«Ora è tutto più chiaro. La canizza intorno alla vicenda dell’affidamento di una cattedra a Giovanni Scattone dimostra limpidamente quale sia la concezione della pena coltivata da forcaioli giustizialisti e manettari vari. La ‘rieducazione’ del condannato prevista dall’articolo 27 della Costituzione è, per costoro, carta straccia». Il senatore del partito democratico, Luigi Manconi, da sempre impegnato sulla questione carceraria, sulla giustizia, ha così commentato la decisione di Giovanni Scattone, condannato per l’omicidio della studentessa Marta Russo. «Si preferisce», continua Manconi, «che – a distanza di 18 anni – i condannati si ritrovino più incattiviti e criminali che mai, predisposti alla recidiva e alla devianza sociale». «Ci ripensi Scattone», è dunque l’invito: «non solo per lui e per il suo personale destino, ma per la buona salute dello stato di diritto e per la tutela dei principi sui quali si fonda il nostro ordinamento».

Ora è tutto più chiaro. La canizza intorno alla vicenda dell'affidamento di una cattedra a Giovanni Scattone dimostra…

Posted by Luigi Manconi on Venerdì 11 settembre 2015

È completamente diverso il commento di Manconi dalle reazioni registrate nel centrodestra. Maurizio Gasparri su twitter ha “urlato” di cacciare chi ce lo ha messo in cattedra, sorvolando sul fatto che Scattone insegnava già da dieci anni con supplenze annuali e che non è stato «messo» da nessuno ma stabilizzato dall’ultima riforma.


Sul Corriere della Sera, oggi, intervistato Scattone si interroga sul suo futuro: «Cosa farò adesso? Non so, potrei dire che ho appena finito di tinteggiare le pareti del corridoio di casa, non sono venute male, forse ho scoperto un mondo… Conosco tre lingue, potrei fare delle traduzuoni, correggere bozze, inventarmi ghostwriter, lavorare come storico in qualche istituto di ricerca privato… Ma ho quasi 50 anni e non sarà facile. Magari andrò via dall’Italia, cercherò qualcosa in Europa». Poi, Scattone ha concluso piccato: «In questo Paese, degli ex terroristi sono finiti addirittura in Parlamento. Altri, dopo aver espiato la loro pena, oggi tengono conferenze, scrivono libri. Eppure in tanti dicono adesso che io non posso fare l’educatore, che sono pericoloso per i miei studenti. Pazienza, la mia coscienza mi dice invece che potrei insegnare. Purtroppo, non c’è più la giusta serenità».

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