, è che introduce la reversibilità della pensione e formalizza quello che è un diritto che molti tribunali stanno ormai da tempo riconoscendo, la possibilità cioè di adottare il figlio del partner, che può essere di una precedente relazione, evidentemente, oppure può essere il figlio biologico di uno solo dei due genitori. La legge però non colpisce, in generale, per modernità. Diciamo che il suo punto forte è: «Sempre meglio che niente». Lo scrittore e giornalista lgbt Claudio Rossi Marcelli l’ha scritto chiaramente in un commento pubblicato su il libraio: «In tutti i paesi dove si è arrivati al matrimonio egualitario, ci si è arrivati per tappe intermedie. E non si capisce perché ci si aspetti che proprio l’Italia, che non è certo mai stata all’avanguardia sui temi etici, possa essere la prima a farlo».

E allora perché si va così piano? Perché il partito democratico non forza subito la mano, salta il passaggio in commissione e va in aula a votare la legge con le opposizioni che – pur non entusiaste – difficilmente negherebbero un sì? Perché il Nuovo centro destra si gioca qui un pezzo della sua partita, che è più ampia. E se Monica Cirinnà dice onestamente «Io sto lavorando per rispettare l’impegno del 15 ottobre», lo dice sorvolando sul fatto che Ncd se alza lo scontro è perché può farlo, anche se i sondaggi lo danno ormai al 2 per cento: ogni voto di Ncd è per Renzi – che fatica a tenere unito il Pd – preziosissimo, per la riforma costituzionale, per la sopravvivenza del governo.

@LeftAvvenimenti

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